Tornano la cautela e il risparmio. Finalmente!

Finalmente un po’ di buon senso, in mezzo a un mare di asineria! Il rapporto del Censis 2008 stilato alcuni giorni orsono, ha evidenziato come gli italiani abbiano trovato nella temperanza dei consumi la loro risposta alla crisi. Nonostante gli inviti del premier Berlusconi a consumare, le famiglie del bel paese rimangono caute, come testimonia il fatto che ben il 71,7% degli italiani pensa che il terremoto dei mercati finanziari potrà avere ripercussioni dirette sulla propria vita.

Dal punto di vista strettamente politico, questa “dissonanza” tra il paese e Berlusconi, non intacca la popolarità di quest’ultimo, come se gli italiani lo avessero metabolizzato imparando a non dar sempre retta a ciò che dice senza che questo influisca sul loro giudizio riguardo al governo in carica. Sotto l’aspetto prettamente economico, invece, il Censis sottolinea come “la propensione alla cautela, spesso tacciata di arretratezza o chiusura all’innovazione, si stia dimostrando una polizza contro l’erosione delle risorse familiari”. Sembra essere tornati indietro di oltre tre quarti di secolo, quando ancora la rivoluzione keynesiana non aveva prodotto i suoi effetti nefasti. Consumare di più per far ripartire l’economia è la più deleteria delle scorciatoie. Sostenere artificialmente i consumi può tutt’al più provocare una ripresina di breve durata. Come giustamente osservato da Geminello Alvi su Il Giornale di lunedì 8 dicembre, “il Tesoro degli Stati Uniti, dopo aver esecrato per anni tasse e Stato, li usa per non far crollare una mole di capitale fittizio enorme, ma pur sempre finto, alimentando così un capitalismo di Stato che sostiene alla cinese i corsi della Borsa”. E non inganni il rialzo di ieri l’altro seguito alle dichiarazioni di Obama. Il fatto che le borse stiano crollando significa soltanto che i valori di molti asset erano troppo alti e necessitano perciò di ribassare, e altrettante posizioni pendenti devono essere liquidate.

Da un sondaggio effettuato da Confesercenti pubblicato venerdì 5 dicembre, emergeva che rispetto al 2007 ci sarà più propensione al risparmio e che i consumi caleranno del 9%. Bene! Certo, così ci sarà recessione, ma questo è inevitabile. Chi avrà avuto comportamenti virtuosi (ossia, chi avrà risparmiato) sarà premiato, mentre chi avrà fatto il passo più lungo della gamba verrà punito, perché la recessione fa sempre arrivare i nodi al pettine. Purtroppo, l’intervento governativo punisce chi è stato virtuoso e salva le cicale incoraggiandole a perseverare nell’errore. Del resto, ciò che distingue le condizioni industriali moderne nei paesi capitalistici da quelle precapitalistiche, così come da quelle che prevalgono oggi nei cosiddetti paesi sottosviluppati, è la quantità di capitale offerto. Nessun miglioramento tecnologico può essere messo in opera se il capitale necessario non viene prima accumulato attraverso il risparmio. Il risparmio è l’agente che ha lentamente trasformato la goffa ricerca di cibo da parte dei selvaggi abitanti delle caverne nei moderni metodi industriali. Battistrada di questa evoluzione sono state le idee che hanno creato la struttura istituzionale entro la quale il capitale accumulato è stato reso sicuro e il principio della proprietà privata dei mezzi di produzione si è affermato. Ogni passo lungo la via della prosperità è l’effetto del risparmio. Le più ingegnose invenzioni tecnologiche sarebbero state praticamente impossibili, se i beni capitali necessari per il loro utilizzo non fossero stati accumulati attraverso il risparmio. Gli imprenditori impiegano i beni capitali, resi disponibili dai risparmiatori, per il soddisfacimento più economico dei bisogni più urgenti, e non ancora soddisfatti, dei consumatori.

Inoltre, mentre Stati Uniti e Gran Bretagna hanno esportato una finanza barbara, grazie all’incentivo offerto dai rispettivi governi e dalle rispettive banche centrali, sempre il Censis ci dice che “l’industria italiana ha seguito un doppio binario di riposizionamento a livello globale: ha progressivamente accentuato la direzione orientale e mediterranea delle esportazioni, e ha esteso oltre il made in Italy la capacità di intercettare la domanda mondiale di beni”. Infatti, nel periodo 2005-2007 il valore esportato dal made in Italy verso i Paesi dell’Unione europea è cresciuto dell’8,4%, ma spiccano i dati relativi ai Paesi di recente adesione, come la Polonia (+41,1%) e la Repubblica Ceca (+19,4%), e poi India (+61,6%), Egitto (+60,1%), Russia (+48,2%), Cina (+27,5%), Brasile (+25,9%). L’export dell’intero manifatturiero mostra livelli di crescita in valore anche superiori a quelli del made in Italy (+15,4% contro +12,2% a livello mondiale).

Secondo il mainstream attuale un paese con alta propensione al consumo diventa un paese ricco perché i consumi fanno girare l’economia mettendo in moto il sistema, ma la verità è che persone con alta propensione al consumo finiscono per essere sempre più povere, sia perché scialacquano, sia perché sentirsi in pace con se stessi solo dopo aver soddisfatto ogni desiderio fa sì che ci si senta poveri non appena viene a mancare il più futile degli oggetti. Per questo noi italiani siamo più ricchi di quanto pensiamo, poiché è l’incapacità di fronte alle rinunce a rendere le persone povere e deboli, e questo nessuna statistica è in grado di mostrarcelo.

 

(La Voce di Romagna, 11/12/2008)

Annunci
  1. Lascia un commento

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: