Immigrazione: il governo deve tener duro, senza tentennamenti

Ogni qualvolta il governo Berlusconi prova a fare ciò per cui i suoi elettori l’hanno votato, si scatena il finimondo. L’ultimo caso è quello riguardante il rimpatrio dei clandestini. Immancabile si è levato Dario Franceschini, acido e querulo come sempre, che ha adombrato addirittura il ritorno delle leggi razziali. Ormai sembra uno di quei comandanti un po’ alticci al timone di un’imbarcazione alla deriva. Urla di tutto, ma le sue sono solo parole al vento.
Più altisonanti sono state le parole della Chiesa, del commissario per i Diritti Umani del Consiglio d’Europa, lo svedese Thomas Hammerberg, oltre a quelle, immancabili, di Gianfranco Fini. Come detto, il primo attacco in ordine di tempo è stato quello della Chiesa, che per bocca del segretario generale della Cei, Monsignor Mariano Crociata, ha criticato aspramente l’operato del governo sostenendo che l’Italia multietnica e multiculturale è «un valore» ed esiste già «di fatto», rispondendo così a muso duro a quanto detto dal Presidente del Consiglio Berlusconi, che il giorno prima aveva sostenuto che la sua idea di Italia non contemplava un paese multietnico come piacerebbe invece a molti a sinistra. Sulle prime, il Ministro dell’Interno Maroni sembra tener duro e contrattaccare, come dovrebbe fare un ministro padrone della situazione e convinto delle proprie idee. Quel che preoccupa è la forte influenza esercitata dal Vaticano sul governo e in particolare su Silvio Berlusconi, che in più di un’occasione non ha esitato a fare propri i richiami della Santa Sede. Solo che in molte delle circostanze precedenti le richieste del Vaticano erano compatibili con quelle dell’elettorato di PdL e Lega, ma questa volta così non è. Certo, è comprensibile il comportamento la Chiesa, dato che i principi di accoglienza, carità e solidarietà sono insiti nella sua dottrina. Ma come ha ricordato il Senatore Marcello Pera: “La Chiesa ha una posizione che riguarda solo i principi, però i principi devono essere tradotti in pratica politica”. E un paese che si trova oggetto di sbarchi continui ha non solo il diritto, ma anche il dovere, verso i propri cittadini, di disciplinare gli accessi.

Riguardo invece all’attacco di Hammerberg, occorre rammentare che il soggetto in questione non è nuovo a intimidazioni del genere verso il governo italiano in tema di sicurezza. Infatti, già quest’estate prese di mira il governo Berlusconi per via della questione legata all’istituzione di un commissario nazionale per l’emergenza rom. Riguardo a tale vicenda, Hammerberg dichiarò, prima ancora che il governo Berlusconi appena eletto potesse esaminare la questione, che istituire un commissario nazionale per l’emergenza rom «si fonda su pregiudizi e non fa che perpetuarli». Peccato che i commissari per l’emergenza rom fino ad allora istituiti o in via di istituzione fossero di ambito cittadino, previsti come possibilità già nel decreto Amato e legati ai Patti per la sicurezza firmati in varie città d’intesa col Ministero degli Interni al tempo del Governo Prodi. Inoltre, occorre far presente che il Consiglio d’Europa, di cui è commissario Hammerberg, non va confuso con il Consiglio dell’Unione Europea o con la Commissione Europea, entrambi organismi dell’Unione Europea. Il Consiglio d’Europa, invece, è organo esterno all’Unione Europea e le sue iniziative non sono vincolanti e vanno ratificate dagli Stati membri. Infatti, il Consiglio d’Europa, recita lo statuto, “è un’organizzazione internazionale il cui scopo è promuovere la democrazia e i diritti dell’uomo, l’identità culturale europea e la ricerca di soluzioni ai problemi sociali in Europa” e tra le sue finalità ci sono la tutela dei diritti dell’uomo, della democrazia parlamentare e della garanzia del primato del diritto, lo sviluppo dell’identità europea, basata su valori condivisi che trascendono le diversità culturali e la conclusione di accordi europei per armonizzare le pratiche sociali e giuridiche degli Stati membri Insomma, paccottiglia inutile e costosa.

Infine, Gianfranco Fini. Il suo appiattimento sull’ideologia del politicamente corretto ne sta facendo il problema politico numero uno per il centro-destra. Questo signore che tanto piace alla gente che piace farebbe meglio a cercar di piacere ai propri elettori, altrimenti si butti a sinistra, sempre che ci sia qualcuno che lo raccatti.

Ora si aggiungono anche i parrucconi dell’alto commissariato dell’Onu, coadiuvati dal segretario generale Ban ki Moon, che esprimono «grave preoccupazione» per il rinvio in Libia dei clandestini. Ma come ha ricordato l’11 maggio sul Messaggero Carlo Jean, uno dei massimi esperti italiani di geopolitica, le nostre coste saranno meta di un numero sempre maggiore di sbarchi, sia per la diminuzione dei posti di lavoro conseguente alla crisi economica degli stati industrializzati, sia perché, di conseguenza, la de-globalizzazione in atto ridurrà gli investimenti esteri nei paesi più poveri. Questo processo riguarderà soprattutto l’Africa, aumentando così gli incentivi a emigrare da parte della sua popolazione e l’Italia, per la sua posizione geografica, rischi di essere il paese più colpito. Italia che dal punto di vista morale ha tutte le carte in regola, perché da anni fa sforzi enormi per compiere interventi umanitari, salvando i disperati delle carrette del mare. Il tutto nell’indifferenza, quando non tra le critiche, dell’Unione Europea, all’interno della quale molti paesi, soprattutto al nord, e perciò lontani dalle coste dell’Africa mediterranea, si sono già arresi all’islamicamente corretto. Mai come ora, quindi, occorre evitare cedimenti. Una mega ondata migratoria non possiamo permettercela. Ormai, persino sociologi vicini alla sinistra come Luca Ricolfi e Marzio Barbagli hanno dimostrato, dati alla mano, la relazione diretta tra immigrazione (non solo clandestina) e aumento della criminalità. Per questo, Berlusconi deve tener duro ed evitare quei tentennamenti a cui troppo spesso, purtroppo, ci ha abituato.

 (La Voce di Romagna, 13/5/2009)

 

 

 

 

 

 

 

 

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