Coltivazioni transgeniche: una sentenza cambia tutto

Mai dire mais. Questo avrà pensato il Ministero dell’Agricoltura dopo la sentenza di ieri del Consiglio di Stato che ha dato il via libera a Futuragra, impresa agricola dell’imprenditore pordenonese Giorgio Fidenato, per seminare il mais BT di origine transgenica.

La vicenda ha i suoi inizi nella seconda metà del 2006, quando Giorgio Fidenato, oggi salito alle cronache per la sua battaglia sul sostituto d’imposta, decide di usare sui suoi terreni sementi transgeniche. Poiché coltivare prodotti transgenici è possibile in virtù di una normativa europea non ancora recepita dall’ordinamento italiano, per produrre colture transgeniche come il mais BT occorre l’autorizzazione del Ministero dell’Agricoltura. Ma alla richiesta di Fidenato, nei primi mesi del 2007, il Ministero dell’Agricoltura dice no, in quanto manca il piano di coesistenza tra coltivazioni transgeniche e non transgeniche che la regione Friuli avrebbe dovuto predisporre. Fidenato ricorre immediatamente al Tar, ma il ricorso viene bocciato in via pregiudiziale per la mancanza della citazione del soggetto cointeressato nella causa in questione, ossia la regione Friuli Venezia Giulia. Nel 2008, l’appello al Consiglio di Stato e ieri la sentenza che dà ragione a Fidenato. Secondo il Consiglio di Stato, il fatto che la Regione Friuli non avesse predisposto il piano di coesistenza non può costituire impedimento al diritto di Fidenato di seminare i suoi terreni a transgenico, in quanto le colture transgeniche sono autorizzate all’interno del mercato europeo. Inoltre il piano di coesistenza si occupa degli aspetti socioeconomici (es. distanza delle coltivazioni
dai terreni confinanti) e non di questioni legate all’ambiente e alla salute. Con questa sentenza, quindi, il Consiglio di Stato ha intimato al Ministero dell’Agricoltura di dare entro 90 gironi l’autorizzazione a Fidenato per seminare i suoi terreni a transgenico.

Quella del Consiglio di Stato è una sentenza molto importante, che costringe in qualche modo lo Stato italiano a ripensare alle proprie politiche in campo agricolo, aprendo alle coltivazioni transgeniche, nei confronti delle quali, sia che al governo ci fosse la sinistra, sia che ci fosse il centrodestra, ha sempre mostrato un’avversione forte come nessun altro paese europeo. Ebbene, questa sentenza potrà finalmente aprire questo importante mercato, permettendo agli imprenditori italiani di sperimentare le proprie capacità di innovare anche in campo agricolo e biotecnologico. Fidenato ha vinto questa battaglia importante. Importante come quella che con Leonardo Facco e il Movimento Libertario sta portando avanti sul sostituto d’imposta, in merito alla quale ha già fatto ricorso al Tribunale del Lavoro di Pordenone, che l’1 aprile prossimo deciderà se portarlo in discussione davanti alla Corte Costituzionale. Perché chi l’ha dura la vince. E Fidenato, che si tratti di ogm o di sostituto d’imposta, quando si è trattato di fare battaglie di libertà ha dimostrato di essere uno che sa andare fino in fondo.

 

 

(La Voce di Romagna, 29/1/2010)

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