Ma quelle idee hanno ancora troppi seguaci

All’indomani del crollo del Muro di Berlino, molti fecero l’errore di cercare di comprendere le cause del fallimento del socialismo reale. In realtà, occorrerebbe indagare sul perché il comunismo sovietico sia durato per ben 72 anni.

L’economista austriaco Ludwig von Mises capì, sin dai primi anni Venti, che il comunismo era un sistema sociale nel quale l’impossibilità di calcolo economico ne rendeva impossibile la realizzazione. Diversamente dall’economia di mercato, in cui i prezzi dei beni si fissano spontaneamente, nei sistemi pianificati gli uomini hanno la pretesa di fissare i prezzi essi stessi. Pensiamo a un’automobile. Occorre fissare il prezzo dei singoli pezzi, delle singole materie prime di cui sono fatti e poi dei salari dei lavoratori dell’industria dell’auto e del suo indotto, e poi ancora dei beni di consumo necessari al sostentamento dei lavoratori delle industrie in questione, per arrivare ai salari dei lavoratori delle industrie dei beni di consumo, in un processo infinito che nessuna mente singola o comitato di saggi sarà mai in grado di attuare. Le informazioni di cui dover disporre per pianificare sono infinite e non si saprebbe da dove cominciare. Invece, grazie ai paesi a economia di mercato, i pianificatori sovietici hanno avuto almeno un punto di partenza nella fissazione dei prezzi di beni e servizi, così il comunismo, invece che un sistema impossibile, si è rivelato solo fortemente inefficiente, sopravvivendo a se stesso per oltre 70 anni, con magazzini pieni di cose inutili e file di fronte ai negozi per le cose necessarie. Del resto, questo accade quando si dà ascolto a pianificatori che si reputano onniscienti, invece di venire incontro alla domanda dei consumatori su un mercato libero.

Nato con lo scopo dichiarato di elevare le condizioni di vita dei lavoratori, il Marxismo ha finito per privilegiare burocrati, scienziati, manager (pubblici, naturalmente), ed esperti liberi di sbagliare sulla pelle altrui. Forse, perché più che dall’amore nei confronti dei lavoratori, era inconsciamente originato dall’odio verso gli imprenditori da parte di quegli intellettuali alienati, che proprio non riescono a digerire che persone di scarsa o nulla erudizione culturale abbiano successo e godano di maggior prestigio di chi, come loro, sacrifica un’esistenza a studi che la società non mostra di apprezzare. In realtà, le uniche conquiste operate dai lavoratori si sono avute proprio nell’“oppressivo” Occidente capitalistico. Occidente nel quale, purtroppo, l’ideologia comunista, sconfitta dalla storia, continua ad avere non pochi estimatori. Non è del resto un caso che proprio l’ex Germania Est, fra i paesi ex-comunisti non balcanici, sia stata quella che ha incontrato più difficoltà, perché mentre gli altri paesi hanno adottato politiche liberiste che hanno creato sviluppo, l’ex DDR è passata dal socialismo reale a quello dell’ex Germania Ovest.

Preso atto del fallimento del Marxismo-leninismo, quel che è rimasto sono l’egualitarismo politically correct che vorrebbe uguali uomini e donne, l’anti-cattolicesimo, il terzomondismo che porta a tacciare come razzista chiunque osi criticare l’Islam o a difendere Israele, e quella presunzione “fatale” che nel secolo scorso ha convinto i comunisti di essere in grado di dirigere l’intera società in base a un piano prestabilito (salvo poi ricorrere a stermini di massa in caso di insuccesso), e oggi fa creder loro di potere e dovere “indirizzare” il mercato sulla base di motivazioni di carattere etico (loro sanno quel che è giusto per tutti) ed efficientistico (loro sanno come si fa a far le cose). Oggi come allora, i post-comunisti si ritengono i detentori del monopolio del bene e della conoscenza gnostica in grado di spiegare i meccanismi reconditi che regolano il funzionamento della società. Magari, viene poi spontaneo chiedersi come mai, se la sanno così lunga, non creano un’impresa facendo in proprio quel che fanno con i denari altrui. Forse perché perdere i propri dispiace? Mah!

In realtà, dopo la Riforma Protestante e la Rivoluzione Francese, nella sua accezione giacobina, il Marxismo altro non è stato che l’ennesima utopia sanguinaria che ha attraversato la storia moderna. Forse la più sanguinaria, perché si è avvalsa dell’apporto di quell’autentico strumento di sopraffazione che è lo Stato Moderno, messo per giunta al servizio del desiderio infantile di un mondo senza il male e senza quel conflitto, in realtà inevitabile, tra libertà e necessità. Un mondo dei sogni nel quale prende vita quell’unio mystica tra uomo e natura che Mao Tse Tung chiamava la Grande Armonia. Il che spiega perché in un’epoca caratterizzata dalla progressiva desacralizzazione del mondo, il Marxismo ha suscitato un così straordinario e intenso appeal. Oltre alla rimozione delle sofferenze materiali e morali attraverso la creazione del Regno dell’abbondanza e della libertà, esso ha promesso anche l’estinzione del “bisogno religioso” e quindi dell’angoscia dell’uomo di fronte alla vita e alla morte. Ciò ha fatto del Marxismo un surrogato ideale delle religioni salvifiche, un’antireligione che intende spazzare via le religioni esistenti, facendo dell’umanità la redentrice di se stessa. Solo che questo equivale a teologizzarla, a restaurare il sacro. Come ben rilevato da Luciano Pellicani: “Il nirvana comunista si configura come uno stato di pienezza totale e di appagamento completo, che in termini psicanalitici può essere descritto come il superamento del trauma della nascita attraverso una sorta di ritorno in uterum”. Tale ritorno, infatti, significherebbe per l’uomo “ritrovare il paradiso perduto e identificarsi con Dio”. E a Dio tutto è concesso. Persino sterminare 100 milioni di persone.

 

(La Voce di Romagna, 10/11/2009)

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  1. #1 di LucaF. il novembre 11, 2009 - 4:04 am

    Buongiorno le lascio qualche appunto al suo articolo:

    Pellicani ha semplicemente citato Rothbard vedi su Mises.org art: http://www.mises.org/story/3769
    Altra questione non capisco che senso abbia paragonare la riforma protestante al marxismo.
    La riforma protestante è proprio una delle religioni cristiane in seguito bandite dal comunismo.
    O lei crede che sia solo vera religione il cattolicesimo, che si basa su una monarchia teocratica statalista?.
    E che (a discapito delle stramberie dell’ultimo Rothbard), riesuma Marx (come ha commentato pure Lottieri su IBL?)e ha da sempre fomentato la logica assistenzialista consumeristica.
    L’anticattolicesimo se in nome CEI e Chiesa si chiama antipapismo (vedi Locke e Jefferson) e questo le assicuro che è presente anche nell’elettorato di centrodestra senza ledere le libertà dei singoli credenti.
    Ovviamente piena libertà di espressione dei cattolici credenti, i quali in politica sono per lo più dei talebani opportunisti.
    Ultima considerazione la sua frase:

    “Le informazioni di cui dover disporre per pianificare sono infinite e non si saprebbe da dove cominciare. Invece, grazie ai paesi a economia di mercato, i pianificatori sovietici hanno avuto almeno un punto di partenza nella fissazione dei prezzi di beni e servizi, così il comunismo, invece che un sistema impossibile, si è rivelato solo fortemente inefficiente, sopravvivendo a se stesso per oltre 70 anni, con magazzini pieni di cose inutili e file di fronte ai negozi per le cose necessarie. ”

    Sembrerebbe quasi che l’economia di mercato, di fatto sia stata complice più che vittima del comunismo.
    Ritengo che l’autarchia comunista collettiva, guardasse poco alle quotazioni di mercato degli oggetti e materie oltrecortina.
    Le cifre erano pura teoresi aprioristica d’obbiettivo pianificato da parte del soviet senza minimo contatto con la realtà.
    Per il resto concordo in gran parte con lei.
    Saluti da LucaF.

  1. nirvana comunista « Tubo di scappamento

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