Anche per scopare si ricorre al medico!

Chiunque abbia frequentato una palestra o qualsiasi luogo in cui si fa attività fisica agonistica si è imbattuto, prima o poi, in chiacchiere riguardanti l’ansia da prestazione di cui sono vittima i trentenni palestrati. Maschi, naturalmente. E questo, non certo da oggi. È da 25 anni che sento questi discorsi, soprattutto negli ambienti summenzionati, poiché chi assume una mentalità da prestazione è inevitabile che anche nella vita di tutti i giorni tenda a replicare quanto fa in palestra. E il sesso non fa eccezione.

Del resto, secondo il noto psichiatra americano di origini ungheresi Thomas Szasz, il sesso è uno sport di corpo a corpo, che vive di prestazioni, le quali generano ansia. E come ogni sport che si rispetti, anche il sesso ha il suo doping, che è il Viagra, che a differenza delle altre sostanze dopanti ha anche un vantaggio non indifferente: non è proibito. Certo, il sesso è uno sport particolare e alquanto pericoloso, la cui pericolosità dipende dal fatto che gli atti sessuali sono molto personali. Il comportamento sessuale verso un’altra persona è rischioso, perché in esso ci si svela e perché i bisogni dei partecipanti cambiano e di rado sono del tutto complementari. Per questo può essere il più crudele degli sport se vissuto in maniera sbagliata, poiché non ci sono né avversari troppo forti, né arbitri cornuti a giustificare eventuali fallimenti. Oddio, la figura del cornuto (o della cornuta) nel sesso compare spesso, ma questo meriterebbe un discorso a parte.

Insomma, uno sport insidioso, e come tutte le cose insidiose della vita, da due secoli a questa parte sono finite sotto l’egida del medico. Sì, perché ormai tutto ciò che comporta difficoltà è medicalizzato. Pensate al linguaggio di tutti i giorni, il termine medicina è divenuto un sempre verde di ogni metafora. Si deve ricorrere a un rimedio drastico? Ecco l’”amara medicina”. Si deve risolvere un problema? Basta trovare la “giusta medicina”. Che nel caso del sesso si chiama Viagra. Eppure, né la liberazione, né l’inibizione dell’impulso sessuale costituiscono o provocano di per sé una malattia. Ma trattare tali fenomeni come se lo fossero, evidentemente è più comodo. Del resto, viviamo nell’era dell’egualitarismo e della massificazione dei comportamenti, e tutto ciò che in qualche modo esce dagli schemi è da condannare e ciò che esce dai binari dell’ovvio e del prevedibile crea panico. Figurarsi poi, se si fa cilecca a letto, comportamento da sempre fonte di imbarazzo.

In effetti, quel che caratterizza la nostra epoca è proprio l’illusione che la scienza medica sia in grado di risolvere, non solo i problemi inerenti la nostra salute, ma tutti quelli che di volta in volta coinvolgono la nostra persona, sia in ambito fisico che psicologico. Una sorta di ricerca della felicità su ricetta medica che sta pervadendo la nostra società in ogni suo ambito più recondito. Il numero di persone morte (soprattutto tra le donne) nel corso di operazioni di chirurgia estetica sta salendo in modo preoccupante. Se il proprio fisico non è “funzionale” ai propri progetti di vita lo si modifica, in una sorta di dissociazione tra corpo e mente, in virtù della quale il corpo non sembra più costituire un limite ai propri desideri. Il nostro corpo non viene più percepito come un dono di Dio, ma come un involucro che, se una volta acclarato che non è privo di difetti, finisce per costituire un ostacolo sulla via di un nostro fantomatico successo. Per questo il Viagra non è più usato da persone anziane, il cui fisico è sottoposto al logorio del tempo, ma da giovani spinti ad assumerlo a mo’ di vitamina, pur non avendone fisicamente e sessualmente alcun bisogno, e ignari degli effetti collaterali a breve e a lungo termine, che, come ha ricordato Melania Rizzoli in un suo articolo su Il Giornale: “oggi provocano un nuovo fenomeno clinico, quello dei «giovani infartuati» da Viagra che fino a qualche tempo fa non sarebbero mai arrivati all´osservazione medica”.

Proprio questa incapacità di accettare i propri limiti, unita ad aspettative eccessive, genera ansia e insicurezza in molti giovani ignari delle difficoltà della vita. Difficoltà da risolvere in modo rapido e “indolore”. Allora, che c’è di meglio di una pillola? Soprattutto in quest’epoca, in cui ci si è sentito in dovere di medicalizzare tutto, adottando verso la sessualità umana quel tipo di atteggiamento che in genere gli scienziati adottano nei confronti della circolazione, della digestione e di altri fenomeni fisiologici. Ma gli scienziati che studiano la fisiologia della digestione non cercano di trasformare uomini e donne in buongustai. Purtroppo, in un campo come il sesso, nel quale la gente è insicura e si lascia facilmente ingannare, molti studiosi con pochi scrupoli hanno avuto gioco facile nel trasformare quelli che sono comportamenti anomali o pure e semplici insicurezze umane in malattie che, una volta definite tali, richiedono “per forza di cose” una cura. Possibilmente farmacologica.

 

(Le Ragioni dell’Occidente, 3/6/2010)

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