L’odio verso gli ebrei e Israele? È l’odio verso la cultura liberale

Con la sua consueta lucidità, sul Corriere della Sera di venerdì 4 giugno, Angelo Panebianco ha spiegato perché Israele è una creatura politica assai fragile. Demografia, geopolitica e ostilità mondiale diffusa nei suoi confronti sono i tre fattori che secondo Panebianco costituiscono la fragilità dello stato ebraico.

Riguardo alla prima, i tassi di crescita della popolazione musulmana, soprattutto all’interno di Israele, sono nettamente più alti rispetto a quella ebraica. Sotto l’aspetto geopolitico, l’indebolimento dell’alleato statunitense si ripercuote inevitabilmente contro Israele, e l’allontanamento della Turchia dall’Occidente sta lì a dimostrarlo. Infine, l’ostilità nei confronti di Israele, oltre a essere presente tra le masse arabe, costituisce un evergreen nella vecchia Europa. Se sull’aspetto demografico c’è ben poco da dire, su quello geopolitico i rapporti tra occidente e Turchia negli ultimi vent’anni sono stati gestiti in maniera superficiale, senza ponderare le conseguenze e i pericoli che avrebbe comportato la trattativa, dapprima allacciata e poi rotta, per farne un membro dell’Unione Europea. Infatti, è tipico degli stati cosiddetti di faglia, ossia a cavallo tra un blocco geopolitico e un altro, comportarsi come sta facendo la Turchia, che dapprima sollecitata a entrare nell’UE sotto pressione statunitense, una volta respinta sulla soglia della casa europea la si è buttata nello scenario mediorientale cercando di affermare la propria leadership, contendendola all’Iran. E il modo più semplice e diretto per farlo è quello di ingraziarsi le masse arabe alimentando l’odio razzista verso Israele. Inoltre, gli adeguamenti istituzionali richiesti per entrare in Europa come la maggior democratizzazione e la scomparsa della tutela dell’esercito contro degenerazioni islamiste, oggi finiscono per giocare in favore di un’islamizzazione crescente delle istituzioni. Purtroppo, oggi con la Turchia c’è il rischio che si riproponga quel che 31 anni fa accadde con l’Iran, che da più fedele alleato di Israele sotto lo Scià, divenne il suo più forte nemico sotto il regime degli Ayatollah, che può impunemente reprimere nel sangue qualsiasi protesta senza che nessuna nave di pacifisti si diriga da quelle parti.

Riguardo all’ostilità nei confronti di Israele, oltre a quella da sempre radicata nel mondo arabo dai tempi del profeta Maometto, occorre soffermarsi su quella presente in Occidente. Assai forte in Europa, il fenomeno è in crescendo negli Stati Uniti, paese dal quale, occorre ricordarlo, sono nate tutte le tesi cospirazioniste sull’11 settembre, che vedono più o meno tutte immancabilmente come deus ex-machina gli ebrei, che attraverso la finanza internazionale da loro controllata (sic!) avrebbero organizzato una macchinazione (gli attentati dell’11 settembre) con lo scopo non ben precisato di scatenare una guerra degli Stati Uniti contro gli arabi nemici dello stato ebraico. Solo l’odio diffuso nei confronti degli ebrei è stato in grado di alimentare questa macchina dell’idiozia, perché solo chi ha una mente obnubilata dal pregiudizio a tal punto di voler cercare conferme al proprio delirio ideologico può credere a queste cretinate. E purtroppo, sia in Europa, sia negli Stati Uniti la materia prima non manca.

Il perché di tutto questo va ricercato nell’apparato culturale presente in Occidente, da sempre ostile nei confronti delle idee liberali, sia in politica che in economia, come ci ha ricordato il Professor Ghini sulla Voce di venerdì. Prima della seconda guerra il panorama culturale era dominato dai nazionalisti, per i quali l’ebreo era il senza patria, un elemento estraneo alla nazione, il morbo che la infettava e perciò causa di tutti i mali e le discordie intestine. Da autentici mentecatti economici quali sono sempre stati i nazionalisti, nelle proteste e nelle violenze socialiste non hanno mai voluto vedere cause di tipo economico, perché l’analisi dei fenomeni avrebbe richiesto competenze economiche, che lor signori consideravano roba da bottegai. Perciò, meglio trovare un capro espiatorio, soprattutto se questi è presente in un settore redditizio, quanto misterioso nei suoi meccanismi di funzionamento, come la finanza. E l’odio nei confronti di chi si arricchisce “non si sa bene come” e perciò “alle nostre spalle”, che è poi l’odio ancestrale verso ciò che non si conosce, ha accomunato nazionalisti e social-comunisti, i quali hanno egemonizzato la cultura dopo la Seconda Guerra Mondiale. Certo, in un sistema monetario statalista a corso forzoso, da sempre voluto da nazionalisti e social-comunisti, è vero che banchieri e grandi finanzieri si arricchiscono alle spalle dei poveri cristi, ma questo non è dovuto al fatto che i banchieri sono ebrei.

Quello verso gli ebrei è l’odio che l’Occidente ha verso se stesso e verso la società aperta, la quale è emanazione della propria cultura e della propria civiltà, ma la cui complessità rende difficoltoso all’uomo comune (pur con tanto di laurea) comprenderne i meccanismi di funzionamento, soprattutto in campo economico. In ogni epoca e in ogni luogo in cui l’Occidente ha conosciuto sviluppo economico e progresso sociale, c’era una comunità ebraica che oliava quei meccanismi della finanza e del commercio senza i quali l’abbondanza di cui a tutt’oggi godiamo non sarebbe possibile. Per non parlare del contributo che gli ebrei ci hanno fornito nella scienza e nella cultura. Prendere a calci Israele e gli ebrei, quindi, è come a prendere a calci noi stessi e la nostra civiltà nelle sue forme più elevate. Evidentemente, decenni di droga nazionalista e di anestesia social-comunista ci hanno reso immuni al dolore.

 

(La Voce di Romagna, 7/6/2010)

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  1. #1 di marco peronti il giugno 12, 2010 - 5:00 pm

    io odio gli ebrei sionisti e continuerò a farlo per il resto della mia vita perché nulla è più illiberale, dittatoriale e sanguinario di loro e dei loro modi e le prove basta andarle a cercare nei documenti desecretati provenienti dagli archivi di israele e USA raccolti in un libro imperdibile di paolo barnard… “perché ci odiano?”
    inoltre anche i rabbini israeliani ultraortodossi rinnegano e accusano il sionismo e quindi il loro attuale stato, rimembrando tempi andati di convivenza pacifica degli israeliani col popolo arabo.

  2. #2 di marco peronti il giugno 12, 2010 - 5:06 pm

    per la storia del popolo ebraico è un’altra storia, spero non mi si fraintenda. infatti sono completamente in disaccordo con lei quando scrive e afferma nella parte finale dell’articolo che lo stato d’israele attuale sono gli ebrei… perché non è affatto così!!

  3. #3 di Bufalo70 il giugno 14, 2010 - 7:33 am

    Anche io, dissento completamente dall’analisi lisergica del Panebianco, che purtroppo lei Zucchi avvalla.
    Inizio ad esaminare i paradossi elencati, che m’hanno portato ad usare l’aggettivo “lisergico” :

    1) Israele è uno Stato sionista, tale è l’idelogia della classe dirigente e di gran parte della massa, pertanto uno Stato sionista NON può essere uno stato liberale e pienamente democratico (contraddizione in termini);

    2) è lo stesso Panebianco che dà conferma di quanto ho appena asserito, tirandosi la zappa sui piedi (ahimè, seguito ancòra da lei, Zucchi), quando individua nella demografia degli israeliani-palestinesi uno dei pericoli che minacciano la vita di I. : scusate, ma se è una VERA democrazia, come è possibile considerare pericoloso che alcuni suoi cittadini facciano figli ?
    O sono CITTADINI (con pieni ed eguali diritti), oppure sono INDIVIDUI DI UNA CASTA INFERIORE (vedi punto n. 1, infatti);
    3) sulla Turchia : “le conseguenze e i pericoli che avrebbe comportato la trattativa, dapprima allacciata e poi rotta, per farne un membro dell’Unione Europea” … ecco, ci spieghi le conseguenze nefaste di tali trattative, che – francamente – ci sono sfuggite.
    La Turchia è DA SEMPRE uno degli Stati-cerniera tra Occidente ed Oriente;
    4) la Turchia sta collaborando con l’Iran (vedi anche l’accordo a tre – col Brasile – per lo smaltimento dell’uranio) : è uno Stato sovrano, mi pare, ed è leggitimo che lo faccia;
    5) per quanto riguarda l’odio verso gli ebrei che sarebbe radicato in Occidente, mi permetto di farle notare che, fin da quando io ero piccino, ci hanno fatto leggere “Il diario di Anna Frank”, e fatto vedere decine di film hollywoodiani (e non solo) sul genocidio degli ebrei perpetuato dai nazifascisti.
    Insomma, nel dopoguerra, l’immaginario collettivo ha un’idea ben precisa dell’ebreo : quale cittadino colto, sensibile, buono d’animo ed ingiustamente (terribilmente) perseguitato;
    6) negli Usa, le tesi cospirazioniste sull’11 settembre (quelle anti-ebraiche) sono seguite da un’esigua minoranza della popolazione.

    Riassunto : Panebianco strilla ai quattro venti, estremizzando (distorcendo) la situazione reale, facendo un gran baccano, e – usando furbescamente la sineddoche – porgendoci la fine dello Stato sionista d’Israele come la fine della Democrazia e dell’Occidente stesso.
    Balle.

    Zucchi, sa che cosa c’è ?

    Che l’opinione pubblica ormai è scafata, e sa distinguere tra ebrei nel mondo ed ebrei d’Israele, ebrei capaci di libero pensiero ed ebrei sionisti.
    Israele è il punto debole dell’assetto occidentale, e l’area andrebbe ridiscussa nelle sedi opportune.
    Se ne faccia una ragione (assieme al suo “amico” Panebianco), quindi.

    Saluti.

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