Bologna: quell’isola rossa chiusa a ogni cambiamento

Il cielo è scuro, l’aria è fredda e le raffiche di vento sono brevi quanto intense. Si preannuncia un temporale, ma non accade nulla. Solo due gocce. Un po’ l’immagine della Bologna politica. La fine del quinquennio di Cofferati, disastroso, poteva far presagire un cambiamento e invece niente. Del resto, i candidati che si opponevano al centrosinistra si sono fatti la guerra tra loro invece di farla a Flavio Del Bono, prodiano sostenuto dal Pd.

Già al primo turno, dopo 3 mesi di guerra fratricida tra Giorgio Guazzaloca e Alfredo Cazzola, non tirava buona aria per il partito del cambiamento. Gli ultimi sondaggi prima del 6 giugno davano Del Bono vincente al primo turno, stante l’alleanza con la sinistra radicale, mentre Cazzola “rubava” voti a Guazzaloca scalzandolo dal secondo posto, ma sempre in un gioco a somma zero, per cui i voti in più di uno significavano meno voti per l’altro. La sera del 7 giugno, ai primi risultati, Del Bono era al 52,77%, Cazzola al 27%, Guazzaloca a un deludente 12%. Nel collegamento di E-Tv da Palazzo D’Accursio vengono intervistati i passanti radunato davanti al tabellone che aggiorna i risultati in tempo reale. Passanti che sono per lo più vecchi compagni che, ognuno con le proprie parole, ripete il medesimo concetto: “Bologna è sempre stata rossa, perché si deve cambiare?”. Forse perché sta cadendo a pezzi. Ma quei vecchi compagni sono inossidabili, soprattutto nel cervello. Anzi, probabilmente sono così da sempre. Hanno saltato l’infanzia e l’adolescenza. Appena venuti fuori dal grembo materno erano già vecchi compagni. E forse non periranno. Tra 200 anni saranno ancora lì a fare gli stessi identici commenti. Inossidabili. Persino all’azione del tempo.

Eppure, man mano che venivano scrutinate le schede Del Bono scendeva, lento ma costante, dapprima sotto il 52%, poi sotto il 51%, per stabilizzarsi fra il 50,5 e il 51%. Poi, verso l’una di notte, ecco arrivare il settimo cavalleggeri dai quartieri Saragozza, San Vitale e Santo Stefano, con quest’ultimo, unico vinto dal centrodestra, nonostante Guazzaloca avesse spaccato il fronte anti-Del Bono. Anche il Savena, altro quartiere mancante all’appello, ma che a differenza degli altri tre di tradizione rossa, alla fine delude Del Bono e non gli assegna più di un 50%. È ballottaggio tra Del Bono (49,4%) e Cazzola (29,1%). Nonostante la sicurezza ostentata (e a ragione), l’espressione di Del Bono, intervistato a caldo verso le 2 di notte a ballottaggio ormai sicuro, è tesa, il volto stanco e tirato, che fa a pugni con i proclami (pienamente giustificati) di vittoria al secondo turno. Insomma, nonostante la campagna elettorale disastrosa di Cazzola e Guazzaloca, la mancata vittoria al primo turno di Del Bono nella capitale politica e culturale del centrosinistra è un brutto segnale.

A destra, nonostante si intuisca che non ci sono le condizioni per ripetere il ribaltone del 1999 al secondo turno, l’aria è quella leggera dello scampato pericolo e di chi non ha nulla da perdere tra 15 giorni. Atmosfera parzialmente guastata dalla notizia, la sera dopo, che avendo le liste collegate a Del Bono superato il 50%, il consiglio comunale avrà una maggioranza di centrosinistra anche nel caso di un’improbabilissima vittoria di Cazzola al ballottaggio. E questo grazie a una lista, Bologna 2014, messa su in quattro e quattr’otto da professori universitari e industriali in vista (tra cui spicca l’ormai ex-presidente della Virtus Claudio Sabatini) che con il suo 0,9% ha tolto voti alla lista del Prof. Pasquino, persona di sinistra che non ha voluto sostenere Del Bono. Insomma, l’aria di restaurazione che si respira è a tal punto spessa, che nemmeno i guai di Berlusconi l’hanno penetrata. La campagna elettorale per il ballottaggio è scivolata via per la prima settimana, ed è esplosa lunedì 15 con Cazzola che accusa Del Bono di aver usato fondi pubblici della regione per andare in vacanza con Cinzia Cracchi all’epoca in cui erano fidanzati e di aver agevolato la signorina in questione nella sua carriera nel settore pubblico regionale. Mossa che tradiva più la disperazione che una strategia ben precisa, come hanno confermato i risultati del ballottaggio che hanno visto un Del Bono vincere con oltre il 60% dei voti.

La verità è che 10 anni fa Romano Prodi, persona notoriamente vendicativa, aveva il dente avvelenato nei confronti di Massimo D’Alema che l’aveva fatto cadere 8 mesi prima soffiandogli il posto. Tanto che, il giorno dopo l’esito del ballottaggio, era a prendere amabilmente un caffè con il vincitore Giorgio Guazzaloca in un bar di Strada Maggiore, sotto i flash dei giornali. Come a dire: guardate cosa succede a chi mi pesta i calli. Questa volta, invece, Prodi ha giocato in prima persona nel centrosinistra imponendo un suo uomo. Ora a Bologna comanda lui, ma questi 5 anni si preannunciano roventi, perché ciò che resta dell’ex-Pci farà di tutto per non farsi schiacciare dal professore. Insomma, se son spine, pungeranno. E faranno pure male.

 

 

 

 

(Le Ragioni dell’Occidente, luglio 2009)

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