Berlusconi non si arrenda all’asse Lega-Tremonti

Da più di un mese Il Giornale regala come inserto le prime pagine dei vecchi numeri con gli editoriali di Indro Montanelli. Uno di questi riproduce la prima pagina di martedì 5 aprile 1983, dove si legge che l’allora Ministro delle Finanze socialista Francesco Forte contesta le tesi dell’allora Ministro del Tesoro Giovanni Goria, che per il 1984 prevedeva 16000 miliardi di lire di disavanzo in più rispetto al 1983: 92000 miliardi di deficit, rispetto ai 76000 del 1983.

Ma allora di debito pubblico non si parlava e di deficit neppure. Erano gli anni della finanza allegra e della demagogia eretta a sistema di governo. Oggi ne stiamo pagando le conseguenze. L’economia è ferma da lustri, con tassi di crescita annua ormai stabilmente sotto il 2%. Di conseguenza, l’atmosfera è cupa e la mancanza di entusiasmo degli italiani si taglia col coltello, mentre lo spirito di rassegnazione dilaga ogni giorno di più. In mezzo a tutto questo i demagoghi la fanno da padrone, soprattutto la Lega, che sente aria di sorpasso al nord, con tutte le conseguenze nefaste che ciò potrebbe comportare. Non che il resto del panorama politico sia gran cosa, ma l’avanzare della marea leghista non può non preoccupare. Certo, va detto che la Lega, che pure è un partito autonomista e un tempo fu secessionista, in alcuni dei suoi uomini sta dimostrando un forte senso dello Stato. Roberto Maroni è un ottimo Ministro dell’Interno, mentre l’esperienza di Roberto Castelli come Ministro della Giustizia è stata tutt’altro che negativa. E lo stesso discorso vale per diversi sindaci, da Flavio Tosi a Verona, a Giancarlo Gentilini a Treviso, che a uscite spettacolari e politicamente scorrette ha saputo unire una capacità amministrativa senz’altro efficace.

Quel che sconcerta della Lega sono l’indirizzo politico e, soprattutto, le ricette economiche. Sul Foglio di venerdì 22 gennaio, Massimo Calearo, ex presidente di Feder-Meccanica e deputato eletto nelle fila del Pd da cui si è dimesso dopo l’arrivo di Bersani alla segreteria del partito, ha esternato tutte le sue preoccupazioni in merito all’avanzata leghista in Veneto, con l’ex-ministro Zaia che prenderà con ogni probabilità il posto Giancarlo Galan, che si è molto ben comportato nei tre mandati precedenti. Le preoccupazioni di Calearo sono tutt’altro che infondate. In particolare, egli lamenta il fatto che la Lega acquisisce consensi facendo leva sulle paure del nord, da quella (in buona parte giustificata) degli immigrati a quella della globalizzazione, passando per tutto ciò che viene dall’esterno delle rispettive comunità, siano esse venete, piemontesi o lombarde. Eppure, fa notare sempre Calearo, il Veneto è pieno di imprese globalizzate che fanno business con l’estero, non hanno paura del mondo e scelgono di sostenere il centrodestra solo perché l’unica paura che hanno è quella di Visco e le sue tasse.

Insomma, al di là di alcuni uomini onesti e capaci, la Lega si pone come un movimento di freno allo sviluppo del paese. Nata per difendere i legittimi interessi del nord produttivo dalla depredazione di Roma ladrona e dell’assistenzialismo parassitario del Mezzogiorno, la Lega sta via via assumendo gli stessi comportamenti dei terùn contro cui sbraita. Il no sanguinoso alla riforma pensionistica nel 1994, il no all’abolizione delle provincie per puro amor di poltrona e le battaglie in favore di una maggior protezionismo fanno di essa un movimento d’ostacolo al cambiamento. Del resto, non c’è da sorprendersi se la lega ha comportamenti “terroni”, perché nel suo Dna comunitario-statalista c’è l’avversione per la società aperta e per il libero scambio che essa presuppone. Come molti politici “terroni”, anche la Lega difende i valori della società chiusa. Peccato che il nord abbia una miriade di imprese globalizzate e internazionalizzate che invece di protezionismo necessitano di drastiche riduzioni di imposte e di essere liberate da lacci e lacciuoli che non consentono loro di operare nel migliore dei modi.

In questi giorni negli Stati Uniti Scott Brown ha vinto a sorpresa il seggio senatoriale del Massachusets, da sempre feudo dei Kennedy, facendo proprie le proposte del Tea Party (dalla famosa rivolta del tè di Boston), punendo così gli eccessi dirigisti della politica di Obama. Se là negli Stati Uniti la gente proprio non ci sta a farsi mettere impunemente le mani in tasca, purtroppo in Italia aumenta i loro consensi chi, come la Lega e il Ministro dell’Economia Giulio Tremonti, continua a seguire il solco tracciato da Visco. Noi abbiamo un bel da lamentarci se lavoriamo fino al 29 agosto per lo Stato, ma continuiamo a premiare a destra e a sinistra politici illiberali che non fanno nulla per mettere a dieta lo Stato e continuano a perpetrare privilegi a favore di corporazioni protette. Risultato: fra i paesi Ocse l’Italia è quello nel quale più di tutti chi nasce ricco rimane ricco e chi è povero rimane povero, mentre l’alta imposizione tiene lontano gli investitori esteri e impedisce alle nostre imprese di innovare nonostante la proverbiale creatività degli italiani. Berlusconi, dopo aver sprecato miliardi di euro per Alitalia, ci viene a dire che non ci sono le risorse per la riforma fiscale da lui appena promessa, e con una faccia di bronzo che più di bronzo non si può viene a vantarsi di non aver aumentato le tasse nel 2009, quando è delittuoso non volerle ridurre. Se continuerà a cedere ai diktat di Tremonti e degli alleati, allora, a partire dal Veneto sarà inevitabile il sorpasso della Lega. E dopo quello della Lega ce ne saranno altri.

(La Voce di Romagna, 24/1/2010)

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