Fini ha sbagliato tutto a cominciare da Balotelli

A fine novembre, le menti carenate FareFuturo, la fondazione di teste pensanti (sic?) che appoggia il nuovo corso di Gianfranco Fini, ebbero a dire che «avere Balotelli ai campionati del mondo sarebbe davvero mettere con le spalle al muro chi crede che non possa indossare la nostra casacca per via di un fatto meramente biologico». E ancora: «È l’attaccante perfetto. Ma per alcuni tifosi ha il difetto di essere nero».

Insomma, Balotelli eretto a simbolo dell’integrazione razziale e del nuovo corso poitically correct del Presidente della Camera. A meno di sei mesi di distanza, i suoi tifosi lo detestano, e nemmeno gli anti-Mourinho più sfegatati lo difendono, mentre i cori dei tifosi juventini sono ormai un lontano ricordo, perché da quando SuperMario ha iniziato a far danni alla causa nerazzurra è diventato quasi un idolo del tifo bianconero, a riprova che nei cori contro di lui il razzismo non c’entrava un fico secco, con buona pace dei farefuturisti. Povero Mario, è un’altra vittima dell’influsso iettatorio del partigiano Gianfranco, che ogni volta che prova a “smarcarsi” da (ossia a fare le scarpe a) Berlusconi, com’è avvenuto nelle elezioni del 1996 e alle europee del 1999 quando si alleò con Mariotto Segni, incorre in disgrazie trascinando con sé i personaggi simbolo delle sue cause, regolarmente perse. Del resto, scegliersi come simbolo uno come Balotelli la dice lunga sul fiuto del presidente della Camera e dei suoi sodali.

Detto di Fini, però, soffermiamoci sull’altra parte dei litiganti, ossia l’asse Lega- Pdl-Berluscones ex-Alleanza nazionale. Sì, perché in questa diatriba tra buoni e cattivi, sinceramente non vedo traccia dei primi. Parlare male di Fini è come sparare sulla Croce Rossa, ma questo non è un buon motivo per giustificare gli errori e le malefatte altrui. Se il primo non si sa che cosa voglia, i secondi non brillano per chiarezza di idee. Anzi, da quanto si sente dire in merito ai progetti di legge in via di presentazione non c’è davvero di che stare allegri. Si va dal ddl presentato dal duo Gasparri-Tomassini sulle parafarmacie, volto a rafforzare il monopolio delle farmacie sulla vendita di farmaci e prodotti sanitari, per finire alla controriforma degli ordini professionali allo studio da parte del Ministro della Giustizia Alfano. Progetto di riforma, quest’ultimo, che ha già suscitato le perplessità del pur misurato presidente dell’antitrust Antonio Catricalà. Insomma, quel poco di apertura al mercato e di liberalizzazioni dovuto alle tanto sbeffeggiate lenzuolate dell’allora Ministro delle Attività Produttive Bersani, rischia seriamente di venire cancellato da controriforme fatte in favore di corporazioni potenti e da tempo ricche di privilegi.

Insomma, dopo l’esordio inverecondo della privatizzazione di Alitalia, ecco allo studio altre porcherie illiberali e anti-concorrenziali. A partire dal fascismo, e passando per la Dc, una volta di più il centrodestra italiano mostra il suo vero volto di difensore di privilegiati e corporazioni. Tutto questo è legalmente lecito, ma dal punto di vista economico e morale questo non lo è, perché si consente ai settori che già lucrano abbondantemente grazie ai privilegi corporativi di cui godono, di continuare a ingrassare a discapito di chi, non essendo protetto da alcuna legge, fatica in un momento difficile come questo. Misure come quelle contro le parafarmacie o come quella volta a reintrodurre le tariffe minime nelle prestazioni professionali vanno a colpire proprio le imprese e i settori più poveri della popolazione, che in un momento di crisi come l’attuale faticano più del solito. Qualora venissero ristabilite le tariffe minime, una persona che non può permettersi di pagare nemmeno una cifra ad esse corrispondenti dovrà fare a meno dell’avvocato, qualora volesse far valere i propri diritti. E lo stesso discorso vale per l’acquisto dei farmaci, il cui venir meno di quel poco di concorrenza avutasi con l’apertura delle parafarmacie comporterà senz’altro maggiori oneri per chi, costretto per motivi di salute a comprarsi le medicine, finirà per pagarle di più.

