Il Partito Democratico si è infilato in un vicolo cieco

Tornata elettorale duoble face, con lo spoglio delle europee di domenica sera, il cui voto proporzionale consente a tutti di dire “Ho vinto” e con il quale nessuno perde mai, e con quello delle amministrative, che assegna poltrone vere, facendo distinzione tra vincitori e vinti, tra chi per 5 anni terrà il sederino al caldo e chi lo esporrà a fastidiosi spifferi di aria gelida.

Ebbene, dove contava, ossia alle amministrative, il Pd è stato letteralmente asfaltato. Il nord è un monolite di Pdl e Lega, nel sud, pur senza la Sicilia, che anzi ha dato non pochi grattacapi a Berlusconi, la vittoria del Pdl è stata schiacciante, specie se si tiene conto che fa seguito alla vittoria nelle regionali in Sardegna di pochi mesi fa. E, fatto ancor più grave per il Pd, persino le roccaforti appenniniche iniziano a cedere. Marche e Umbria hanno visto il sorpasso, in termini di voti globali, del centrodestra, mentre per i comuni di Firenze e Bologna si andrà al ballottaggio. E nel caso di Bologna la cosa ha quasi del clamoroso, stante la campagna elettorale disastrosa condotta dal centrodestra con il candidato del centrosinistra Flavio Del Bono che non ha dovuto far altro che assistere allo scontro al calor bianco tra i due civici Alfredo Cazzola (sostenuto da Pdl e Lega) e, soprattutto, Giorgio Guazzaloca, sostenuto dall’Udc. Un Guazzaloca che, da quando Berlusconi e Casini hanno rotto lo scorso anno, per ogni bordata che sparava contro l’ex-sindaco Sergio Cofferati, ne sparava cinque contro il centrodestra. Del resto, dopo la sconfitta contro Cofferati nel 2004, Casini gli ha procurato un bel posto all’antitrust a 400000 euro l’anno. Hai voglia vender bistecche… Certo, per quanto molto improbabile, un’eventuale vittoria di Cazzola a Bologna sarebbe un evento straordinario, sia dal punto di vista politico, sia perché in caso contrario (probabilissimo, ripeto), il declino di Bologna proseguirebbe, non tanto per la persona di Flavio Del Bono, ma per l’apparato partitico-affaristico che sta soffocando la città.

Tornando ai risultati delle elezioni europee, c’è da registrare la forte delusione di Berlusconi, a cui fa da contraltare una sorta di malcelato senso di soddisfazione da scampato pericolo da parte del Pd. Eppure, i numeri condannano il Pd ben più del Pdl. La verità è che la delusione è un sentimento contrassegnato da una forte componente soggettiva. In poche parole, è tanto più forte, quanto più sono alte sono le aspettative che una persona si fa in merito a un determinato evento. Questo accade quando ci si dà traguardi troppo ambiziosi. Se la convinzione di Berlusconi era di arrivare tra il 40 e il 45%, il 35,3% suona deludente. All’inverso, per il Pd, lo spettro concreto di scivolare addirittura sotto il 25% ha trasformato il 26% in una sorta di scampato pericolo. Se poi la classe dirigente del Pd farà propria questa sensazione fino al punto di considerare soddisfacente questo risultato, questo è affar loro. Del resto, lo sfascio in cui versano è tale che non ci si può più meravigliare di nulla.

Gli aspetti preoccupanti di questa tornata delle europee sono essenzialmente due: il primo è tutto italiano e il secondo è europeo. Riguardo all’Italia, c’è purtroppo da registrare il successo, seppur non grandissimo, dell’operazione Noemi da parte della lobby legata al gruppo Espresso-Repubblica. Il che, unito alla crescita dell’Italia dei Valori, partito di odiatori di professione e nient’altro, farà salire ancor di più i toni dello scontro politico, abbassando inevitabilmente il livello qualitativo delle polemiche. Inoltre, come ha ben rilevato Peppino Caldarola, dopo il successo di questa campagna mediatica, il Pd diverrà sempre più ostaggio del gruppo Espresso-Repubblica, come se non gli procurasse già abbastanza danni il dover correre continuamente dietro ad Antonio Di Pietro. Purtroppo, il Pd è in un vicolo cieco. Se non segue Di Pietro perde elettori a vantaggio dell’Italia dei Valori, mentre l’insulto continuo verso Berlusconi lo rende del tutto inviso nei confronti degli elettori di quest’ultimo; elettori che assicurano la maggioranza al centrodestra e che il Pd ha la necessità di portare dalla sua parte in numero tale da poter diventare maggioranza del paese. Il problema è che il Pd continua a portarsi dietro alcuni dei difetti dell’ex-Pci, come quello di credersi moralmente superiore dell’avversario a tal punto da poterlo snobbare. Questo atteggiamento, l’elettorato di centrodestra lo percepisce, e sebbene intuisca i difetti di Berlusconi (che sono spesso anche i propri), si indispettisce quando i membri del Pd, in cui vede gli eredi del Pci, lo insulta come fa da 15 anni a questa parte.

Riguardo all’aspetto europeo, invece, la reazione delle élites politiche e culturali europee all’affermazione di partiti antieuropeisti e xenofobi è davvero preoccupante. I cori unanimi di sdegno di gran parte della stampa testimoniano della cecità e della presunzione di un’élite intellettuale lontana dal popolo e sorda alle sue esigenze, egocentrica e intrisa di ideologia sinistrorsa. A questi signori e ai burocrati che governano l’Unione Europea, la sicurezza di un’Europa invasa da un’immigrazione sempre più pervasiva non interessa, nonostante siano proprio le frange più povere della popolazione europea siano quelle che vivono più a contatto con l’immigrazione e ne subiscono di più le conseguenze. Del resto, non c’è da meravigliarsi. Per la sinistra detentrice del verbo, grande sconfitta in Europa, e non per caso, l’importante è imporre la propria ideologia buonista, antifascista, internazionalista ed egualitaria. Se poi il popolo ne soffre, è tutto esercizio.

 

(La Voce di Romagna, 10/6/2009)

    

 

 

 

 

 

 

 

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  1. #1 di cister il giugno 13, 2009 - 3:32 pm

    Articolo super-interessante. Due riflessioni: De Magistris ha preso una valanga di voti (oltre 400 mila) e ha sbaragliato di Pietro (20 mila scarsi). Posto che De Magistris ha tutta la mia solidarieta’ e che le sue inchieste mi sembravano fondate, secondo te dobbiamo considerarlo un male necessario che tutti questi magistrati si infilino in politica? Ti faccio una proposta per un articolo: nella storia, i parlamenti sono sempre stati pieni di avvocati e magistrati o e’ un trend italiano, o una novita’?

    Seconda cosa: e’ vero che la sinistra ha il vizio di coprire i problemi relativi all’immigrazione condannando il razzismo e l’intolleranza – salvo dimenticarsi di chi ne subisce le conseguenze -, ma il successo di formazioni un po’ troppo di destra (e penso al BNP, ad esempio) deve essere fonte di preoccupazione o no?

    Salutoni, Francesco Cisternino

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