Alterando il rapporto tra risparmio e consumo cambia anche la morale

Uno degli aspetti più deteriori dell’inflazione è l’alterazione del rapporto tra risparmio e consumo. Deleterio, sia dal punto di vista strettamente economico, per quanto riguarda i conti di famiglie e imprese, sia dal punto di vista morale, perché, e questo è forse meno intuitivo, una maggior propensione al consumo tende a favorire una visione di breve periodo, a cui si associano comportamenti più istintuali e scelte meno ponderate.

Infatti, il risparmio consiste nel differire nel tempo i propri acquisti, il che acuisce il senso del limite fortificando la capacità delle persone di reprimere i propri istinti e la propria libido di fronte ai propri oggetti del desiderio. Quella in cui aumenta la propensione al consumo è una società in cui la capacità di fare progetti a lungo termine lascia posto a un agire finalizzato alla soddisfazione dei desideri più immediati senza preoccuparsi troppo del domani. Come disse John Maynard Keynes, l’economista-ideologo della società dei consumi: “Tanto nel lungo periodo siamo tutti morti”. Peccato che valutare le conseguenze dei propri atti e programmare il proprio futuro sono comportamenti che distinguono gli esseri umani dalle altre specie del regno animale. Del resto, non è casuale l’impressione di bestialità ravvisabile nei comportamenti delle giovani generazioni, improntati a un’istintualità sempre più evidente.

Nella società dei consumi, valori borghesi come sobrietà, parsimonia e decoro sono fuori posto, mentre la ragione sta sempre dalla parte di chi urla più forte. E lo stesso dicasi per valori come l’ordine e la disciplina. Vietato vietare, famoso slogan sessantottino, è il logico corollario di una società che per incentivare i consumi più sfrenati non può ammettere divieti e tantomeno punizioni. Sì, perché l’ideologia consumistica non contempla i no. Ogni desiderio deve essere esaudito, perché così si alimentano i consumi più inutili al solo scopo di innescare una spirale produttiva fine a sé stessa, tanto che il bene più scarso per il 95% delle famiglie occidentali è lo spazio, visto che le proprie case sono stipate degli oggetti più insignificanti.

Per alimentare la società dei consumi, quindi, si devono accontentare tutti sin da bambini, come diceva il Dottor Benjamin Spock, medico dell’infanzia padre del permissivismo educativo. Il fatto che in seguito si pentì delle sue teorie, un po’ come Keynes in economia, poco importa. Una volta applicate non fu più possibile tornare indietro. Il danno ormai era fatto. Come quelle keynesiane in economia, anche quelle di Benjamin Spock furono ciò di cui l’ideologia inflazionista necessitava, al pari dell’antifascismo in politica, che ha fatto scempio del concetto di autorità, trasformando in bersaglio tutte le figure che la rappresentavano, fossero queste il capufficio, il professore e, soprattutto, il padre; tutti etichettati, naturalmente, come fascisti. E in tempi di permissivismo educativo cosa ci sta a dire il padre? Figura adibita all’autorità, ai divieti e alle punizioni nella società di oggi diviene un reietto, mentre la discussione ai problemi è sempre più viziata da un approccio infantile e “materno” poco incline a far breccia in chi é adulto e responsabile. Del resto, l’attuale società del divertimento a tutti i costi, altro non è che il paradiso infantile di una totale felicità, tipica della vita preconscia nel grembo materno, mentre il padre dovrebbe costituire un modello che si vuole imitare e superare, con un’immagine che é tanto più costruttiva, poiché è fondata sulla realtà e ispira progetti per l’avvenire, come quello, assai carente oggi, di creare una famiglia e mettere al mondo dei figli. Il risultato di tutto ciò è che un maschio privato della sua funzione non può che diventare un frustrato e un violento, come testimoniano le continue aggressioni (non di rado sfociate in omicidi) a cui le donne sono sottoposte ad opera dei propri partner.

E se la famiglia è allo sfascio, lo stesso dicasi della scuola, in cui meritocrazia e disciplina sono bandite, con genitori che non esitano ad aggredire i professori se osano dare un brutto voto al proprio pargolo se fa scena muta in un’interrogazione. Del resto, nella scuola di oggi tutti devono andare avanti, tanto più se sono ignoranti, perché la cultura comporta riflessione e indipendenza di giudizio, valori del tutto antitetici alla società dei consumi. Di conseguenza, i giovani imparano poco e male ciò che studiano e non mostrano alcuna curiosità per tutto il resto, mentre il loro desiderio sembra assopirsi sempre più (tanto hanno già tutto) così da affogare nella noia per l’esistenza che combattono distruggendo quel che capita loro sotto mano. Il dolce stil novo della società odierna è formato da veline e gossip. E i suoi protagonisti sono personaggi come Paris Hilton, che nessuno ha ancora capito cosa sappia fare, o i coniugi Beckam, il cui successo è cresciuto non appena hanno cessato di primeggiare nella loro professione, divenuta del tutto secondaria di fronte alla loro esistenza quotidiana, tanto più monitorata e fotografata quanto più banale, piena di spese folli ed eccessi improntati al cattivo gusto. Ma oggi, il mondo dello spettacolo non contempla più il talento, perché questo contempla a sua volta fatica, sacrificio e sudore, valori poco spendibili nella società odierna. Una società massificata dove le persone si comportano in modo istintuale facendo la prima cosa che passa loro per la mente, infischiandosene del prossimo, dove vige una miriade di leggi e nessuna regola, dove nessuno sa più cosa è giusto e cosa è sbagliato o, per dirla con Nietzsche, in cui ognuno di noi vive al di là del bene e del male.

 

 

 

 

 

(La Voce di Romagna, 15/8/2009)

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  1. #1 di alf il agosto 19, 2009 - 10:17 pm

    Hai dimenticato di parlare delle mezze stagioni che non ci sono più.

  2. #2 di Davide Ciofetti il settembre 17, 2009 - 1:07 pm

    Sono d’accordo su questa fotografia globale (forse esageratamente pessimista, ma direi ke ci siamo). Mi piacerebbe però vedere un continuo, un altro post, un’azione locale, una focalizzazione, una ambientazione del discorso. Cosa occorre fare? Con chi parliamo di questo? Come trasformare quello che non va in opportunità per tutti (belli e brutti)? come dire a Nietzsche “ce l’abbiamo fatta!”?

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