Come si vede, lo spazio di manovra all’interno del Pdl a Gianfranco Fini non manca davvero. Se avesse qualche idea in testa e non fosse mosso dal risentimento personale, Fini potrebbe svolgere un ruolo importante dentro al partito e nel paese, lasciando magari perdere il politicamente corretto delle comari querule di FareFuturo, con il loro anticattolicesimo ottocentesco, per concentrarsi su battaglie in favore del mercato e delle libertà economiche. Diversamente da quelle in favore di una maggiore libertà di mercato, le battaglie in favore del multiculturalismo, le sparate contro la Chiesa e i continui e stucchevoli richiami a difesa di una costituzione indifendibile non fanno certo parte del programma elettorale del Pdl che lo stesso Fini ha sottoscritto. Quest’autunno, il Senatore Mario Baldassarri aveva presentato un progetto di finanziaria alternativo da 37 miliardi, che contemplava la possibilità di una riduzione delle aliquote fiscali. Quella potrebbe essere una base di partenza valida per attirare il consenso di persone più liberali provenienti da Forza Italia come Marcello Pera e Antonio Martino. E lo stesso Berlusconi non sarebbe troppo dispiaciuto di trovare sponde ai suoi propositi di riduzione della pressione fiscale. Ma se l’azione del Presidente della Camera si limita a dire no a tutto quello che propone Berlusconi, allora nessuno lo seguirà e finirà per perdere pezzi anche tra quei pochi fedelissimi rimasti con lui.

 

(La Voce di Romagna, 22/4/2010)

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  1. #1 di Gustavo il luglio 30, 2010 - 10:14 pm

    Dove ha sbagliato Gianfranco Fini
    Gli ultimi atti del tradimento finiano prendono forma, mentre pare chiusa ogni via di uscita per il Presidente della Camera dei Deputati, l’onorevole Gianfranco Fini.

    La separazione dell’ala finiana dalla PDL è ormai una realtà.

    A questo punto, è possibile ripercorrere la ridda di grossolani errori politici commessi da Fini, errori che sono tutti alla base di questa separazione.

    1 – Il peccato originale è stato certamente lo scioglimento di Alleanza Nazionale e la confluenza forzata degli alleantini in casa di Berlusconi.
    Questo primo e grave errore di valutazione politica, Fini lo ha commesso senza pensare o senza dar valore alle evidenti conseguenze che questo atto politico avrebbe comportato.
    Innanzi tutto, Fini ha commesso un errore di valutazione grave nei confronti della propria base elettorale, composta di “militanti indentitari”, di “ideologie identitarie”, di “valori condivisi identitari”.
    Nello scioglimento di AN e nella conseguente confluenza nel partito berlusconiano, i militanti storici di AN hanno perduto la loro identità, smarrito la loro storia:
    essi, non si riconoscevano più come parte politica con una sua storia, ma si vedevano ed erano visti come una appendice politica della storia berlusconiana.

    2 – Il secondo errore politico commesso da Fini è stato quello di sottovalutare l’intelligenza e la forza di Silvio Berlusconi, credendolo uno sprovveduto politico facilmente scavalcabile, arginabile, distruttibile.
    L’orgoglio di Gianfranco Fini faceva già sogni di potere e di gloria, guardava ad un futuro sempre più carismatico e potente, dimenticando che non era utile vestirsi della pelliccia dell’orso, se l’orso era ancora in vita.

    3 – Il terzo grave errore di fini è stato quello di attaccare il cuore pulsante e la mente pensante del governo Berlusconi:
    la Lega Nord.
    E va bene farsi nemico Berlusconi, ma attaccare contemporaneamente anche la Lega, questo è veramente troppo per Gianfranco Fini.
    Precipitosamente corre a Varese a dire in un pubblico convegno che no, lui non ce l’ha con la Lega.
    Ma Fini, evidentemente non conosce l’orgoglio che unisce il popolo della Lega: era già troppo tardi.

    4 – Il quarto errore di fini è stato di coinvolgere in una disputa tutta politica, l’istituzione che riveste:
    la terza carica istituzionale.
    Ogni volta che Fini parlava in pubblico o inviava un comunicato alla stampa, le sue parole rimbalzavano di microfono in microfono, di tastiera in tastiera, riempivano le prime pagine di tracotanti missive, di intimidazioni politiche, di estorsioni politiche (come quella del 30/70), tutte questioni che, con la carica istituzionale rivestita dal Fini, nulla avevano a che fare.
    Ma non era il Gianfranco Fini leader politico a godere di tanta notorietà, bensì, era il Gianfranco Fini Presidente della Camera dei Deputati ad averla.

    5 – Il quinto errore di Fini è stato quello di farsi trascinare dal napoletano Italo Bocchino in una indecorosa serie di polemiche di basso livello, non adatte ne adattabili al livello istituzionale della carica da egli ricoperta.
    In quel momento, proprio in quel momento qualcosa si è rotto in maniera irreparabile con Silvio Berlusconi, proprio a causa dello scellerato e squallido attacco bocchiniano cui Fini si è adeguato senza guardare al suo patto di fedeltà sottoscritto con Silvio Berlusconi, e con gli tutti gli elettori che avevano votato per Berlusconi, che tutto volevano vedere all’interno del PDL e del governo, tranne che una guerra di secessione (sarebbe meglio definirla di successione) suicida e fratricida.

    6 – Il sesto errore è certamente il più controverso di tutti, ed è stato la minaccia, poi verificatasi proprio oggi, di uscire dal PDL per costituire gruppi autonomi a camera e senato, ammettendo di fatto, il proprio errore originale, quello di aver aderito al partito berlusconiano.

    7 – Il settimo errore di Gianfranco Fini è certamente il più distruttivo nei confronti del paese, e si realizza nella assoluta incomprensione da parte della gente del tradimento finiano, persone e cittadini che mai come in questo momento avevano bisogno di un governo forte e stabile, per difendersi dalle prospettive di povertà e di malessere che prospetta la crisi contemporanea.
    In questo, la gente comune, le famiglie, le aziende, le imprese, gli imprenditori e i lavoratori dipendenti non lo hanno compreso, ne giustificato.
    Anzi, i corpi sociali e produttivi del paese vedono oggi in Gianfranco Fini un nemico:
    il restauratore di quella instabilità politica, governativa e parlamantare che è concausa del malessere che vive il paese.

    8 – L’ottavo errore di Gianfranco Fini è quello di aprire con questa crisi politica, una via per il ritorno ad un passato che nessuno vuole, che nessuno desidera:
    quello in cui la politica parlamentare condizionava fortemente ogni azione dell’esecutivo, rendendo impossibile governare il paese.
    E’ il ritorno alla politica “dell’ago della bilancia”, e cioè il tentativo di imporre proditoriamente una esigua minoranza parlamentare alla maggioranza che sorregge il governo, ricattandolo ed estorcendogli un potere che nessun mandato elettorale gli ha mai consegnato.

    9 – Il nono errore di Fini, è stato quello di non rassegnare le dimissioni da Presidente della Camera dei Deputati, abusando ancora una volta del potere istituzionale della terza carica dello stato in favore di un progetto politico personale.
    E non è affatto un caso che il gruppo dei finiani alla camera sia almeno tre volte più grande di quello del senato.
    E’ solo il prodotto di un abuso continuo ed aggravato delle funzioni istituzionali rivestite da Gianfranco Fini, a fini meramente di parte, con scopi esclusivamente politici.

    10 – Il decimo errore di Fini è quello di assicurare una forza ed una visibilità alle opposizioni politiche che esse non meritano certamente, opposizioni con le quali egli non potrà allearsi per un eventuale programma elettorale, poichè i nipoti della destra storica ed i nipoti della sinistra storica, sono assolutamente ed evidentemente incompatibili.

    11 – L’undicesimo errore di Gianfranco Fini è stato quello di nascondere continuamente le sue aspirazioni di leader sotto la gonna dell’ostracismo alle riforme leghiste ovvero di una moralizzazione della politica che evidentemente, egli non aveva mai notato prima.
    La corruzione, la questione morale, la questione settentrionale, la questione meridionale, il contrasto e la lotta alle mafie sono solo pretesti politici che Fini ha messo e dismesso a piacimento, mostrando un inaudito cinismo ed una spietata quanto malata ambizione politica.

    Ecco analizzati in breve e frettolosamente i gravi errori politici e di valutazione che ha commesso Gianfranco Fini.

    In ultimo si osserva come, un politico che commetta una serie così strampalata di errori pacchiani e grossolani, non merita certamente di guidare le sorti di un grande paese come è il nostro.

    Ad ognuno le proprie responsabilità ed ai posteri, consegniamo l’ardua sentenza.

    Gustavo Gesualdo
    alias
    Il Cittadino X
    http://www.ilcittadinox.com/blog/dove-ha-sbagliato-gianfranco-fini.html

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