Medio Oriente: le anime belle alleate del terrorismo

Dai nemici mi guardo io e dagli amici mi guardi Iddio. In questo detto sembra condensarsi la tragedia del popolo palestinese. Sì, perché il suo vero problema non è rappresentato solo dalla propria leadership politica, corrotta prima e fondamentalista poi, ma anche dai sostenitori occidentali della propria causa, sinistra europea in testa, che nella scelta degli alleati annovera un elenco di dittatori marxisti, corrotti e terzomondisti da far paura.

Sarebbe però ingiusto confinare i palestinisti europei di professione alla sola sinistra. Anche il fronte moderato si è spesso comportato, e tutt’ora si comporta, in modo pavido e accondiscendente verso il mondo arabo, come dimostra la ricerca della tregua a tutti i costi da parte di Sarkozy, ben spalleggiato dall’attivismo fuori luogo del Ministro degli Esteri italiano Frattini, che già nella vicenda russo-cecena il governo italiano si era distinto con il suo attivismo non richiesto finalizzato soltanto a “non far arrabbiare” il prepotente di turno. Perciò, bene ha fatto l’ex Ministro della difesa Martino a dare del fifone a Frattini, rilevando giustamente come egli sia «attanagliato dal terrore di sembrare troppo aggressivo con i palestinesi, mentre il risultato è che avalla l’idea, sciaguratamente sbagliata, che sia in corso un attacco di Hamas contro Israele, quando invece Hamas attacca l’Occidente tutto, anche noi, che ci dovremmo difendere come si difende Israele».

Detto questo, però, occorre sottolineare come la sinistra europea abbia le maggiori responsabilità a riguardo. Da oltre 40 anni, ossia dalla guerra dei Sei Giorni, ha sempre giustificato ogni sorta di eccessi della dirigenza palestinese per via delle condizioni del proprio popolo. Non così è stato per Israele, che, conscio del fatto che i propri errori (e ne ha fatti!) li avrebbe tutti pagati sulla propria pelle senza la solidarietà di nessuno, ha cercato di far tesoro dei propri sbagli mutando la propria politica, mentre alla Palestina e al suo leader Arafat è stata riservata sempre e comunque una solidarietà piagnona, quanto sterile, le cui conseguenze negative sono ricadute proprio sulle spalle dello sfortunato popolo palestinese, per il quale le sinistre europee continuano a versare lacrime di coccodrillo. Sì, di coccodrillo, perché dietro a un buonismo di facciata falso e terzomondista, si è sempre celato un antioccidentalismo criminogeno. La verità, è che ai palestinisti europei importa ben poco dei drammi del popolo palestinese. Ciò che conta è demonizzare Israele in quanto rappresentante di un Occidente che ha torto a prescindere poiché giudaico-cristiano e capitalista, e perciò corrotto nell’animo. Non è perciò di avvocati come questi che il popolo palestinese ha bisogno, bensì di chi sappia dire loro quando e dove sbagliano, indicando i rimedi per gli errori commessi. Se le tante anime belle avessero veramente a cuore le sorti di quello sfortunato popolo, come mai non si è levata una – dico una! – voce di biasimo (di condanna è pretendere troppo) verso Hamas quando ha rotto la tregua iniziando a lanciare razzi Qassam in territorio israeliano? Oppure quando usa i propri cittadini come scudi umani?

Invece, il nostro ineffabile ex-Ministro degli Esteri D’Alema non perde occasione di manifestare la sua avversione verso lo Stato ebraico, non trovando di meglio che far notare che, in fin dei conti, Hamas è un movimento mandato al potere democraticamente e quindi legittimato a essere considerato un interlocutore affidabile, nonostante persegua la distruzione dello Stato di Israele attraverso atti deliberati di terrorismo. Evidentemente, Hitler ha sbagliato epoca. Fosse vissuto ai giorni nostri con Winston Churchill nella tomba, a Monaco sarebbero seguite altre “conferenze di pace” in altrettante capitali europee. La diplomazia occidentale deve smettere di giocare in difesa. Occorre passare a un atteggiamento di condanna inflessibile verso movimenti come Hamas, democratici o meno che siano, perché ogni parola di sostegno li incoraggia a proseguire con le loro politiche criminali sia verso Israele, sia verso il proprio popolo, quel popolo per il quale le anime belle della sinistra perorano la causa. Con quali risultati lo vediamo tutti.

E tra i gesti propagandistici a favore di Hamas e compagnia bella vanno annoverate anche certe sentenze, come quella emessa dai magistrati di Bologna, secondo cui quella bruciata non era la bandiera di Israele, ma uno straccetto artigianale. Del resto, quelli di Bologna non sono forse quei magistrati che hanno condannato Fioravanti e la Mambro per la strage alla stazione di Bologna, che hanno condannato i fratelli Santagata per i morti della Uno Bianca nonostante girasse pubblicamente da oltre un anno l’identikit di Roberto Savi come uno dei sospetti e che mentre tangentopoli impazzava in tutta Italia, a Bologna si dava la caccia a Marco Dimitri e ai bambini di Satana? E come non ricordare la sentenza, emessa dall’allora GUP di Milano Clementina Forleo (quella fatta fuori appena toccato Romano Prodi), che il 24 gennaio 2005 ha mandato assolti tre islamici dall’accusa di associazione con finalità di terrorismo internazionale, perché chiunque appartenendo a “gruppi armati e movimenti diversi dalle forze istituzionali dello Stato”, eserciti “attività violente o di guerriglia in contesti bellici” che non mirino ad “azioni di terrore indiscriminato verso la popolazione civile”, non può essere definito terrorista in quanto la sua è una legittima azione di guerriglia? Insomma, mentre in Israele c’è chi combatte i terroristi, in Europa c’è chi li ama e loro lo sanno. Per questo si sentono forti e sarà sempre più difficile sconfiggerli fino a che non faremo pulizia in casa nostra.

 

(La Voce di Romagna, 9/1/2009)

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