Il sentire comune popolare violentato dalle élites culturali

In questi giorni, la guerra civile tra élites politico-culturali e cittadini sta conoscendo un’intensificazione quanto mai virulenta. Dal caso Marrazzo alla sentenza di Strasburgo sui crocifissi, il sentire comune popolare, che queste élites hanno sempre preteso di rappresentare, è stato letteralmente aggredito e violentato nei suoi aspetti più profondi.

Da giorni, in molti a sinistra si stracciano le vesti per via del fatto che l’opinione pubblica ha sanzionato in modo differente i comportamenti di Marrazzo da quelli di Berlusconi. A parte l’elemento più squisitamente politico, per cui Berlusconi è sempre il peggiore per definizione (se fosse stato lui ad andare a trans e Marrazzo con le escort…poveri trans), non può essere sfuggito ai più che molti polemisti di sinistra non mandino giù il fatto che l’opinione pubblica si “ostini” a considerare più disdicevole andare a trans, piuttosto che andare con le donne. A questa minoranza agguerrita le leggi di natura proprio non vanno giù. La normalità li affligge. Come diceva l’apologeta del Marxismo Georgy Lukacs, se i fatti non corrispondono all’ideologia, peggio per i fatti. Purtroppo, però, questa élite è minoritaria nel paese, ma tremendamente presente là dove conta, ossia nella politica, nelle istituzioni non elettive (prima fra tutte la magistratura), nella scuola e nelle università pubbliche (pagate con i soldi altrui) e nei media, soprattutto quelli pubblici. E soprattutto nei programmi Tv e nel cinema, anch’esso assai spesso foraggiato da denaro pubblico, gli omosessuali sono del tutto sovraesposti e artatamente usati come simboli di un’oppressione esercitata su di essi da una società raffigurata come moralmente corrotta da secoli di cristianesimo e dal libero scambio.

E quel che vale per l’Italia, vale ancor più per l’Europa. La sentenza della Corte Europea di Strasburgo che ordina di togliere i crocifissi dalle aule scolastiche perché “limitano la libertà religiosa”, è una vera e propria aggressione culturale nei confronti del popolo italiano, colpevole di non volersi uniformare al totalitarismo laicista e anti-religioso perpetrato da un’élites politico-giudiziaria che vorrebbe plasmare l’Europa a propria immagine e somiglianza. Come ha rilevato il sociologo cattolico Luca Diotallevi, l’Europa ha adottato un concetto di laicità positiva basata sul modello francese. “Un concetto gemello della forma di dominio, per esempio, della politica sull’economia, che soffoca quindi ogni espressione di tipo liberale”. Invece, il crocifisso non è una limitazione al pensiero di ognuno, ma il fondamento della libertà religiosa. E non è un caso che tra i giudici che hanno emesso la sentenza in questione ci sia Vladimiro Zagrebelsky, fratello maggiore di Gustavo, ex giudice della nostra Corte costituzionale nominato da Scalfaro e opinionista di Repubblica, esponente del laicismo più integralista, nonché custode dell’attuale status quo giuridico, basato su quell’ideologia positivista ottocentesca che la Chiesa ha sempre avversato. Ideologia che lascia la possibilità al principe di turno, sia esso il legislatore, sia esso un consesso di giuristi “illuminati”, di imporre più o meno discrezionalmente la propria volontà attraverso interpretazioni del tutto soggettive.

L’ordine naturale delle cose dice che uomini e donne sono diversi e che i rapporti tra uomo e donna sono cosa diversa da un rapporto omosessuale? Secoli di storia ci dicono che la società aperta nata in Occidente è figlia del cristianesimo e della sua concezione della persona basata sulla libertà? Questi signori sono a tal presuntuosi e arroganti da infischiarsene di ogni ordine di cose e di ogni tradizione millenaria e sentenziano come più aggrada loro. Inoltre, mi chiedo quale odio muova persone come Soile Lautsi e Massimo Albertin, da spingerli a dedicare anni della loro vita a inoltrare ricorsi su ricorsi per togliere i crocifissi dalle scuole fino ad arrivare a Strasburgo. Persone che si abbeverano alle sacre fonti di Darwin e Odifreddi, a tal punto ideologizzate che il figlio Dataico, oggi ventunenne, si sentisse turbato dal fatto che “in classe, alle medie, c’erano tre crocifissi: ovunque ti giravi ti sentivi osservato”. Osservato? Da una cosa che simboleggia ciò che egli ritiene non esistere? Mah!

La vera questione, però, riguarda gli spazi pubblici, siano essi uffici pubblici, aule di tribunali, scolastiche e universitarie, per forza di cose sorgeranno controversie. Essendo pagati con i soldi di tutti, diventano bersaglio legittimo di lamentele. Meno ce ne sono e meglio è per la convivenza civile. Infatti, si può notare, riguardo alla comunità dei beni, che mentre Platone la riteneva utile per evitare “l’insorgere di motivi di contrasto […] a causa della divisione delle terre e delle case”, San Tommaso d’Aquino, che era frate e aveva alle spalle l’esperienza secolare della vita monastica cristiana, era invece del parere che con la proprietà privata fosse più garantita la pace tra gli uomini, contentandosi ciascuno delle sue cose, perché “tra quanti possiedono qualcosa in comune, spesso nascono contese”. Se certi bigotti laicisti, invece di intasare le aule giudiziarie e mettere zizzania nella società, si dedicassero alla lettura delle opere dei padri della Chiesa, ne avrebbero non pochi benefici. E noi con loro.

 

 

(La Voce di Romagna, 5/11/2009)

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