Guardiamo ai movimenti Usa per uscire dalla crisi

Il Nella giornata di venerdì, sul Foglio campeggiava un articolo che mostrava come, mentre negli Stati Uniti è nato un movimento, il Tea Party, che si prefigge meno tasse e meno Stato nell’economia, in Europa i movimenti di protesta sono tutti protesi a immolarsi in difesa del moloch statale e le sue propaggini.

Rand Paul, figlio del deputato repubblicano texano Ron Paul, il libertario che si batte per l’abolizione della Federal Reserve, ha vinto le primarie repubblicane per un seggio senatoriale del Kentucky con il sostegno del Tea Party, invocando meno stato e meno tasse. All’opposto, in Europa, e più segnatamente in Italia, persone come Ron e Rand Paul vengono bollate senza troppi complimenti come populisti da rinomati opinionisti, come il cindiano Federico Rampini, dalle colonne di Repubblica. Giustamente Giuliano Ferrara sottolinea come: “Al posto degli slogan americani “Born Free, Taxed Death”, in Europa si sventolino bandiere cubane, si incendiano banche e si assaltano parlamenti. Tea Party hanno in comune l’ostilità verso l’establishment politico che salva le banche, ma sono ideologicamente agli antipodi”. Negli Stati Uniti non si vuole uno stato in cui nascere liberi per essere tassati fini alla morte, mentre in Europa, mentre in Europa si chiede di preservare un modello sociale in cui occorre lavorare fino a fine agosto per pagare le tasse che finanziano i cinquantenni in pensione.

Eppure, nonostante i difensori dei privilegi pubblici che riempiono le piazze, il 54% dei greci è favorevole al piano di austerità, così come la maggior parte dei cittadini irlandesi e lettoni, mentre in spagna, il centrodestra è dato 10 punti sopra a Zapatero nei sondaggi, nonostante il suo programma sia ancor più lacrime e sangue di quello approntato da Zapatero. E in Italia? Alla buon’ora si prende atto (almeno a parole) che si deve mettere a dieta lo Stato. Ma quando poi si scende sul concreto, ecco che le idee latitano. Il Ministro dell’Economia Tremonti se n’è uscito dicendo che ridurrà il peso dello Stato, indicando come prime misure la lotta all’evasione fiscale e ai falsi invalidi. Come a dire che fino a oggi, nella lotta contro l’evasione e le truffe delle false pensioni di invalidità si è fatto finta e ‘mo famo sul serio. A parte il fatto che misure come lotta all’evasione e ai falsi invalidi non possono essere quantificate che a posteriori e non in via preventiva (perciò non possono essere considerate aumenti di entrata o tagli di spesa), Tremonti ha detto che provvedimenti strutturali come l’aumento dell’età pensionabile non sono alla studio, perché “siamo in parete”, espressioni in uso tra gli scalatori quando si giunge in un punto in cui non si riesce più ad andare né su e né giù. Del resto, di che stupirsi? Nel quinquennio 2001-2006 non si è fatta una liberalizzazione che una, non si è fatto nulla per aumentare la produttività del lavoro, mentre quel poco che si è fatto sull’aumento dell’età pensionabile è stato in parte cancellato da quell’autentica sciagura nazionale che è stato il governo Prodi. Peccato, poi, che una volta tornato al governo, il centrodestra si sia ben guardato dall’accelerare sull’aumento dell’età pensionabile e abbia sprecato una montagna di miliardi nell’operazione Alitalia.

Con questo bel mix di bassa produttività e alto interventismo statale, sfido che siamo in parete. Del resto, se è vero che le crisi mettono a nudo i difetti di ognuno, questa ha evidenziato come il peso degli apparati statali gravi fortemente sulle economie europee, che sono quelle che crescono meno rispetto a quelle asiatiche e anglosassoni. Non a caso, in tutta Europa, la sinistra sta arrancando, schiacciata del fallimento del modello social-democratico e dal suo terzomondismo che ha trasformato interi quartieri di città come Marsiglia, Amburgo, Rotterdam e Malmö in autentici ghetti islamici preclusi ai “comuni mortali” autoctoni. E in un’Europa nella quale l’ideologia progressista ha devastato l’economia, statalizzandola a tappe forzate, e ha aperto le porte all’immigrazione islamica, il centrodestra italiano che fa? Si erge a difensore dello Stato con il Ministro Tremonti e la sua truppa leghista, si erge a difensore delle corporazioni meno esposte alla concorrenza con tutti quanti, si piega all’islamicamente corretto con Gianfranco Fini e non disdegna l’omosessualmente corretto con il Ministro Carfagna. E, quel che è peggio, il Presidente del Consiglio se n’è uscito dicendo che non verranno toccate pensioni, sanità, e istruzione e trapelano voci inquietanti riguardanti la sanatoria sugli immobili fantasma il cui gettito potrebbe ammontare a 6 miliardi. Sì, insomma, siamo alle solite, tra scudi fiscali, condoni e sanatorie, il duo Berlusconi-Tremonti continua imperterrito con la politica del rinvio e del tampone, e di riforme strutturali serie nemmeno l’ombra.

Il tutto, mentre a sinistra si sta consumando una crisi morale e culturale di dimensioni epocali, con l’ex-premier Romano Prodi che a Otto e Mezzo, intervistato da Lilli Gruber, ha esclamato, con labbro contrito e livido di rabbia, che è vergognoso che in un paese, quando si parla di tasse, si usi un’espressione così “volgare” come “mettere le mani in tasca ai cittadini”. Del resto, a fine 2007, il suo allora Ministro dell’Economia Padoa Schioppa se ne uscì dicendo che le tasse sono una cosa bellissima. E si sa che il capo deve sempre avere l’ultima parola. E la deve sparare più grossa degli altri.

 

(La Voce di Romagna, 23/5/2010)

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  1. #1 di Leonardo Facco il maggio 26, 2010 - 7:43 pm

    W IL movimento libertario!

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