Il 25 aprile e i monopolisti della morale: dopo 60 anni la Costituzione va cambiata

Anche questo 25 aprile è passato. Il calendario ha voluto che il 25 fosse un giorno fortunato per le feste: il 25 dicembre si celebra il Natale religioso classico, il 25 aprile quello laicista e antifascista. Uno per uno non fa male a nessuno. Del resto, che siano religiose o laiciste, che siano cattoliche o nazionali, le feste sono sempre feste. Peccato solo che in alcuni anni, come questo, capitino di domenica.

Al di là delle polemiche riguardanti le contestazioni di chi ha le bandiere rosse nel cuore e il vuoto nel cervello, qualche osservazione è d’obbligo. Durante il suo discorso, il Presidente del Consiglio Berlusconi ha posto l’accento sul “superamento” della Costituzione del 1946, che della stagione della liberazione è figlia. Chiunque abbia un minimo di raziocinio e obiettività non può negare che occorre un cambiamento profondo della nostra carta costituzionale. Quel raziocino e quell’obiettività che sono sempre mancate a chi, quella stagione legata alla seconda guerra mondiale ha vissuto in tutte le sue sofferenze e in tutte le sue lacerazioni. Indubbiamente, tra i fautori dell’immobilismo e della difesa a oltranza della Costituzione c’è chi ha vantaggi da conservare e privilegi da difendere, ma limitare a motivi di interesse materiale il totale rifiuto a ogni modifica costituzionale appare quantomeno riduttivo. C’è dell’altro, ed è quel sentimento che ha permeato quella generazione che ha conosciuto le privazioni della libertà del periodo fascista e gli orrori della seconda guerra mondiale, rafforzato dalla consapevolezza di aver combattuto contro quell’autentica personificazione del male assoluto che è stato Adolf Hitler.

Ebbene, proprio quest’ultimo aspetto ha condizionato la generazione che ha combattuto la seconda guerra mondiale e le élites che hanno redatto la nostra Costituzione, che essendo stata scritta da chi ci ha liberato dal male assoluto (Hitler) e dalla dittatura fascista, è stata ammantata da un’area di sacralità del tutto fuori luogo. Intendiamoci, qui non si tratta di mettere in discussione i valori legati alla liberazione da Hitler e dalla dittatura fascista, e nemmeno il diritto di quella generazione di sentirsi partecipe di un’impresa fondamentale per la sorte della nostra civiltà. Dico semplicemente che chi, assieme agli alleati (è bene ricordarlo ogni tanto!), ci ha liberato da Hitler e Mussolini, non ha il diritto di sequestrarci la morale imponendoci la sua concezione totalizzante del bene e della libertà. È inaccettabile che ogni volta che chiunque osi criticare la nostra carta costituzionale venga messo a bruciare al rogo del politicamente corretto. Quando Berlusconi si lamenta perché il Presidente del Consiglio italiano ha poteri troppo limitati ha pienamente ragione e chi lo accusa di voler trasformare per questo l’Italia in una dittatura è, nella migliore delle ipotesi, un bugiardo. Del resto, fu per esplicita intenzione dei nostri costituenti che il potere del governo venisse fortemente limitato a vantaggio del Parlamento, al fine di evitare che un governo forte potesse degenerare in un nuovo fascismo.

Errore grave, questo, perché di solito, è proprio quando i governi sono deboli e i loro poteri mal definiti che il vuoto di potere che si viene a creare è riempito da attori che, in base alla Costituzione, non sarebbero deputati a farlo. Negli anni Venti questo qualcuno si chiamò fascismo, nel dopoguerra arrivarono i partiti e negli anni Novanta fu il turno di magistrati più o meno democratici. Il parlamentarismo della Prima Repubblica ha prodotto la partitocrazia e correggerlo attribuendo maggiori poteri all’esecutivo non è una via verso la dittatura. Un capo del governo eletto direttamente dal popolo che non necessiti né del voto di fiducia del Parlamento, né dell’approvazione dello stesso dei suoi atti amministrativi (i decreti), lungi dall’essere una via verso la dittatura, darebbe più slancio ed efficienza all’azione governativa ed eviterebbe gli ostacoli delle trappole parlamentari. Sì, perché, parliamoci chiaro, in un paese come l’Italia, che ha un Mezzogiorno che campa di assistenzialismo e dove la criminalità organizzata la fa da padrone in molte regioni, ogni provvedimento sugli appalti pubblici, e ogni riforma volta a liberalizzare l’economia e a diminuire il peso dello Stato nelle nostre vite, finisce sempre per cozzare contro la resistenza bipartisan dei parlamentari eletti al sud. Un’assenza di qua, una missione di là…si fa presto ad andare sotto in Parlamento. Per questo, un premier sottratto alle influenze partitocratico-parlamentari sarebbe quanto mai necessario.

Ma perché la Costituzione possa essere cambiata occorre che i suoi difensori a oltranza facciano un passo indietro e consentano alla generazione odierna di poterla modificare al fine di adeguarla alle esigenze di oggi. È ora di dire basta a chi, in nome della liberazione dal nazifascismo, pretende di imporci la sua visione del mondo. È ora di liberarci dai liberatori.

 

(La Voce di Romagna, 27/4/2010)

Annunci
  1. Lascia un commento

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: