Quando il patto fiscale salta non è mai colpa dei cittadini

Nessuno sembra capire che nei periodi di crisi c’è una quota consistente, seppur marginale di imprese che non riescono a far fronte ai propri impegni. Banche, fornitori, e pure il fisco non fa eccezioni. Anni fa venne concesso ad alcune squadre di calcio di rateizzare i propri debiti col fisco, anche in 23 anni se la squadra era romana. Possibile che l’indulgenza usata davanti a un circo di miliardari scompaia di fronte a imprese che rischiano di chiudere e lasciare a casa dipendenti che guadagnano tra i 1000 e i 1500 euro al mese? Perché se un fornitore è costretto ad attendere mesi per ottenere quanto dovuto (sempre che lo ottenga), lo Stato non fa altrettanto?

La verità è che lo Stato italiano penalizza sia le imprese con una burocrazia soffocante, sia i comuni virtuosi, come quello di Riccione, costretto ad anticipare i soldi ai creditori facendo scontare le fatture, come documentato sulla Voce di Riccione di ieri. L’economista francese Frederic Bastiat diceva che lo Stato è quella grossa finzione per effetto della quale tutti vivono alle spalle di tutti. E le reazioni seguite alle dichiarazioni di Manlio Maggioli lo confermano. Il segretario provinciale della Uil Giuseppina Morolli si lamenta che “Purtroppo in Italia, e a Rimini in modo particolare, le tasse le pagano i lavoratori dipendenti e i pensionati, mentre per buona parte degli altri evadere è diventato lo sport più diffuso”. Da che mondo è mondo, i governi tassatori tanto cari ai sindacati hanno sempre trovato più comodo tassare il lavoro, che è fisso, invece del capitale. Inoltre, parole come quelle di Roberto Musoni (“non pagare è come rubare”) testimoniano come il potere politico sia sempre molto abile a mettere i cittadini gli uni contro gli altri, magari facendo loro credere che se pagassero tutti pagheremmo meno. No, la storia insegna che quando la spesa pubblica va fuori controllo le tasse non bastano mai, perché rincorrono le spese. E, checché ne dica il Presidente della Provincia Vitali, quand’anche pagassero tutti, pagheremmo le stesse tasse di prima, perché i maggiori introiti andrebbero a finanziare ulteriori spese. Qui non si tratta di giustificare l’evasione, ma di prendere atto che se il patto fiscale è saltato non è colpa degli amministrati, bensì di una classe politica che ha ideato un fisco iniquo, esoso e disincentivante, a fronte del quale eroga servizi scadenti, obbligando i comuni virtuosi a tirare la cinghia, mentre una mano per quelli irresponsabili non manca mai.  

 

(La Voce di Romagna, 5/9/2009)

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  1. #1 di teo il settembre 13, 2009 - 12:01 am

    maggioli dice bene, ma è un ipocrita. è a capo di un gruppo editoriale che stampa materiale e crea software per la pubblica amministrazione. oltre, udite udite, ad essere concessionario per la riscossione di tributi e multe. ed anzi, proprio riguardo la riscossione delle multe, la maggioli editoriale è indagata (con la connivenza di amministratori corrotti) per lo scandalo dei semafori truccati, tarati in modo da multare automobilisti incolpevoli.

    http://forum.politicainrete.net/libertarismo/22704-senza-il-sommerso-addio-ricchezza-tu-quoque-manlio-fili-mii.html

  1. Leo 24! « Snow Crash

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