Più liberismo e tre regole: questa non è una crisi come le altre e non se ne esce con più statalismo

Obama dà il via al piano salva banche. Viva Obama!, anche se in realtà è il suo ministro del tesoro Tim Geithner ad aver predisposto il Public-Private Investment Program per comprare fino a 500 miliardi di dollari di titoli tossici, che diverranno 1000 nel caso in cui il piano in questione dia risposte positive. Le borse volano, ma l’impressione è che l’esaltazione dei mercati sia la stessa che provano gli assetati nel deserto quando, dopo ore e ore sotto al sole, incrociano un buon samaritano che dà loro da bere qualche sorso d’acqua. 
In realtà, come sostenuto anche dal neo premio Nobel Paul Krugman, non certo sospettabile di simpatie conservatrici, Geithner avrebbe convinto il Presidente Obama a riciclare le stesse ricette propinate dall’amministrazione Bush, in particolare il piano crash for trash (contanti in cambio di spazzatura) proposto e poi abbandonato dall’ex ministro del tesoro repubblicano Henry Paulson. Insomma, nulla è cambiato. Del resto, anche Geithner è uno gnomo della finanza. Di che sorprendersi, quindi? Sempre Krugman, sostiene che questa non è una crisi diversa da altre capitate in passato, per cui la soluzione consiste nel ripristino della fiducia nel sistema ad opera del governo, che dovrebbe farsi garante di molti (non tutti) i debiti delle banche, assumendo il controllo temporaneo di quelle insolventi al fine di metterne a posto i registri contabili, sull’esempio di quanto fece la Svezia all’inizio degli anni ’90. Ma l’esempio della Svezia, come ha rilevato Antonio Martino su Libero del 28 febbraio, non è rilevante perché le sue dimensioni, quanto a popolazione, economia e sistema bancario, sono grosso modo pari a quelle di un piccolo Stato americano. E poi, chi potrebbe gestire uno di questi colossi bancari dopo che i manager sono stati licenziati?

Personalmente, non so se il piano Geithner funzionerà. Se ciò accadesse, occorre sempre considerare questo piano per quello che è: un rattoppo che farà ripartire l’economia a fine 2009 secondo gli stessi meccanismi che hanno condotto all’attuale grave crisi. Diversamente da quanto sostiene Krugman, questa non è una crisi come tante altre. La verità è che sono venuti al pettine i nodi di 20 anni di porcherie greenspaniane. Vent’anni di economia drogata, priva di quella necessaria base di risparmio che consente, essa soltanto, una crescita sana ed equilibrata nel tempo. Purtroppo, la struttura del capitale, non solo negli Stati Uniti ma in tutto l’Occidente, è stata a tal punto erosa e distorta che per ricostituirla occorreranno interi lustri. Fare i conti con la realtà sembra diventato esercizio troppo gravoso per qualsiasi politico, Superobama incluso. Allora, tanto vale ripartire con il metadone monetario. Un paio d’annetti (o forse meno) di macchina stampa-banconote e un po’ di crescita è assicurata. Venghino signori venghino! Peccato, proprio adesso che dagli States giungevano notizie “allarmanti” che raccontavano di americani colti da insolita follia sorpresi a risparmiare in vista di tempi grami. La verità è che americani e inglesi dovranno ridurre drasticamente il livello dei loro consumi, con tutto ciò che consegue per il nostro export e per il loro sistema nervoso. La verità è che noi europei non possiamo più permetterci un Welfare così generoso. La verità, purtroppo, è che tutto il mondo liberal-democratico sta vivendo ben al di sopra delle proprie possibilità e sta attraversando una profonda crisi strutturale che investe non solo le proprie economie, ma anche le proprie istituzioni politiche.

L’anima democratica ha preso il sopravvento su quella liberale. Il consenso degli amministrati, lungi dal garantire il popolo dall’abuso dei governanti, ha finito per abbassare l’azione di governo al capriccio dell’elettore o, peggio ancora, al ricatto delle lobbies. Certo, con questo non voglio mettere in discussione l’assetto democratico dell’Occidente. Dico solo che vanno rafforzate le garanzie liberali. Certe leve non vanno lasciate alla discrezione di governi e parlamenti ostaggi di pulsioni lobbsitiche e populiste. I bilanci pubblici devono essere in pareggio anno per anno con possibilità di sforare solo in caso di guerra, le banche devono avere obbligatoriamente il 100% di riserve per garantire la liquidità (abolizione della riserva frazionaria), mentre la moneta non dovrà più sottostare alla sovranità di Stati o Superstati (tipo Unione Europea), le cui banche centrali possono stampare banconote all’infinito, perché tanto la convertibilità in oro e/o argento è un ricordo dei bei tempi andati. Gold standard, riserva di cassa al 100% e bilancio in pareggio: solo con queste limitazioni la democrazia non degenera nel caos attuale.

D’altronde, la debolezza dell’Occidente è testimoniata da eventi come la negazione del visto d’ingresso al Dalai Lama in Sud Africa, seguito a molti dinieghi ricevuti in Europa e in Italia. Il Sud Africa ha dovuto chinare il capo di fronte ai diktat della Cina, che da qualche anno sta conducendo una colonizzazione strisciante del continente nero che abbonda di fonti di energia. Del resto, come ha ricordato Franco Venturini sul Corriere della Sera del 24 marzo, ovunque esistano fonti di energia i cinesi investono, costruiscono, sottoscrivono contratti pluridecennali e ofrrono copertura politica ai governi locali. Cosa impedisce ai paesi occidentali di fare altrettanto? La nostra concezione dei diritti umani, oppure il fatto che le risorse da investire, frutto di tanti anni di virtuoso risparmio, la Cina ce le ha, diversamente da un Occidente pieno di debiti? 

(La Voce di Romagna, 26/3/2009)

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