Fini non può accusare nessuno, perché è lui a tradire gli elettori

Tanto tuonò che piovve. Secondo i resoconti di tutti i quotidiani, i nuvoloni neri che preludevano all’incontro di giovedì 15 aprile tra Berlusconi e Fini avrebbero portato la pioggia da tempo temuta. Una pioggia forte che minaccia di diventare una tromba d’aria, perché l’impressione è che i rapporti, lungi dl potersi ricomporre, non potranno che peggiorare.

Fini accusa Berlusconi di cedere alla Lega e di “portargli via” parte di quel 30% di deputati ex-An (l’altro 70% sono ex-Forza Italia) entrati nel Pdl. Per quanto riguarda il peso crescente della Lega, questo deriva dai risultati delle consultazioni elettorali: se il popolo ha deciso di riporre la sua fiducia più sul Carroccio che sul Pdl è normale che la Lega faccia la voce grossa. Forse, se Fini non vivesse da anni in una torre d’avorio capirebbe che parte del travaso di voti dal Pdl alla Lega sono dovuti proprio alle sue prese di posizione su immigrazione e bioetica, del tutto antitetiche, non tanto alla linea del suo partito, quanto a quelle del suo elettorato, nei confronti del quali sembra provare un sentimento di disgusto sempre più pronunciato. E lo stesso dicasi per gli ex-An che a suo dire lo avrebbero “tradito” per il Cavaliere: anche qui, Fini non sembra aver capito che è lui ad aver tradito il suo elettorato, abbracciando quelle idee che hanno portato alla crisi storica della sinistra in tutto il mondo, mentre i suoi ex-colonnelli vorrebbero soltanto evitare di seguirlo in un quello che si sta configurando come un autentico suicidio politico.

Quel che lascia l’amaro in bocca, però, non è la rottura tra i due, ma il fatto che in essa non compaia alcun motivo legato a idee e programmi. Insomma, bagatelle di potere e nulla più. Nel colloquio tra i due sembra che si emerso soltanto il desiderio del Presidente della Camera di contare di più nelle scelte del partito, mentre nessuna parola sarebbe stata spesa in merito a idee e programmi. Fini e i suoi corifei di FareFuturo rimproverano il Pdl di rincorrere la Lega nelle sue posizioni sostenendo che, potendo scegliere, l’elettore preferisce la Lega originale alle sue imitazioni. Ebbene, lo stesso si potrebbe fare a Fini e a quei personaggi surreali di FareFuturo: se proprio devono scegliere, tra i Radicali e una loro imitazione, gli elettori scelgono l’originale. Con la differenza, che la Lega, a forza di occuparsi di certi temi sta guadagnando consensi, mentre i Radicali, alla cui ideologia Fini sta attingendo in netta opposizione a quella che è stata la sua vita politica, navigano in percentuali di poco superiori al prefisso telefonico. Il tutto con il massimo rispetto per Pannella e soci, che da sempre portano avanti le loro idee tra mille difficoltà.

Eppure, non si può esaurire il discorso con gli errori di Gianfranco Fini. Il fatto che non si sia entrato nel merito delle sue posizioni la dice lunga sull’immobilismo di idee che permea la nostra politica. Del resto, di che stupirci. Basta guardare la storia recente di tutti i partiti e notiamo che in tutti quanti, nessuno escluso, non c’è stato il benché minimo ricambio generazionale. Mentre nelle democrazie funzionanti restano i partiti, ma cambiano i loro membri man mano che questi vengono sconfitti, in Italia avviene l’opposto: i leader restano, tutt’al più sono i partiti che cambiano. Berlusconi ha fondato dal nulla (e con risorse ed energie proprie), dapprima Forza Italia e poi il Pdl, e secondo la logica dell’“io ho portato il pallone e guai a chi non mi fa giocare (e possibilmente vincere)” si è piazzato al volante e nessuno lo schioda. Lo stesso vale per Bossi e la Lega. Oggi sta andando a gonfie vele, eppure nel 2001 è stato sotto il 4% e ha conosciuto momenti difficili. Piuttosto che dimettersi, ha cambiato pelle come Fini, ma in modo più intelligente: da liberista e federalista che era, è diventato statalista, protezionista e strenuo difensore di provincie e comunità montane. Di Pietro, si è addirittura “intestato” la cassa del partito. Che vinca o che perda la cassa la tiene lui: schiodarlo è una parola. I Radicali hanno il leader più inamovibile su piazza: nonostante le battaglie per la meritocrazia basate sul chi sbaglia paga e la leadership formale di Rita Bernardini, Pannella comanda da tempo immemore. Anche la new entry di Beppe Grillo minaccia di essere un partito attorno a un capo inamovibile, mentre il Pd, con D’Altroni (l’inossidabile diarchia D’Alema-Veltroni) è quello che se la passa peggio: all’immobilismo unisce la litigiosità di due sessantottini diventati vecchi senza essere mai cresciuti. E poi Casini, che capito l’andazzo, si è da subito fatto un partito su misura, preferendo comandare in un partitino del 4%, piuttosto che dover sottostare a Berlusconi, mentre il partigiano Gianfranco, come al solito, è arrivato a capire quanto aveva capito Casini con due anni di ritardo. Al che ha pensato: possibile che devo essere io l’unico a schiodare? Piuttosto mi rifaccio un partito tutto mio da cui non mi cacciano nemmeno a cannonate. Se poi avrà percentuali da prefisso telefonico, pazienza.

Del resto, in una società corporativa e totalmente avversa alla concorrenza come quella italiana, in cui ogni energia viene spesa nel mantenere le posizioni di rendita via via acquisite, la politica non fa altro che replicare nel palazzo quanto avviene nella società: spinge fuori dai confini nazionali chi ha iniziativa e voglia di innovare, litiga su tutto e non ha uno straccio di idea su come risolvere i problemi del paese.

 

(La Voce di Romagna, 18/4/2010)

Annunci
  1. Lascia un commento

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: