Denaro creato dal nulla: risposta al lettore

“Negli ultimi tempi non riesco più a capire se sogno o son desto. Per secoli abbiamo permesso alle banche di creare denaro dal nulla, di prestarci soldi virtuali che non hanno in deposito, finché ci siamo accorti che l’intero sistema, a furia di mascalzonate, è andato (finalmente) in rovina. A questo punto, chi è che corre in soccorso dei mascalzoni rimasti in mutande? Lo Stato, cioè noi, coi nostri soldi. La domanda è: come siamo arrivati fin qui? Qualcuno vuole spiegarmelo, gentilmente? I casi sono due: o i banchieri sono una manica di geni, oppure tutti gli altri sono (siamo) un branco di stupidi. Per uscire dal brutto sogno bisogna che i geni si instupidiscano e/o gli stupidi s’ingegnino, perché così non può continuare, adesso basta, davvero.

 

Simone Zauli – Faenza

 

Fa veramente piacere constatare che certi temi comincino a diventare di interesse comune. Certo, una lettera non fa primavera, ma è incoraggiante vedere che si cerca di approfondire le cause del malessere della nostra società andando oltre le solite invettive contro il governante di turno. Invettive magari giustificate, ma talvolta emotive e superficiali.

Bene fa, quindi, il signor Zauli a porre la questione relativa alla riserva frazionaria, ossia alla percentuale dei depositi bancari che per legge la banca è tenuta a detenere sotto forma di contanti o di attività facilmente liquidabili. Per capirci, se la riserva è il 2%, la banca deve tenere 2 euro in attività liquide o facilmente liquidabili ogni 100 euro di depositi, mentre può prestare i restanti 98 euro. Questo oggi avviene legalmente, ma è dai tempi dell’antica Grecia che i banchieri fanno questi giochetti. Già nel 393 avanti Cristo Isocrate, nelle sue orazioni, cita un discorso forense nel quale egli stesso difende gli interessi del figlio di un ministro di Satiro, re del Bosforo, che accusa Pasione, banchiere di Atene ed ex-schiavo di altri banchieri, di essersi appropriato indebitamente di un deposito monetario dallo stesso affidatogli. L’impero romano collassò del tutto in seguito a una catastrofe monetaria e nel Medioevo i banchieri fiorentini o i mitici Fugger, banchieri tedeschi, subirono la stessa sorte, perché scoprirono che, se invece di mantenere in cassa il 100% della cifra depositata ne mantenevano l’80%, i profitti aumentavano e se ne tenevano solo il 60% l’aumento era ancor più consistente. Poi arrivò al momento in cui i re ai quali avevano elargito credito decisero di non restituire quei denari, che altro non erano che i risparmi dei depositanti, e tanti saluti. In ogni modo, l’agganciamento all’oro e all’argento venne mantenuto per diversi secoli, ma con la fine della prima guerra mondiale i vari stati, non più in grado di finanziare la loro espansione, abbandonarono, chi prima chi dopo, il sistema aureo, grazie al quale la cartamoneta era convertibile in oro. Poi nel 1944 si creò a Bretton Woods un sistema basato su rapporti di cambio fissi tra le valute, tutte agganciate al dollaro, il quale a sua volta era agganciato all’oro con un rapporto di 1 a 35. Nel 1971 fu sospesa la convertibilità, così da allora viviamo in un sistema finanziario nel quale le banche centrali conservano il monopolio dell’emissione della moneta favorendo politiche monetarie e creditizie espansive, attraverso la manipolazione artificiale del tasso di interesse, che impedisce un adeguato coordinamento del mercato dei capitali in merito alle scelte tra consumo e investimenti. Tutto questo mentre le banche commerciali non si limitano all’intermediazione, ma creano ulteriore potere d’acquisto ex nihilo, detenendo riserve inferiori al valore dei depositi a vista e prestando la differenza. Basta che, secondo il Basilea 2, detengano un patrimonio netto totale pari almeno all’8% degli impieghi erogati, ponderati sulla base delle caratteristiche di rischio. Ponderazione che te la raccomando.

Così facendo, però, si mette in circolazione moneta fiduciaria priva di una base reale, così che il tasso di interesse rimane al di sotto del suo livello naturale, diminuendo artatamente la percezione del rischio e disincentivando il risparmio. La conseguenza è che, incentivati da un’informazione distorta relativa al tasso di interesse, molti operatori ritengono conveniente indebitarsi, chi per contrarre mutui, chi per intraprendere progetti ad alta intensità di capitale più lontani dalle fasi del consumo (es. cantieri edili), che al manifestarsi delle preferenze effettive dei consumatori si riveleranno insostenibili (malinvestments). A quel punto, le risorse vengono reindirizzate, quando è possibile (e a costi elevati), verso settori più prossimi al consumo, e la concorrenza che così si crea sul mercato dei capitali provoca il rialzo dei tassi si interesse. Così, molte imprese si ritrovano indebitate e invischiate in progetti mai terminati o in mercati dalla domanda di molto inferiore alle attese. Inoltre, il credito facile dispiega i suoi effetti attraverso un aumento dei prezzi, e la conseguente diminuzione del potere d’acquisto dei consumatori provoca la crisi.

Auspicare che il sistema vada in rovina è un esercizio moralmente condivisibile, specie perché questa truffa legalizzata fa sì che chi è ricco diventi sempre più ricco e chi è povero diventi sempre più povero. Purtroppo, però, occorre far presente che quando le istituzioni monetarie e bancarie di un paese (o di più paesi) collassano le conseguenze immediate sono drammatiche per tutti, specie per chi di queste mascalzonate (per non dir di peggio) non ne ha la benché minima responsabilità. Riguardo ai segnali di ripresa che da più parti si stanno cogliendo, lungi da me l’intenzione di dubitarne, se non altro perché provengono da chi lavora sul campo captandone direttamente i segnali, ma è molto probabile che la ripresa porterà con sé l’inflazione, dato che la Fed e il tesoro americano sono stati usati a mo’ di bidone nel quale è stato gettata tutta la spazzatura illiquida e tossica. E questa condizione, in passato, ha sempre preceduto periodi di inflazione. Aggiungiamoci poi l’alto deficit fiscale e l’aumento dell’offerta di moneta e la previsione inflazionistica si rafforza.

Riguardo alla stupidità, nei tempi antichi, quando circolavano monete metalliche, accadeva che l’aumento dei prezzi si accompagnasse alla tosatura o all’imbrunirsi delle monete d’oro e ciò consentiva anche a persone analfabete di capire che era il governante che li stava fregando. Oggi, con la moneta cartacea non coperta, non bastano tre lauree per cogliere meccanismi sempre più complessi.

Dissento in parte dal signor Zauli quando dice: “Lo Stato, cioè noi, coi nostri soldi”. È vero, agisce con i nostri soldi, ma non siamo noi. Primo perché essendo il voto segreto, non sappiamo chi vota per il governo e chi per l’opposizione. Secondo, perché quei soldi con cui la tribù dei burocrati si mantiene non sono il frutto di un rapporto di scambio volontario, ma di una coercizione. O la borsa o la vita, e l’uso che facciamo del bottino non ti riguarda. Così funziona lo Stato, che nel Novecento ha visto la sua massima espansione, per finanziare la quale si è ricorsi, oltre a un aumento spropositato dell’imposizione, a quell’insieme di espedienti monetari e finanziari di cui siamo vittime oggi. Purtroppo, l’unica mano che ti puoi aspettare dallo stato è quella che si infila nelle tue tasche. Aspettarsi altro da governi e banche centrali non fa altro che alimentare illusioni e ruberie, soprattutto a danno dei più poveri.

 

(La Voce di Romagna, 24/4/2009)    

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  1. #1 di Matteo Corsini il aprile 30, 2009 - 4:58 pm

    Ciao Carlo, ottima risposta!
    A presto
    Matteo

  2. #2 di Paolo dalle scommesse calcio il giugno 28, 2009 - 8:00 am

    I banchieri sono ottimi per fregare i soldi alla gente. Io non ho mai capito una cosa, io lascio i miei risparmi alle banche e devo sempre pagare delle commissioni alla banca ogni volta che ritiro i MIEI SOLDI

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