L’ipocrisia dei catastrofisti di professione

Tanto gli italiani si bevono di tutto, avrà pensato il principe Carlo d’Inghilterra in visita in Italia. Forse per questo ci ha ammonito sui pericoli che sta correndo il mondo per colpa dell’industrializzazione selvaggia. Ci resterebbero 99 mesi di tempo prima di raggiungere il “punto di non ritorno”. Bene, allora il buon Dio ci deve aver concesso una proroga, perché il 17 maggio del 2008, sempre lo stesso Carlo, aveva detto che avevamo soltanto 18 mesi per fermare il disastro provocato dai cambiamenti climatici.

Ora, come un esattore magnanimo ci rinnova la cambiale a poco più di 6 mesi dalla scadenza, rimandando il momento della verità di altri 99 mesi. Cento no, perché 100 è un numero tondo di quelli che sanno di generico, e perciò poco credibile, così vada per 99. Naturalmente, a complimentarsi con lui c’era l’immancabile Presidente della Camera Gianfranco  Fini, che dopo essersi scoperto ateo militante e un tantino a sinistra un po’ su tutto quanto, finalmente è stato folgorato sula via dell’ambientalismo. Pazientiamo ancora un po’ e il buon Gianfranco, magari convertitosi alla New age, ci dirà che nella sua vita precedente era stato un partigiano ucciso in seguito a un’imboscata repubblichina. Comunque, tornando al tour romano del Principe di Galles, fa piacere vedere che buon sangue non mente. Sì, perché il padre, Filippo di Edimburgo, fu presidente e fondatore del WWF, assieme a campioni dell’antioccidentalismo da salotto come il principe Bernardo d’Olanda, il principe Nicola Caracciolo, la contessa Giulia Maria Crespi e il duca Amedeo d’Aosta, di note simpatie no global. Un tantino più perfido del figlio Carlo, da buon maltusiano, l’8 agosto del 1988 se ne uscì con la seguente dichiarazione: “Nel caso che io rinasca, mi piacerebbe essere un virus letale, così da contribuire a risolvere il problema della sovrappopolazione”. Complimenti, non c’è che dire. Naturalmente, di dare il buon esempio neanche a parlarne, ma nessuno glielo chiede: per carità, noi non siamo maltusiani. Del resto, quanto a ipocrisia, il buon Filippo non scherza, se si pensa che proprio nel momento in cui partecipava alla fondazione del WWF nel 1961, si fece fotografare insieme alla famiglia reale accanto a una tigre appena uccisa a fucilate. Eppure, il WWF raccoglie fondi e si impegna per evitare l’estinzione degli animali.

Lo stesso Carlo, del resto, non è insolito servirsi dei suoi cani da caccia per poter sbranare qualche malcapitata volpe. Proprio per questo, quindi, dovrebbe iniziare l’opera di salvataggio del mondo guardando in casa propria, ossia all’interno del WWF. Organizzazione ai cui vertici, invece di biologi e zoologi, sono transitati capitalisti “dal volto umano” come il pakistano Syed Babar Alì, presidente della Packages Ltd., Sir John A. Anderson, direttore della National Bank della Nuova Zelanda, e tanti altri manager di grandi corporation tra i quali non possiamo non menzionare il vice presidente Emerito del WWF International Luc Hoffman, già direttore della ditta farmaceutica svizzera Hoffman-La Roche, la multinazionale proprietaria dell’impianto chimico dell’Icmesa di Seveso, nel quale il 10 luglio del 1970 un’esplosione produsse una nube di diossina che investì la zona circostante. Così come è stato presidente del WWF statunitense nel 1978 Russell Train, direttore del settore ambiente, salute e sicurezza della Union Carbide, una delle più grandi industrie chimiche al mondo e proprietaria dell’impianto di Bophal in India, dove il 3 dicembre 1984 una fuga di gas causò il più grande disastro industriale di sempre, con la morte di 3100 persone e l’intossicazione di 170000. E lo stesso vale per Eugene Mc Brayer, anch’egli presidente del WWF statunitense e della Exxon Chemical, proprietaria della nave Exxon Valdez, che nel 1990 riversò in mare 40 milioni di tonnellate di greggio, che avvelenarono 36000 uccelli migratori e contaminarono 1600 chilometri di costa, mettendo in pericolo una delle più ricche riserve di salmone del mondo. Il tutto, senza che il WWF attingesse ai suoi potenti mezzi di propaganda per denunciare e condannare l’accaduto.

Insomma, ormai sempre più persone hanno capito lo squallido gioco di questi ipocriti, che da Malthus in poi, passando per Darwin e i vari movimenti eugenetici a cavallo tra Ottocento e Novecento (alcuni dei quali antesignani degli odierni gruppi New age tanto potenti nelle stanze dell’ONU), hanno attraversato la nostra società come un fiume carsico, trescando prima con Hitler e, dopo essersi un po’ ripuliti dopo qualche anno di oblio, facendo il verso all’Unione Sovietica e all’estrema sinistra occidentale a partire dagli anni Sessanta del Novecento. Naturalmente, sempre nemici del capitalismo, seppur con un occhio di riguardo per i capitalisti amici come quelli di cui sopra. Catastrofisti di professione e fustigatori di costumi a getto continuo, salvo che i costumi presi di mira sono sempre quelli cattolici e liberoscambisti che hanno fatto dell’Occidente quel mondo libero che loro avversano e che vorrebbero regolamentare in ogni singolo aspetto, fino a trasformarlo in una gabbia soffocante al servizio dei loro interessi e della loro ideologia di morte.             

(La Voce di Romagna, 30/4/2009)

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  1. #1 di salvatore il aprile 30, 2009 - 5:58 pm

    grande carlo!!!!
    questo articolo è da incorniciare!!!
    saluti

  2. #2 di alex il maggio 5, 2009 - 12:55 pm

    Un articolo come sempre ben documentato e ricco di spunti. Bravo.

  1. 99 mesi di tempo prima di raggiungere il “punto di non ritorno” « Tubo di scappamento

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