L’antipolitica di Berlusconi: la sua forza e la sua debolezza

Berlusconi e la politica sono come il latte e il limone. Davvero non si sposano. È inutile, Berlusconi davvero non corrisponde al mondo della politica. L’idiosincrasia è evidente. Al di là dei provvedimenti presi come Presidente del Consiglio, sono i comportamenti che assume che sono sempre, sistematicamente fuori posto, a cominciare dalle corna, per finire alle barzellette, non proprio degne di Winston Churchill.

Il tutto, senza tacere delle vanterie da galletto con i capi di governo donne degli altri paesi e alle galanterie di dubbio gusto nei confronti del gentil sesso. Come si fa a dar della velina al Presidente di Confindustria Emma Marcegaglia? Non che velina sia un’offesa. Anzi, da quando la sinistra le ha erette a simbolo della sciatteria femminile hanno acquistato senz’altro maggior dignità. Ma Emma Marcegaglia è tutto fuorché una velina. È una lady di ferro e ci tiene a farlo capire. Ma quel che più sconcerta nella condotta di Berlusconi è l’incapacità di porre un filtro tra se stesso e l’opinione pubblica, il che, per un uomo politico, è una mancanza imperdonabile. Va bene che dopo tangentopoli la parola “trasparenza” è diventata assai di moda. Va bene che Berlusconi si è presentato in politica con le stimmate dell’anti-politico, però non può mettere in piazza tutto. Riguardo alla trasparenza, questa è una caratteristica che ben si attaglia ai mercati o alla pubblica amministrazione, ma non al potere. Il prestigio del potere non è legato tanto all’esibizione della forza, quanto all’ermeticità, al silenzio, alle porte chiuse. De Gaulle scrisse che: “Il prestigio non può andare esente del mistero, perché si riverisce poco quel che si conosce bene”.

La Chiesa è sempre stata maestra in questo, come si può evincere dal fatto che dal Vaticano non trapeli quasi mai nulla. Del resto, le parole “segretario” e “sagrestia” vengono tutte e due dal latino secernere, mettere da parte, distinguere. Per vedere quanto l’eccesso di trasparenza sia deleterio, basta osservare la politica americana. Fareed Zakaria, nel suo Democrazia senza Libertà, uscito nel 2003 per Rizzoli, sottolineò come in seguito al Watergate si volle rendere la democrazia americana più trasparente. Si aprirono le porte del congresso ai cittadini e venne quasi del tutto abolito il voto segreto. Risultato: il cittadino non ha né tempo né voglia di andare a Washington a seguire lavori del congresso, a differenza dei lobbisti, che grazie alla possibilità di assistere ai lavori e all’adozione del voto palese oggi sono in grado di controllare più e meglio di prima l’operato dei politici da loro finanziati.

Come ci ricorda Régis Debray: “La porta sbattuta sul naso, la targhetta “ingresso proibito”, il servizio d’ordine che vi respinge con braccio muscoloso ricreano una situazione infantile”. È proibito andare nello studio di papà o andare in salotto quando ci sono ospiti. Ci sono discussioni alle quali i bambini non partecipano. Ma è proprio questo che rende la vita interessante e ci spinge ad ascoltare attraverso la porta o a sbirciare dal buco della serratura. Poi, arriva la terribile scoperta: le discussioni alle quali i bambini non sono ammessi sono anch’esse infantili. Infatti, nulla è più deludente delle banalità delle “alte sfere” e della scoperta che le conversazioni dei “grandi” di questo mondo non sono sostanzialmente diverse dalle nostre. Sempre Régis Debray ci ricorda che “I santuari di star e semidei, visti dall’interno, hanno anche loro gabinetti, macchie sul tappeto, olezzi di cucina: vi si sentono le stesse sfuriate e le stesse sciocchezze che si sentono a casa nostra”. Perché non è il sacro che esige il recinto, ma il recinto che fa il sacro.

Un uomo di potere deve essere una sfinge che non comunica i propri bersagli. Li fa fuori in silenzio. Non come Berlusconi che da Sofia fa sapere al mondo intero che Enzo Biagi, Santoro e Luttazzi gli stanno sulle scatole. Il rumore delle purghe di Stalin era quello discreto dei camion del latte durante la notte. Va bene che Berlusconi i comunisti li disprezza, ma nell’arte della guerra politica e della gestione del potere avrebbe molto da imparare da loro. Li osservi e tragga le sue conclusioni. O almeno ascolti persone scafate come l’ex Presidente Cossiga, che più volte ha lamentato la scarsa protezione di Villa Certosa in Sardegna o il fatto che Palazzo Grazioli fosse un porto di mare. Inoltre, non si può inveire contro Consulta e Capo dello Stato appena scesi da una macchina urlando in modo scriteriato le prime parole che ti passano per la mente, dando con ciò una sensazione di debolezza e difficoltà. Insomma, la politica, che è essenzialmente potere, e per essere efficace non deve essere trasparente. Per questo va tolta il più possibile dalle nostre vite. Invece, Berlusconi fa il contrario. Con lui al governo il potere dello Stato nell’economia e nelle nostre vite non è certo diminuito, mentre i palazzi del potere sono diventati una portineria da cui volano stracci a ogni piè sospinto.

 

 

(La Voce di Romagna, 15/10/2009)

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