Demagogia, ideologia e statalismo. Così nasce la guerra di Rosarno

Prove di guerra civile a Rosarno, paesino in provincia di Reggio Calabria e della regione più disastrata d’Italia (la Calabria), nonché emblema di tutto ciò che non è, e che dovrebbe essere, un paese civile. A Rosarno è andato in onda il fallimento di una nazione intera, della sua incapacità di affrontare i suoi problemi, dall’immigrazione, all’atavico problema del Mezzogiorno, per finire a un fisco per troppi in sopportabile.

L’immigrazione, come tanti altri problemi, è sempre stata trattata con quel mix di approssimazione e approccio ideologico che ci contraddistingue. Lo scontro ideologico tra, chi come la Lega, grida al lupo al lupo, e una sinistra che vorrebbe far entrare tutto e tutti, non può che produrre un turbinio di chiacchiere e scambi di insulti. Eccezion fatta per il Ministro dell’Interno Maroni, le cui richieste di maggior severità sono del tutto condivisibili, la Lega sbraita pur sapendo che molte fabbriche del nord chiuderebbero senza “negher” per mancanza di personale. La sinistra è ancor più colpevole. Con il suo imperdibile difetto di ragionare per ideologia ha fatto degli immigrati dei dannati della terra di fanoniana memoria a cui tutto concedere, perché tanto l’Occidente capitalistico ha torto a prescindere in quanto endemicamente ingiusto e corrotto. Notizie di immigrati che delinquono fanno ormai parte della nostra quotidianità e chi, come i post-comunisti o la (ahimé) maggioranza dei sacerdoti, parla irresponsabilmente di razzismo, dovrebbe guardare qualche numero. Come quelli che sociologo di sinistra Luca Ricolfi ha sciorinato nel suo Ostaggi dello Stato, che ci dicono che riguardo agli stranieri presenti nel nostro paese, il tasso criminalità di quelli regolari è circa 3 volte superiore rispetto a quello degli italiani, mentre quello degli stranieri irregolari (gli immigrati clandestini) è superiore di ben 28 volte!

Ma l’atteggiamento prevalente a sinistra è ben rappresentato da quanto accaduto a un altro sociologo d’area: Marzio Barbagli, che nel suo libro, Immigrazione e sicurezza, edito dal Mulino, fissa l’impressionante impennata di stupri compiuti dagli extracomunitari: dal 9% al 40% negli ultimi 20 anni, con romeni, marocchini e albanesi a guidare la classifica. Una volta superato il blocco mentale e ideologico (come egli stesso ha ammesso), che gli impediva di vedere la correlazione tra ondata migratoria e aumento dei crimini, ha capito che invece dei dati erano le ipotesi di partenza che assolvevano l’immigrato a priori a essere sbagliate. Per reazione, alcuni colleghi gli hanno tolto il saluto, come lo stesso Barbagli ha ammesso: “Sì, alcuni. Poi ce n’erano altri che, pur sapendo che avevo ragione, mi dicevano che quelle cose non andavano comunque scritte”. Sì, insomma, se la realtà non si piega all’ideologia e all’interesse di partito, peggio per la verità. E per chi la racconta.

Quanto accaduto a Rosarno, però, è frutto soprattutto dei problemi del nostro Mezzogiorno, sviluppatosi negli anni al di fuori delle regole di un paese moderno. Un Mezzogiorno che vive di nero, senza il quale la sua economia non potrebbe sopravvivere. Colpa di un sistema fiscale vessatorio che colpisce il lavoro e che solo il nord è in grado di sopportare. E pure a fatica. E laddove il lavoro nero è la regola, l’unica immigrazione che prolifera non può che essere quella clandestina che di notte vive in tuguri disumani, poiché tutto non può che avvenire al di fuori delle regole. Anche su questo Sinistra e Lega devono fare ammenda. La prima, invece di sbraitare contro l’evasione dovrebbe fare il mea culpa per avere incoraggiato e legittimato per decenni sia l’espansione dello Stato nell’economia, sia la creazione di un fisco vessatorio nei confronti di imprenditori e professionisti, visti come nemici di classe, e dei lavoratori, tanto amati a parole, ma assai poco nei fatti. La Lega, pur interpretando il sacro santo bisogno di sicurezza dei cittadini di fronte all’aumento dei reati avvenuti in seguito all’attuale ondata migratoria, ha altrettante colpe. Se oggi strati troppo ampi della nostra economia (soprattutto al sud) possono sopravvivere solo grazie al lavoro nero in virtù di un fisco vessatorio, è perché chi, come la Lega, ha da sempre ostacolato la riduzione delle tasse impedendo una doverosa riduzione del peso dello Stato, mettendosi di traverso nel 1994 alla coraggiosa quanto opportuna riforma delle pensioni attuata dall’allora governo Berlusconi, e oggi all’abolizione delle province. Insomma, sbraita contro Roma ladrona, ma alle sue rendite politiche non rinuncia.

Purtroppo, i demagoghi che impazzano nel nostro paese non capiscono che l’immigrazione può dare buoni frutti solo in un contesto economico dinamico e non irretito da troppe regole. L’immigrato, che per il solo fatto di lasciare il proprio paese (pur povero) per mettersi totalmente in gioco dimostra di essere una persona con un certo spirito di iniziativa, ha solo bisogno di opportunità. Quelle opportunità che un ambiente corporativo e iper regolamentato come quello italiano nega, agli immigrati, come ai giovani laureati italiani, che infatti a loro volta emigrano verso paesi con economie più libere. E se gli immigrati trovano un contesto economico e giuridico anti-concorrenziale volto solo a protezione di posizioni di potere già acquisite, il loro spirito di iniziativa non potrà esplicitarsi che nei settori illegali, come dimostrano le quote di mercato da essi acquisite nello spaccio di droga. E per chi non entra nel giro della criminalità c’è solo la disperazione. Come per gli sventurati di Rosarno.

 

(La Voce di Romagna, 10/1/2010)

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  1. #1 di Leonardo Facco il gennaio 10, 2010 - 11:11 am

    Che dire? Disamina, a mio parere, quasi perfetta. Un solo appunto: Il ministro Maroni oggi richiede meno tolleranza, ma dimentica che la attuale situazione è figlia anche di una legge inefficace e burocratica che prende il nome di “Bossi-Fini”, legge grazie alla quale i clandestini ed i criminali l’hanno sempre potuta fare franca!

  2. #2 di godzilla il gennaio 10, 2010 - 12:01 pm

    ma che riforma delle pensioni ! chi ha lasciato i contributi non l’ha vista, una pensione decente, me chi sta lavorando non potrà vederla ! chi parla di riforme magari fa parte dei servizi o è comunque spesato di tutto, e non è perciò autorizzato a rompere i c… a chi lavora: se gli schiavi in theronia si ribellano e scappano mica è colpa degli altri, no? provate a lavorare , prima di parlare di lavoro! ho saltato i pasti come tutti qui, mangiavamo ogni tre giorni perchè non avevamo i soldi, non accettiamo ordini da chi non può finire come siamo finiti noi; addio noi abbiamo creato un nostro sistema economico.

  3. #3 di Saverio il gennaio 10, 2010 - 2:55 pm

    Bel mucchio di sciochezze, queste si ideologiche!
    1) Basterebbe avere un minimo di conoscenza della Calabria per capire chi sono i VERI delinquanti!!!
    Cioè vale a dire, in totalità o quasi, italiani doc al 100%. Si tente di far ricadere al clandestino che scippa la responsabilità di una situazione di assoluta illegalità che è frutto unicamenti degli italiani.
    2) Ancora si ha il coraggio di raccontare la squallida e schifosa frottola del peso fiscale in italia! E che dire di quella gran massa di autentici porci delinquenti italiani che han fatto la file in banca per far rientrare, a costo prossimo allo 0 assoluto, un montagna di quattrini R.U.B.A.T.I. evadendo le tasse o frutto di attività illecite, alla faccia di quelli che le tasse la pagano tutte?
    MA ANDATE A CAGARE!!!!!!!!11
    IL VS. NANETTO NON LO VOTO MANCO SE CROLLA L’UNIVERSO DALLE SUE FONDAMENTA!

  4. #4 di Francesco il gennaio 10, 2010 - 5:07 pm

    I concetti e le osservazioni sono originali perchè nessuno più “pensa” e analizza, ma molti si affidano alla logica della contrapposizione e del “politically correct”. Finalmente ho trovato chi non ha paura di dire come la pensa -e che sa prima pensare-. Una aggiunta. Ma la sinistra, oltre ad aver concordato anni fa la desistenza, non cercava di allearsi con la Lega, poco tempo fa? Altro che inciuci! O forse “è politica” ?

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