L’esempio Gm: soltanto il mercato ci può salvare

C’era una volta in America. Il titolo del film di Sergio Leone mi sembra particolarmente adatto a spiegare lo stato di salute in cui versa oggi il libero mercato negli Stati Uniti. Il caso Wagoner è l’ennesimo esempio di barbarie economica che si sta consumando sul suolo americano. L’affondo del presidente Barack Obama nei confronti del potente manager di Gm (General Motrors) Rick Wagoner ha lanciato un segnale fortemente negativo ai mercati, come hanno dimostrato i forti cali registratisi in borsa sulla scia delle dimissioni dello stesso Wagoner.

Intendiamoci, qua non si tratta di affibbiare a Obama il ruolo di affondatore di borse, ma di prendere atto di quanto il ruolo dello Stato nell’economia si destabilizzante. Già pensare a un presidente che si ingerisce nella gestione di un’impresa privata dà l’idea della situazione, una situazione talmente assurda che si fatica persino a capire da che verso prenderla. Wagoner era da 30 anni al vertice di Gm, nonostante, di fatto, l’azienda fosse gestita pessimamente, come dimostrano, tra gli altri, i 31 miliardi di perdite del 2008. Da tempo Gm non era in grado di offrire prodotti competitivi ai consumatori e quello di Obama non è che l’ultimo di una serie di salvataggi che i governi americani hanno operato a beneficio dell’impresa automobilistica di Detroit. Giustamente, Massimo Gaggi, sul Corriere della Sera di ieri, ha evidenziato come anziché al rinnovamento tecnologico dei prodotti, negli ultimi 30 anni il management di Gm badasse in primo luogo a gestire l’azienda con l’accordo dei sindacati e delle istituzioni locali. In poche parole, le esigenze del consumatore, che dovrebbero essere la cartina di Tornasole di chi opera sul mercato, venivano allegramente trascurate.

In ogni modo, con il suo intervento di Obama non si propone certo di ripristinare la mano invisibile del libero scambio. Anzi, mai come in questo caso il ruolo dirigistico del governo federale diviene protagonista. Del resto, se Gm sopravvive da anni con i denari del contribuente americano, a quale titolo si può biasimare un presidente, che quei denari è chiamato a gestirli, se pretende la testa di un manager che finora ha combinato disastri? Ciò però non toglie che la politica di Obama consiste nel rafforzare i controlli sull’economia. Nel suo intervento c’è sì l’obiettivo di evitare il fallimento di Gm e salvare decine di migliaia di posti di lavoro (preoccupazione comune a ogni governo succedutosi nell’arco degli ultimi 30 anni), ma anche quello di ottenere dai gruppi di Detroit scelte industriali in linea con le sue politiche ambientali fondamentaliste. Insomma, da un lato Obama ha ragione a chiedere alle aziende automobilistiche in crisi di presentare piani di risanamento credibili se queste vogliono essere salvate a mezzo denaro del contribuente, ma questo non risolve il problema.

Problema che consiste nel fatto che ormai l’industria dell’auto non ha più come obiettivo servire il consumatore nel modo più efficiente possibile su un mercato concorrenziale. Infatti, da decenni le aziende automobilistiche agiscono in base a obiettivi politici e non economici, come dovrebbe invece avvenire. Gli errori manageriali fanno parte del gioco, purché per essi si paghi con l’allontanamento del management. Ma se lo scopo di un’azienda, invece di fare profitti, è mantenere a tutti i costi l’occupazione, allora anche cambiando il management si risolve poco. L’industria automobilistica ha solo bisogno di maggior concorrenza, proprio per far sì che gli errori commessi vengano corretti dapprima con l’allontanamento del management, e con il fallimento nel caso in cui i risultati negativi dovessero permanere. Qualora fosse stata lasciata operare la concorrenza, non avremmo avuto bisogno della retorica ambientalista di Obama per avere più vetture a basso consumo sul mercato, perché le auto che consumano poco non piacciono solo agli ambientalisti, ma a tutti gli automobilisti che non amano certo vedere le proprie tasche svuotarsi al distributore. Solo che per avere vetture ad alte prestazioni a costi accessibili occorrono maggiori investimenti e riduzione di sprechi. In poche parole, più efficienza. E l’efficienza te la danno la concorrenza e il libero scambio, non gli aiuti di Stato.

 

(La Voce di Romagna, 31/3/2009)             

Annunci
  1. Lascia un commento

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: