La sinistra prigioniera dell’ideologia del bersaglio

E adesso, pure lo stupratore seriale! Mancava soltanto questo a rinvigorire la rissa all’interno del Partito Democratico, semmai ve ne fosse bisogno. Ormai la maggioranza può stare comodamente a godersi lo spettacolo, perché tanto fa (e soprattutto disfa) tutto l’opposizione. Liti all’interno del Pd, liti tra Pd e Di Pietro, liti continue tra Di Pietro e la lingua italiana. E ora, per non farsi mancare proprio nulla, ci si è messo persino Beppe Grillo. Per fortuna che almeno Mourinho non si occupa di politica.

Da Pdl e dintorni nessun accenno alla vicenda del presunto stupratore, eppure a sinistra volano stracci che è un piacere. Il Pd, più che in crisi sembra fuori dalla grazia di Dio. Davvero non si capisce più nulla, ognuno sembra pervaso da un insopprimibile desiderio di prendere a pallate chiunque gli capiti a tiro. La sindrome del bersaglio eretta a sistema. L’importante è scagliarsi contro qualcuno, con quale logica non importa, con quale criterio neppure. Se poi quel qualcuno è Berlusconi, allora tanto meglio. La campagna anti-Cavaliere di Repubblica sembra animata dallo stesso virus che ha colpito Antonio Di Pietro: i maître à penser della sinistra italiana che dispensano al volgo le istruzioni del buon vivere, a rimorchio del descamisado di Montenero di Bisaccia. Mamma mia, che tristezza vedere i republicones radical chic inseguire il killer della grammatica italiana. Insomma, l’anti-berlusconismo dà proprio alla testa.

Intendiamoci, i governi Berlusconi prestano il fianco a non poche critiche: dalla privatizzazione di Alitalia (un’autentica porcata), alle mancate liberalizzazioni, dai tentennamenti sulla riforma pensionistica, alle promesse non mantenute in merito alle ormai improcrastinabili riduzioni fiscali. Insomma, di armi da usare la sinistra ne avrebbe, ma continua a giocare quella spuntata di un’opposizione etica. Noi siamo buoni e giusti e voi siete disonesti e maiali. Il sociologo progressista Luca Ricolfi l’ha definito il “razzismo etico della sinistra”. Certo, uno pensa: Berlusconi ha tre Tv e una marea di conflitti di interesse. Vero. Peccato che i toni contro il Cavaliere siano gli stessi usati nel recente passato contro Craxi e Andreotti e nel passato un po’ più lontano nei confronti di un uomo probo come Alcide De Gasperi. No, la verità è che questi signori sanno fare solo questo tipo di opposizione. Se non sei con me sei contro di me, sei il male assoluto e non hai diritto a governare e fors’anche ad esistere. È l’ideologia del bersaglio.

E per un Berlusconi da colpire nello schieramento avverso, c’è un Veltroni da abbattere in quello proprio, e poi di seguito un Franceschini, e poi magari anche Bersani. Venghino signori venghino! Sì, insomma, siamo al tre palle e un soldo, perché l’unica cosa che conta è buttare giù qualcuno. E se il bersaglio non c’è lo si crea, perché ormai non se ne può più fare a meno. Eredi della tradizione giacobina (gli ex-Pci) e dell’eresia dossettiana (i prodiani), i membri del Pd non conoscono altro modo di far politica se non quello moralista e pieno di zelo di chi si sente nel giusto senza doverne dare spiegazione alcuna. A questo aggiungasi, poi, che quella attuale è la generazione dei”Ragazzi di Berlinguer”, colui che negli anni Ottanta disse di sentirsi più al riparo sotto l’ombrello della Nato che a quello dell’Urss, salvo smentire tutto il giorno dopo. L’inventore della questione morale e della “diversità” del Pci, secondo la quale tutti rubavano tranne il Pci, monopolista della virtù e redentore dei peccatori. Per quanto criticabile sotto diversi aspetti, Berlusconi viene attaccato per i motivi più sbagliati. Non fa parte del salotto buono della finanza; è l’uomo della Tv commerciale a colori che ha osato far divertire la gente, contro il cinema d’essai rigorosamente e pedagogicamente in bianco e nero; è l’uomo delle barzellette, mentre lor signori non solo non sanno far ridere, ma fanno sovente paura; è l’uomo che ha osato rivolgersi direttamente al popolo senza invocare la mediazione del Partito-Chiesa e degli intellettuali ad esso organici.

Infine, è l’uomo che non ha fatto il Sessantotto e che dai sessantottini predicatori del sesso libero viene accusato di essere quel libertino che molti di loro hanno sempre sognato di essere e che non sono mai stati. Davvero, questa generazione dei Veltroni e dei D’Alema, ai vizi antichi sta sommando i difetti odierni, all’infantilismo di sempre abbina l’arteriosclerosi di chi è già in là con l’età, di chi è diventato vecchio senza prima essere diventato adulto. Qua di adulti ci sono solo i cattolici, ma quello è un altro discorso, e manco questo piacevole. Insomma, quella del Pd è una classe dirigente che è cresciuta male e sta invecchiando peggio, e che non conosce altro modo di far politica se non la lite e la delegittimazione dell’avversario, ridotto sempre dapprima a nemico e poi a peccatore indegno di qualsiasi perdono. E lo stesso vale per la stampa fiancheggiatrice. Il frutto di tutto questo è un astio costante nei confronti di avversari politici interni ed esterni, e per quanti limiti abbia Silvio Berlusconi nella sua azione di governo, se dopo aver tolto la monnezza da Napoli riuscisse a toglierci dai piedi anche questa sinistra settaria e senza idee renderebbe un gran bel servizio all’Italia.

 

 

 

 

(La Voce di Romagna, 15/7/2009)

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