La Grecia e la (mala)politica della cicala: ecco perché non è giusto salvare Atene

In un modo o in un altro, i debiti si pagano sempre: o li paga il debitore, ed è cosa buona e giusta, o li paga un terzo che acconsente, ed è sempre cosa buona e giusta, o li paga il creditore che ha accordato la sua fiducia a chi non doveva, il che va meno bene, ma fa parte del gioco. Oppure, li paga un terzo che non acconsente. E in questo caso la cosa non è né buona e né giusta.

Proprio quest’ultimo caso è quello che si va paventando riguardo alla Grecia, per le cui colpe dovranno probabilmente pagare i Pantaloni degli altri stati aderenti alla moneta unica, tra cui noi italiani. Quanto è accaduto è un fatto grave, ma è ancor più grave il fatto che il comportamento tenuto dai governi greci è perfettamente in linea coi tempi che stiamo vivendo. Del resto, la Grecia non ha fatto altro che comportarsi come molte banche commerciali di paesi all’interno e all’esterno dell’area Euro: si è indebitata contando sul fatto che qualcun altro l’avrebbe tirata fuori dai guai. Non ci sarebbe nulla da meravigliarsi se tutte le manifestazioni di protesta in atto in questi giorni in terra ellenica godessero in qualche modo della complicità del governo greco, che in tal modo avrebbe gioco facile nel mostrare la propria impossibilità nel prendere quei provvedimenti drastici, ma necessari, per continuare a stare nel club dell’Euro. Di norma, quando in un club o in una società si scopre che un socio è disonesto, lo si caccia, cercando anche di farsi rifondere per i danni arrecati. Invece, nel club politico dell’Euro, dove chi decide (i politici) non rischia denari propri, ma quelli dei cittadini, può permettersi tutta la magnanimità di questo mondo. I greci andrebbero cacciati a pedate, altro che storie! Se si salva la Grecia oggi, chi potrà impedire a qualcun altro di fare lo stesso domani?

Il caso Grecia, però, è solo la punta di un iceberg. È inutile scaricare sulla Grecia le responsabilità di una struttura istituzionale inadeguata. La moneta unica non è una novità. Nella seconda metà dell’Ottocento era in vigore il gold standard, un regime monetario i cui stati aderenti comprendevano, oltre alle nazioni europee, anche paesi come Stati Uniti, Australia e India. Insomma, le più importanti economie mondiali. La moneta unica era costituita dall’oro, che però era una moneta di conto (moneta che non ha una sua esistenza fisica, essendo utilizzata come semplice misura del valore), mentre le monete nominali nazionali continuavano a esistere, e potevano essere cambiate in oro su richiesta dei possessori. I cambi tra monete nominali nazionali erano fissi, così come era fisso il rapporto di cambio tra le monete nominali nazionali e l’oro. In tal modo, succedeva che, se l’economia di uno Stato era più efficiente di quella di un altro, le sue esportazioni erano maggiori delle importazioni in termini di valore, entrava più moneta nel suo territorio e si aveva più inflazione, con conseguente perdita di efficienza. In tal modo, il mercato rendeva le differenze di efficienza temporanee e il cambio fisso si manteneva. Insomma, a differenza di oggi, con il gold standard gli Stati avevano meno discrezionalità e potevano rubare di meno.

Quando uno stato proprio non riusciva a difendere il proprio cambio, svalutava e ricorreva al corso forzoso, cosa che capitò all’Italia dopo il 1866 (per ritornare al gold standard 16 anni dopo), quando ai già ingenti costi dell’unità si aggiunsero quelli della terza guerra d’indipendenza, quella in cui il Veneto divenne italiano. Allora, non si trattava di cambiare la propria moneta come è accaduto con il passaggio dalla lira all’euro; semplicemente, variava il tasso di cambio e si diventava più poveri nei confronti dell’estero. La logica del gold standard era quella liberoscambista, mentre quella dell’euro è una logica statalista, come si evince dalla presenza di una banca centrale sovranazionale che all’epoca del gold standard mancava.

Ma l’aspetto più importante da rimarcare è che la logica del gold standard presuppone Stati poco interventisti, attenti al proprio bilancio, sia in termini si spesa pubblica, sia in termini di prudenza nella politica monetaria, poiché erano sempre sotto il tiro del giudizio severo dei mercati. Invece del debito (sia pubblico, che privato) era in tal modo incoraggiato il risparmio, mentre oggi, in un sistema di corso forzoso, accade il contrario. Poiché le monete non sono più agganciate all’oro, le banche centrali hanno il potere di salvare banche e stati emettendo denaro e creando inflazione, purché, naturalmente, il debito contratto da queste istituzioni sia sufficiente grande da sconvolgere l’andamento dei mercati. Come a dire: se proprio dobbiamo truffare, facciamolo in grande, così ce la caviamo. Grazie a questo sistema truffaldino, chi si indebita è spinto a farlo sempre di più, tanto sa di farla franca, mentre chi è stato così fesso da tirare la cinghia per tutta la vita si vedrà mangiare i propri risparmi dall’inflazione o dalla bancarotta di chi non pagherà mai per le sue malefatte. Per questo, limitarsi ai guai della Grecia mi pare quanto meno miope e riduttivo.

 

(La Voce di Romagna, 22/3/2010)

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  1. #1 di Leonardo Facco il marzo 26, 2010 - 5:16 pm

    ottimo pezzo!!!!!

  2. #2 di Giancarlo Lemmi il aprile 28, 2010 - 11:03 am

    Hai detto così tante cagate, che non ho il tempo materiale per risponderti…

  3. #3 di nello damelio il giugno 24, 2010 - 1:01 am

    grazie zucchi per l’ottimo lucido scritto. mi pare di sognare perchè ho capito qualcosa. non sono nessuno ( vivo ai caraibi meditando in mare: ma anche qui ci sono le monete, le banche e tutto il resto. ) però vorrei tanto spronarti a “spiegarci” un pò di cose. Semplicemente ( se lo sai,mi fido della tua onesta intellettuale ) come e chi giorno per giorno ( o ora per ora) decide il cambio delle monete ( euro-dollaro per esempio ). come ? spiegalo in modo elementare perchè alla fine ( a monte di infiniti numeri ) ci sarà qualcuno,fisicamente parlando, che stabilisce il cambio. Questa specie di dio chi è ? e dove sta ? e come raccoglie i dati ?
    A santo domingo ( una repubblica delle banane ) dove vivo, ogni giorno cambio gli euro con i pesos. secondo te chi stabilisce questo cambio e in base a cosa? non ti annoio oltre. ti vorrei fare tante domande; alla mia eta 68 anni, con una laurea ed una carriera decente da imprenditore non mi capacizzo a pensare che quasi nessuno sa come funzionano queste cose. giochiamo tutti ad un tavolo dove ci si dice ” hai vinto o hai perso” senza sapere perchè, senza spiegazioni.si gioca, tutti nel mondo, senza conoscere le regole. assurdo. nemmeno un dio potrebbe atteggiarsi ad unico ed insindacabile decisionista.eppur tutti accettiamo questo fatto. grazie infinite, que te vaja bien. dimmi per favore dove potrò leggerti.

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