Incapaci di uscire dalla logica di “Mani pulite”

La vicenda legata alle intercettazioni di questi giorni illustra bene il degrado della politica italiana. Una legge assurda che non risolve il problema della privacy e fa ricadere le responsabilità delle fughe di notizie sulla stampa e non sulle procure, unici uffici, in Italia, per i quali il principio della responsabilità oggettiva è del tutto assente.

D’altro canto, quando si tocca la giustizia si crea sempre un clima da guerra civile, nato con l’inchiesta Mani Pulite, e da allora progressivamente intensificatosi. Certo, Mani Pulite è nata perché la corruzione aveva raggiunto livelli intollerabili, tanto che già negli anni Settanta e Ottanta c’erano state avvisaglie (Italcasse, Lockheed carceri d’oro, lenzuola d’oro, ecc.), ma gli equilibri della guerra fredda che impedivano al Pci di andare al governo fecero sì che tutte le inchieste fossero insabbiate. Così, al primo scandalo post-guerra fredda, i magistrati hanno potuto affondare le mani nella melma e tutto è saltato, salvo per l’ex Pci, nei cui confronti l’impressione di una certa benevolenza dei magistrati è assai forte, specie se si pensa che ai tempi delle inchieste i tre maggiori quotidiani del paese di proprietà dei poteri forti (Corriere della Sera, Repubblica e Stampa) concordavano i titoli con l’Unità allora diretta da Valter Veltroni. E se a questo si aggiungono le conseguenze nefaste della cancellazione dell’immunità parlamentare, avvenuta sotto la pressione delle inchieste, ecco che il disastro è completo. Lungi da me difendere la nostra casta politica, ma la fine dell’immunità parlamentare, che anch’io salutai come fatto positivo, ha finito per fare più danni della grandine. Risultato di tutto questo, è che si ruba ancora (meno di 20 anni fa, ma solo perché c’è meno da rubare), mentre la conflittualità politica ha superato i livelli di guardia, tanto da rinfocolare la prosecuzione della guerra fredda tra comunisti e anti-comunisti, che continua ad ammorbare l’aria spostando l’attenzione dai problemi attuali a diatribe che dovrebbero tutt’al più riguardare gli storici.

Quando sostengo che Mani Pulite è stato un evento che ha moltiplicato i problemi dell’Italia, non intendo mettere in croce la magistratura, alla quale, semmai, è ascrivibile la colpa (gravissima) di partigianeria politica (tre quarti dei magistrati italiani sono di sinistra), ma non quella di non aver chiuso la stagione di tangentopoli iniziata nei primi anni Novanta. E proprio qua salta fuori l’incapacità di gestire in maniera razionale i problemi da parte delle nostre élites. Sebbene non ai ritmi italiani, anche in altri paesi civili scoppiano scandali. Solo che in questi paesi chi viene scoperto si dimette senza discutere, perché la carica pubblica non viene concepita come un feudo privato, però, a dimissioni avvenute, si lascia cadere la cosa. Per capirci, si insabbia il tutto, perché un paese non può andare avanti con una classe dirigente costantemente delegittimata in un clima da rivoluzione permanente. Da noi, invece, nessuno si dimette, mentre si mette tutto in piazza senza giungere mai a nulla. Risultato: la corruzione permane e la reputazione del paese va in frantumi. Chi agita argomenti anti-corruzione ergendosi continuamente a custode della morale, in realtà, vuole solo usare le inchieste della magistratura a fini politici. Magistratura, che secondo questi signori sarebbe senza macchia e senza paura, come se fosse immune dalle influenze politiche, dalle pratiche corporative e dalla faziosità tipica di questo paese. Eppure, non mi risulta che i magistrati italiani vengano da Marte o da Saturno.

Purtroppo, l’incapacità di uscire da Mani Pulite ha finito, non solo per esasperare i conflitti, ma anche per nascondere i veri mali del paese, indirizzando la protesta verso il capro espiatorio di turno (es. Craxi), senza mai entrare nel merito dei problemi. Si è così alimentata la caccia alle streghe a discapito della ricerca di soluzioni, senza spiegare al paese che la disonestà dilagante è frutto di istituzioni che non funzionano, come il parlamentarismo che ha messo l’Italia nelle mani delle oligarchie dei partiti. Del resto, come diceva Gianfranco Miglio, l’Italia è un paese in cui da sempre il sistema educativo soffre di eccesso di umanesimo letterario e difetta dal punto di vista scientifico, così che il nostro modo di pensare risulta assai carente sotto l’aspetto logico, mentre eccede sotto l’aspetto idealistico. E solo in un paese in cui la logica difetta si poteva pretendere di risolvere il problema della corruzione lasciando carta bianca ai magistrati.

Così, a quasi 20 anni dall’inizio di Mani Pulite ci ritroviamo due schieramenti politici incapaci di legittimarsi reciprocamente, con al governo un uomo come Silvio Berlusconi, del tutto inadatto alla politica, e una sinistra post-comunista e giacobina sopravvissuta a se stessa e del tutto incapace di stare in democrazia. Una sinistra che, grazie a Mani Pulite, si è illusa di poter evitare la resa dei conti con la storia che il crollo del Muro di Berlino le imponeva, cosa che sta avvenendo oggi, con quasi 20 anni di ritardo (e quindi con maggiori problemi); che si altresì illusa di essere dispensata dal ricambio della sua classe dirigente e dal formulare qualsivoglia idea o programma, perché tanto a eliminare gli avversari politici avrebbe pensato la magistratura. Così, a causa di una sinistra vecchia, senza idee e incapace di battere l’avversario senza l’aiuto dei magistrati, abbiamo ben saldo al potere un centrodestra illiberale, inetto, litigioso e del tutto incapace di governare il paese.

 

(La Voce di Romagna, 4/7/2010)

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