Un altro passo nella battaglia per la libertà di Giorgio Fidenato

Ieri mattina, presso il tribunale di Pordenone, si è tenuta l’udienza che ha visto coinvolto Giorgio Fidenato, Presidente degli agricoltori federati del Friuli, chiamato in causa dall’Inps per il mancato versamento dei contributi previdenziali dei propri dipendenti.

Fuori dal tribunale c’era un gruppetto ben nutrito di una sessantina di persone di varie associazioni, tra cui il Movimento Libertario (di cui Fidenato fa parte) con il suo presidente Leonardo Facco, la Life (Liberi Imprenditori Federalisti Europei), da tempo impegnata in battaglie per la libertà d’impresa, un nutrito gruppo di Radicali e molti cittadini privati. Presenti anche le telecamere della Rai. Fidenato non vuole adempiere agli obblighi di legge relativi al suo ruolo di sostituto d’imposta, adducendo che ciò comporta il dover fare l’esattore gratis per conto dello Stato. In soldoni, Fidenato ha respinto al mittente le cartelle esattoriali degli ultimi 4 mesi. Così, ha dato ai suoi dipendenti – previo loro consenso – lo stipendio lordo, fornendo loro indicazione in merito a quanto e a dove pagare. Cosa che i dipendenti hanno fatto, ma l’agenzia delle entrate ha rifiutato il pagamento. Da qui l’autodenuncia di Fidenato e il ricorso dell’Inps, con l’udienza di ieri. L’intento di Fidenato è portare la disputa di fronte alla corte costituzionale.

L’udienza si è conclusa con un rinvio al 28 gennaio 2010, ma con un provvedimento che lascia ben sperare Fidenato: la sospensione dell’esecutività delle cartelle esattoriali. Segno che, evidentemente, le motivazioni addotte da Fidenato non sono manifestamente infondate, altrimenti il giudice avrebbe immediatamente deciso di non porre alcuna questione di costituzionalità intimando lo stesso Fidenato di pagare il dovuto. Da Fidenato e i suoi legali trapela un certo ottimismo, in parte alimentato anche dagli esponenti della Life presenti a Pordenone che, a seguito dell’esperienza maturata in tante battaglie passate contro il fisco, conclusesi spesso con l’intimazione a pagare subito le cifre dovute, hanno sostenuto che la sospensione dell’esecutività delle cartelle esattoriali è un segnale significativo che può preludere a una sentenza positiva in favore di Fidenato.

Ma quel che fa veramente specie è la pochezza delle argomentazioni presentate dall’avvocato dell’Inps Paolo Bonetti, che nella sua memoria difensiva ha scritto, tra l’altro, quanto segue: “Curioso poi, in mancanza di giurisprudenza a suffragio della tesi avversaria, è il richiamo alla dottrina, ravvisata negli scritti di un “economista-giurista francese”, tal Pascal Salin, delle cui capacità e curriculum certamente non dubitiamo, docente universitario “tra i maggiori studiosi viventi dei sistemi finanziari dello Stato”, di cui viene citato a piene mani un testo che è tutto un programma: La tirannia fiscale”. E ancora: “Ma citare in questo contesto un saggio economico, per quanto acuto, arguto ed interessante, classificandolo tra la dottrina, e poi citare tale Carlo Zucchi in un articolo del giugno 2009 su La Voce di Romagna, è come menzionare (ci sia consentita la provocazione) – sempre la dottrina – Woody Allen nei dialoghi che caratterizzano uno dei suoi capolavori: il dittatore del libero Stato di Bananas”. E che dire dell’accorata difesa del “Povero Regio Decreto 1827”, quello che consente ai poveri lavoratori italiani di vivere tranquilli e garantiti, che “Dopo 74 anni di intenso, costante ed onorato servizio, ne viene – per la prima volta – messa in dubbio la costituzionalità e tutto a causa della crisi economico finanziaria e, perché no, anche degli attentati alle Twin Towers e magari della bolla immobiliare o dei mutui subprime”. Insomma, questi sono gli argomenti contro Fidenato. Questi sono gli argomenti che lo Stato adduce per rapinarci. Qualche barzelletta in croce, che non ha nemmeno il pregio di essere spiritosa.

A conclusione dell’udienza, il commento di Giorgio Fidenato è: “Viviamo in una realtà dove non vengono rispettate le più elementari libertà individuali. Noi del Movimento Libertario non promettiamo diritti (mi devono fare, me li devono dare). La reazione dell’Inps è stata di una pochezza culturale, di un’arroganza intellettuale che ci ha detto in sostanza: “Come vi permettete voi di mettere in discussione una legge che da 70 anni assicura tranquillità ai dipendenti”. Se opereremo con coerenza e rigore intellettuale li smaschereremo, mettendo in luce le contraddizioni dello Stato. Qual è la norma giuridica e morale che mi obbliga a fare un lavoro per un altro. Se il 28 gennaio il giudice opterà per un rinvio alla corte costituzionale ci divertiremo, perché questi signori non hanno argomenti plausibili. Mi è capitato di fare dibattiti con sindacalisti e questi, che dovrebbero difendere i lavoratori dicono: “Ma con tutti quei soldi in mano non sapranno amministrarsi, andranno a spenderli”. Quando poi lo Stato incentiva la gente a giocarsi tutto al Superenalotto o al Gratta e Vinci. Bel modo di dare un futuro alla gente”.

 

 

(La Voce di Romagna, 20/11/2009)

Annunci
  1. Tütt i dané in busta paga « Snow Crash

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: