Strangolare abbracciando

Il 9 novembre scorso si è festeggiato il ventennale del crollo del Muro di Berlino, simbolo della Guerra Fredda. Due anni dopo sarebbe crollata l’Unione Sovietica, a suggellare la fine del comunismo. Ma a vent’anni di distanza dalla sua morte, il comunismo sembra godere in Europa e, soprattutto in Italia, di ottima salute.

Forse non tutti sanno che le istituzioni europee si sono formate in un clima di convergenza tra l’allora presidente sovietico Mikhail Gorbaciov e i leader dei principali paesi socialisti dell’allora Cee, antesignana dell’attuale Unione Europea. Almeno questo ci racconta EURSS, il libro uscito nel 2007 per Spirali, scritto dall’ex-dissidente sovietico Vladimir Bukovskij e da Pavel Stroilov, giovane studente presso l’Università Statale di Studi Umanistici di Mosca, che dopo essere riuscito a trovare la password per entrare negli archivi della Fondazione Gorbaciov e carpire notizie riservate, ha dovuto chiedere asilo politico in Gran Bretagna. Del resto, la Russia di Putin per certe cose non è troppo diversa dall’Unione Sovietica. E nemmeno dall’UE, verrebbe da dire. In ogni modo, tutto ha inizio il 26 marzo 1987. Quel giorno il Politburo del Comitato centrale del Pcus decise per gli anni a venire la politica dell’Urss nei confronti dell’Europa occidentale, all’insegna dello “Strangolare abbracciando”. Preso atto del fallimento dell’esperimento sovietico e tenendo conto che gli altri regimi comunisti dell’Europa dell’est stavano già fraternizzando con l’Occidente, Gorbaciov tentò di strizzare l’occhio all’Europa occidentale per portarla nella propria orbita e sottrarla all’abbraccio mortale (per l’Urss) degli Stati Uniti.

Insomma, una sorta di finlandesizzazione dell’Europa, a cui la NATO era d’ostacolo, per cui, l’obiettivo, più che dividere l’Europa occidentale dagli Stati Uniti, era eliminare questi dall’Europa. Per questo, furono contattati i leader dei partiti socialisti e comunisti occidentali, dal comunista italiano Alessandro Natta, al socialista spagnolo Francisco Ordoñez, ai tedeschi Hans-Jochen Vogel e Willy Brandt, passando per l’allora Presidente della Repubblica francese François Mitterrand, agli inglesi Kenneth Coats e Ken il rosso, al secolo Ken Livingstone. Secondo i propositi di Coats “La creazione di un’infrastruttura di cooperazione fra i due parlamenti (europeo e sovietico) consentirà […] d’isolare i leader di destra nell’Europarlamento (e in Europa), i quali contano sul crollo dell’Urss”. La strategia consisteva nel trasformare il Comecon (la Cee del Patto di Varsavia) in un mercato comune sul modello europeo e, contemporaneamente, modificare le strutture della Cee in direzione socialista così da creare un’omogeneità Cee e Comecon, creando così i presupposti per un’integrazione tra Europa occidentale ed Europa comunista. All’atto pratico, si trattava di influenzare in tutti modi la politica degli stati europei, consentendo alle forze più “progressiste” di arrivare al potere.

L’allora presidente della Commissione Europea Jacques Delors, attraverso l’amico Georges Berthoin, dette vita a una serie frenetica di incontri con l’Urss. A tal riguardo le parole di Berthoin con i sovietici sono eloquenti: “ Delors è un uomo in grado di influenzare la posizione degli altri paesi e dal quale dipende molto la futura posizione delle Comunità Europee”. Convinzione di Berthoin era che l’Europa dovesse avere un ruolo “autonomo” rispetto agli Usa, per ottenere il quale il sostegno dell’Urss era necessario. A tal riguardo, è emblematico lo scambio di idee avvenuto nel 1990 tra Gorbaciov e l’allora Primo Ministro francese Michel Rocard, che disse: “La nostra strategia a lungo termine consiste nell’indebolire il dominio americano in Europa. Vogliamo creare un reale contrappeso al dollaro americano, allora potremo comportarci non più in modo così conservatore nei confronti del terzo mondo”. Al che Gorbaciov rispose: “Dobbiamo guardare al futuro. Ciascuno deve fare la sua parte per la causa comune”. “Lei ha ragione”, rispose Rocard, “Ora la Francia e l’Urss sono complici nella causa per la pace”.

Insomma, quelli furono i sentimenti che sovrintesero alla nascita delle istituzioni europee. Antiamericanismo e socialismo. Tanto che, nonostante il crollo dell’Unione Sovietica e il venir meno dell’esigenza di coordinare i processi di sviluppo di Cee e Comecon, l’Europa nacque sul modello sovietico. Il deficit democratico cresceva, la burocrazia si moltiplicava, menzogna e coercizioni aumentavano e i cittadini diventavano sempre più irrilevanti. Scopo del progetto, la costituzione di un super Stato europeo modello Urss. La stessa costituzione è lunga e fumosa come il Capitale di Karl Marx. Purtroppo, però, l’esperienza sovietica ci dice che gli esperimenti utopistici danno sempre risultati diametralmente opposti a quelli voluti dagli utopisti, soprattutto quando questi esperimenti non sono altro che il tentativo di una nomenklatura socialista in bancarotta di salvare il proprio potere.

 

(Ragioni dell’Occidente, 3/12/2009)

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  1. Anonimo

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