Costituzione: va cambiata in toto, altrimenti il paese resta bloccato

Nel suo editoriale di ieri, Ernesto Galli della Loggia ha sottolineato come tra popolo di sinistra e costituzione italiana vi sia una corrispondenza di amorosi sensi che non si riscontra nell’altra metà del paese, che nella costituzione vede sempre più uno strumento di ostacolo a un’esistenza serena e alle proprie attività. La questione non si limita a una diversità di punti di vista, ma coinvolge valori e differenze sociali legate al reddito, ma non solo.

Inoltre, Galli della Loggia ha posto in evidenza il fatto che mentre nella difesa della costituzione dalle grinfie di Berlusconi la sinistra è arroccata in un catenaccio stile anni ‘60, quando si tocca il campo della morale, della famiglia e dei comportamenti sessuali, ecco che la costituzione viene vista come una gabbia e l’ingerenza dello Stato, da sempre invocata in campo economico, viene vissuta come un’intrusione intollerabile. In realtà, questo aspetto accomuna un po’ tutte le democrazie occidentali. Se la destra conservatrice ha sempre reclamato maggior libertà in campo economico, la sinistra progressista ha sempre rivendicato maggior libertà sotto l’aspetto morale. La destra, più liberista in economia, ha sempre chiesto severità nei confronti di chi delinque, mentre la sinistra, più insofferente verso le diseguaglianze sociali, non si è mai fatta scrupolo nell’usare lo Stato per redistribuire la ricchezza e ha sempre diffidato della severità verso i delinquenti, ritenendo spesso che la causa dei loro crimini debba essere ricercata nelle diseguaglianze sociali provocate dal libero scambio.

Riguardo agli aspetti peculiari della realtà italiana, la prima cosa che salta agli occhi è che tracce di una destra conservatrice, liberista in economia, proprio non se ne vedono. La seconda è che, anche per questo motivo, c’è un segmento di popolazione comprendente partite Iva e piccoli e medi imprenditori, ossia la spina dorsale del paese, che dalle istituzioni della repubblica fondata sul lavoro riceve solo ostacoli. Eppure, queste persone chiedono soltanto di lavorare, come da fondamento costituzionale. In realtà, quella italiana è una costituzione prescrittiva, di sinistra che più di sinistra non si può, e per ciò stesso illiberale come poche. Se si guarda, ad esempio, alla seconda parte dell’articolo 1, leggiamo che: “La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”. In una costituzione liberale troveremmo scritto: “La sovranità appartiene al popolo”, punto. Invece, nella costituzione italiana, abbiamo appunto che la sovranità appartiene sì al popolo, il quale, però, “la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”, come a dire, che la sovranità appartiene al popolo, a condizione che faccia quello che i politici gli dicono di fare. E che dire dell’articolo 2, che non si limita a dire che “La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo”. No, ci aggiunge anche un bel “sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà, politica, economica e sociale”. Berlusconi, l’altro giorno, ha esclamato, in uno dei suoi rari momenti di sincerità in cui non consulta un sondaggio prima di aprir bocca, che la nostra è una costituzione sovietica. Poi, si sa, quando la dice giusta, poi smentisce regolarmente dicendo di essere stato frainteso (ma perché?). Eppure, a ben vedere, l’articolo 41 non recita solo che “L’iniziativa economica privata è libera.”, ma aggiunge che questa “Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana.”, e che “La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali [cfr. art. 43]”. Un autentico poema brezneviano. Infine, i nostri padri costituenti (ma non potevamo nascere orfani!), tanto solerti nell’imbottire la carta costituzionale di regole e parole, negli articoli 39 e 40 si sono ben visti dal limitare l’attività sindacale, il cui potere illimitato ha di fatto massacrato la nostra economia e con essa l’intera repubblica, che, pian piano, ha finito per fondarsi sul fancazzismo più inveterato. Alla faccia dell’articolo 1 della costituzione.

Del resto, questa è la costituzione figlia della resistenza e dell’antifascismo. È la “religione civile” basata sull’odio delle nostre élites politiche e culturali social-comuniste, azioniste e catto-comuniste, volutamente contrapposta a quella (cattolica) del paese reale. Una nuova costituzione non dovrebbe avere l’aggettivo antifascista, oggi presente a pieno titolo nella costituzione vigente nata in seguito alla sconfitta del fascismo. La verità, è che l’attuale centrosinistra, in quanto erede dei partiti della prima repubblica, vede come un sacro totem la carta costituzionale, come testimonia il giuramento fatto su di essa da Franceschini dopo essere stato proclamato segretario del Pd. Se i presidenti americani giurano sulla Bibbia, Franceschini, cattolico, ha giurato sulla costituzione come nella miglior tradizione del sacerdozio laicista. Il centrodestra, nell’infinita ignoranza di molti suoi esponenti, non si è mai adoperato per spazzar via una costituzione illiberale nella prima parte e farraginosa nella seconda. Certo, oggi che la crisi picchia le priorità sono altre, ma ciò non toglie che il problema si c’è, ed è importante, a meno che non si voglia continuare per altri 60 anni a prendere i voti a destra per fare politiche di sinistra.   

 

(La Voce di Romagna, 10/3/2009)

 

         

         

 

 

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