Perché le piazze occidentali qualche volta restano vuote

In questi giorni da Teheran stanno giungendo notizie a dir poco preoccupanti. Il regime degli Ayatollah, sempre più inviso al proprio popolo, sta usando le armi estreme di cui dispongono i regimi totalitari quando questi si trovano sull’orlo del baratro: la repressione e la censura. Censura le cui falle si aprono tanto più quanto cruenta è la repressione.

Eppure, c’è un silenzio assordante: quello delle piazze occidentali. Certo, in Occidente questi sono giorni di festa e freddo intenso, ma sappiamo tutti che le piazze resterebbero vuote anche con la più gradevole delle primavere. Del resto, le piazze vedono da sempre come protagonisti i membri della più sudicia melma collettivistica, quella socialista a cavallo fra Ottocento e Novecento, quella nazifascistoide negli anni Venti e Trenta e quella filo-comunista dal dopoguerra a oggi. Difficilmente le piazze vengono riempite da chi anela alla libertà individuale, perché, di solito, le persone libere non amano essere irreggimentate in falangi umane urlanti a comando. Di solito, ma non sempre. Chi anela alla libertà scende in piazza proprio quando il clima di oppressione si fa intollerabile come sta accadendo oggi in Iran, anche se tra coloro che hanno mobilitato la piazza ci sono persone dal curriculum liberale piuttosto improbabile come Moussavi, che nonostante venga etichettato come riformista, negli anni Ottanta fu Primo Ministro del regime khomeinista e non si risparmiò quanto a torture, comportandosi come un Ahmadinejad qualsiasi, allora ufficiale della polizia segreta addetta alle torture dei prigionieri politici.

In ogni modo, benché i marxisti occidentali abbiano da sempre visto la religione come l’oppio dei popoli, nel senso che Lenin dette a tale espressione (coniata da Marx con ben altro significato), tra Islam e Marxismo c’è sempre stata una corrispondenza di amorosi sensi, turbata soltanto dal conflitto afghano-sovietico dei primi anni Ottanta. La verità è che per i marxisti e i post-marxisti occidentali (e sono ancora tanti) tutto ciò che è nemico del cristianesimo e del capitalismo è cosa buona e giusta, proprio dovere e fonte di salvezza Non è un caso che negli anni Settanta, i terroristi della Raf (Rote Armee Fraktion), le Brigate Rosse tedesche, andassero a “istruirsi” proprio nei campi palestinesi. Inoltre, Alexandre Del Valle, nel suo Verdi Rossi Neri, appena uscito per Lindau, ci ricorda come Horst Mahler, ex-avvocato del terrorista della Raf Andreas Baader (quello della famigerata banda baader-Meinhof), abbia partecipato nell’ottobre del 2002, ad Amburgo, al meeting del partito fondamentalista Hizb Ut-Tahrir di Omar Bakri Muhammad, famoso per la sua ammirazione per Hitler, per il suo antisemitismo ossessivo e per i suoi rapporti con Al Qaida. E non da meno è stato il celebre linguista americano di estrema sinistra Noam Chomsky, icona del movimento No Global, che nel maggio del 2006 si è incontrato con il leader degli Hezbollah libanesi (longa manus del regime iraniano in Libano) Hassan Nasrallah, elogiandone l’insistenza a voler conservare le armi opponendosi alle decisioni delle Nazioni Unite.

Concordanze tra Islam e Bolscevismo erano state notate anche da Bertrand Russell, il quale sosteneva che “Il bolscevismo combina le caratteristiche della rivoluzione francese con quelle dello sviluppo dell’Islam”. E che “L’Islam e il Bolscevismo hanno entrambi una finalità pratica, sociale, materiale, il cui unico scopo è di estendere il loro dominio sul mondo”. Infatti, anche per Lenin “il mondo musulmano, sin dalle sue origini offre il quadro di uno specifico universo politico creato da un movimento ideologico in espansione”. Mentre secondo il filosofo francese ex-marxista André Glucksmann. “L’Islamismo sostituisce la lotta laica finale del comunismo con l’apocalisse teologica, i suoi meccanismi funzionano allo stesso modo in tutte le società di cui si impadronisce. È un veicolo di terrore. In nome di un avvenire radioso tutto è permesso: il nichilista, il fondamentalista islamico, il bolscevico o il fascista non indietreggiano di fronte a nulla”. Non è un caso che l’intesa tra movimenti No Global e militanti dell’Islam avvenga sul terreno dell’antisionismo (associato all’antiamericanismo), che si esprime in difesa dei palestinesi, popolo “oppresso” dagli israeliani “capitalisti”.

La verità è che le piazze dell’Occidente libero sono da sempre popolate da persone che trovano nelle grandi organizzazioni collettiviste, di destra e di sinistra, un humus per dare un senso alla propria esistenza. Naturalmente, io non mi riferisco a chi sciopera per ottenere migliori condizioni di lavoro, ma ai piazzaioli politici, la cui violenza sistematica non è mai casuale. In queste piazze c’è l’odio degli stolti e l’invidia dei mediocri, che pur di vedere in catene il proprio vicino, il pizzicagnolo all’angolo, l’ebreo o il Berlusconi di turno, è disposto a sopportare i ceppi egli stesso. Questo è il clima che da sempre si respira nelle piazze occidentali. Che non a caso in questi giorni sono vuote.

 

(La Voce di Romagna, 31/12/2009)

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  1. #1 di Debris il gennaio 10, 2010 - 3:38 pm

    ma sappiamo tutti che le piazze resterebbero vuote anche con la più gradevole delle primavere.

    Questo lo sai tu.

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