Fermiamo le mostruosità

Purtroppo, l’indole litigiosa di noi italiani ha trasformato la morte di Eluana Englaro in una lite tra fazioni in cui tutto è bianco o nero. Personalmente, ha trovato limpida e cristallina la posizione tenuta da governo e maggioranza, e ho apprezzato la condotta del Presidente del Consiglio Berlusconi, che ha preferito optare per la propria coscienza, accantonando, una volta tanto, i sondaggi a lui tanto cari.

Detto questo, però, qualche dubbio lo nutro, soprattutto se penso alle sensazioni e alle percezioni di Eluana Englaro e di tutte le persone che versano in stato vegetativo. Sul loro stato di coscienza, su cosa provano, la scienza medica è divisa e incerta. Il fatto che non possano comunicare rende ogni giudizio sulla loro capacità percettiva quanto mai aleatorio. Nel caso di Eluana Englaro, le condizioni fisiche non comportavano patologie, e se possiamo escludere sofferenze fisiche, come possiamo escludere sofferenze legate alle limitazioni dovute al suo stato? Per questo, trovo veramente deprimente e ingiustificabile lo scambio di insulti tra le due fazioni ai lati opposti della strada della clinica La Quiete. Come trovo disgustoso l’atteggiamento dell’opposizione di centrosinistra, il cui retaggio comunista non ha tardato a manifestarsi. Il fatto che Berlusconi e la maggioranza potessero esprimere una posizione legata alla difesa di un valore, magari legittimamente non condivisibile, non ha sfiorato nemmeno per un attimo questi signori. Per loro Berlusconi cercava lo scontro con il Quirinale (semmai, a me è parso il contrario), perché a destra possono albergare solo sordidi interessi e non idee, del cui monopolio la sinistra si sente depositaria. Quella sinistra ben impersonata da Giorgio Napolitano, il quale non solo dovrebbe spiegare al paese come mai non sussistevano i requisiti di necessità e urgenza alla firma del decreto presentatogli dal Consiglio dei Ministri, ma avrebbe fatto meglio a evitare di scagliarsi contro chi avrebbe accampato il monopolio della solidarietà, quando la sua parte politica non fa altro da 65 anni!

Tralasciando le miserie del nostro panorama politico, ciò che più mi preoccupa in vicende come questa, è la progressiva calvinizzazione del mondo. Calvino sosteneva che sin dalla nascita noi siamo predestinati, ossia che Dio ha già deciso se salvarci o no. Tutto ciò che possiamo fare è cercare una conferma di tale fatto (legge della comprova) attraverso il successo conseguito nella professione, che costituisce appunto il segnale che Dio ci ha scelto e ci ha slavato. Insomma, chi si ferma è perduto e l’insuccesso, vuoi per incapacità propria, vuoi perché provocato da un incidente, è il segnale che Dio non ti ha scelto e per te non c’è salvezza. Del resto, come ci ricorda Alexis de Tocqueville, esistono due tipi di beneficenza: la prima, vecchia quanto il mondo e la miseria, che porta ogni individuo ad alleviare spontaneamente i mali che si trovano alla sua portata. Il Cristianesimo ne ha fatto una virtù divina, chiamandola carità. La seconda, meno entusiasta, ma più potente e burocratica, porta la Stato a occuparsi delle disgrazie dei propri cittadini. Quest’ultima è nata dal protestantesimo, in Inghilterra, e si è sviluppata nelle società moderne. All’epoca della rivoluzione religiosa che cambiò il volto dell’Inghilterra, sotto Enrico VIII, quasi tutte le opere di carità del regno (soprattutto i monasteri) furono soppresse e passarono ai nobili senza essere divise fra il popolo, fra il quale il cui numero non diminuì, mentre i mezzi per provvedere ai loro bisogni andarono in buona parte distrutti. Insomma, con il protestantesimo, il sostegno ai bisognosi, poveri o ammalati che fossero, non fu più una questione di carità, ma di burocrazia, ossia di esclusiva pertinenza dello Stato. In poche parole, mentre gli individui dovevano pensare solo a salvarsi l’anima perseguendo il successo, i poveri e i disgraziati non predestinati alla salvezza erano alla mercé e alla cura dello Stato, manco fossero titoli tossici dopo la crisi dei mutui subprime.

E tutto questo fa il paio con quanto apparso su Repubblica nei giorni scorsi. Nell’Arcidiocesi di Udine, alcuni sacerdoti da Repubblica definiti «preti di frontiera» che si ribellano al «pensiero unico del Vaticano», nella loro Lettera pastorale natalizia hanno rivendicato il diritto alla libertà di coscienza; il diritto all’identità del «popolo cristiano» contro la gerarchia e, in particolare, contro il Papa; e il diritto all’autodeterminazione assoluta, identificata con la libertà. Lettera in cui negano, tra l’altro, che il magistero supremo della Chiesa possa legittimamente affermare di conoscere la volontà di Dio, in particolare per quel che attiene alla sofferenza e alla morte delle persone. Su questa base, quindi, ogni magistero è illegittimo; quindi anche quello del Papa. È il pensiero gnostico protestante che è stato insegnato, e tuttora si insegna nei Seminari, nel quale fa capolino l’ideologia sessantottina ormai penetrata abbondantemente all’interno della Chiesa. I mostri della Ragione che hanno imbrattato di sangue il Novecento e che si speravano sconfitti con la caduta del Muro di Berlino sono ancora tra noi, vivi e vegeti, subdolamente nascosti persino nella Chiesa e perciò ancor più pericolosi. Per loro, il caso Englaro è stata una vittoria importante. Per questo, è giunto il momento di fermarli, per impedire che da Calvino si arrivi fino a Sparta.

 

(La Voce di Romagna, 11/2/2009)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

          

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  1. #1 di cister il febbraio 12, 2009 - 10:21 am

    Condivido solo in parte le argomentazioni (molto calzante, invece, il pericolo della progressiva calvinizzazione del mondo: bravo) perche’ a me il dato di fatto pare un altro: se io dico chiaro e tondo che nel caso in cui mi trovassi in stato vegetativo voglio che mi togliate la vita, e dopo 18 anni in cui sopravvivo solo ed esclusivamente grazie ad una alimentazione forzata una sentenza di tribunale dice che si puo’ interrompere la pratica e quindi posso morire, perche’ lo Stato mi deve rompere los cojones?

    L’epilogo della vicenda non e’ a mio giudizio una vittoria dei mostri della Ragione: e’ una vittoria di tutti gli italiani che si sono sentiti solidali con Beppino Englaro.

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