Spiriti liberi

Romagna, terra di spiriti liberi. Di più, anarchici. Infatti, uno dei criteri che storici e sociologi usano per stabilirla tendenza alla libertà dei membri di una determinata comunità è il loro comportamento quando sono all’estero, sia come turisti, sia come emigranti.

Valga come esempio quello degli emigranti italiani negli Stati Uniti fra ‘800 e ‘900. Una volta giunti là, gli emigranti venivano, tra le altre cose, classificati in base alla nazione di provenienza. Ebbene, nel caso degli italiani si operava un’ulteriore distinzione, ossia quella tra italiani del nord, ben accolti e stimati in quanto più “continentali” e in qualche modo più simili ai protestanti, e italiani del sud, discriminati in quanto più profondamente cattolici. Detto questo, però, gli italiani del nord si adattarono effettivamente di più rispetto ai connazionali del sud, come dimostra il fatto che i primi si inoltravano all’interno del paese, meno strutturato e quindi più rischioso ma più ricco di opportunità, mentre i secondi si fermavano nelle città della costa est. Queste ultime, essendo realtà già strutturate, offrivano meno opportunità, ma ospitavano comunità di immigrati. Come dire: meno rischio, meno opportunità e più calore. Questo spiega perché le comunità di milanesi non abbiano mai riempito i libri di storia e il fatto che non se ne abbia traccia dimostra quanto siano individualisti i milanesi. E lo stesso vale per i romagnoli. Anche il romagnolo è individualista, nel senso che vuole farcela da solo e sa pensare con la propria testa. Ciò non significa che non sappia (e non voglia) collaborare con gli altri o non sappia stare in compagnia; semplicemente non aspetta che il prossimo (solitamente lo Stato o organizzazioni affini) gli risolva i problemi. Del resto, si è mai visto qualche romagnolo nei bar del NordItalia o di qualche paese straniero frignare in preda alla nostalgia sulle note di Romagna Mia? No, anche perché la Romagna non è mai stata terra di emigranti di gruppo. Da spiriti liberi i Romagnoli hanno sempre preferito costruirsi da sé – e a casa propria – le opportunità. Ecco perché a New York esiste una Little Italy nella quale primeggia l’accento napoletano e non una Little Forlì o una Little Rimini.

E quando uno spirito libero è anche visionario e idealista non può non diventare anarchico. Infatti, la Romagna divenne, alla fine dell’Ottocento, la capitale italiana dell’anarchia grazie all’opera indefessa di Carlo Cafiero e, soprattutto, di Andrea Costa. Ex-dominio pontificio, la Romagna sembrò reagire in modo ambivalente alla fine della sovranità papale: gli uomini anticlericali accesissimi e le donne quasi “nostalgiche”, tanto che venne coniato un motto per definire le coppie romagnole, ossia marito anarchico e moglie beghina. Una sorta di punto di equilibrio nel quale giocava un ruolo importante la forza d’animo della donna, come si può notare nella scena di Amarcord, in cui il padre del protagonista, nel giorno di una manifestazione fascista, vestito con il fiocchetto da anarchico, non viene bloccato dalle squadracce del regime, bensì dalla moglie che serra il cancello urlandogli:”Tu non ci vai a farti ammazzare, piuttosto ti ammazzo io”. Oggi, purtroppo, alla forza di allora dell’azdaura (Dio ce la conservi) si è aggiunta l’arroganza e la prepotenza del femminismo degli ultimi 40 anni, che ha reso “conscia dei propri diritti” una donna già forte per tradizione. E poi ci si lamenta perché i vitelloni romagnoli si stanno estinguendo.

Tornando all’aspetto più prettamente politico, il connubio tra marito anarchico (Alessandro Mussolini) moglie beghina (Rosa Maltoni) darà alla luce Benito Mussolini, socialista anarchico (o anarchico socialisteggiante, fate voi) e alquanto instabile nelle sue prese di posizione. E un socialista anarchico che adatta in qualche modo la propria natura al ruolo di governo non può che trasformarsi in un fascista. Non a caso, la Romagna è stata anche definita come il meridione del nord per il carattere fumantino dei suoi abitanti, la cui aggressività verbale si manifesta sovente nei toni alquanto alti della voce (il romagnolo che non urla è piuttosto raro). Infatti, di Mussolini si dice che uno dei suoi limiti consistesse proprio nel fatto che i suoi no di fronte ai collaboratori li urlasse, cosa che non faceva Stalin, più pacato nell’approccio immediato, benché assai più risoluto nel far fuori chi gli era scomodo. Questo fece sì che il Duce fosse circondato da signor sì e che nei momenti importanti si sia venuto a trovare sempre solo, con i risultati che tutti sappiamo.

L’incontro con l’anarchia rivoluzionaria ottocentesca, però, non è stata molto salutare per la Romagna. Non tanto sotto l’aspetto materiale, quanto su quello ideologico. Purtroppo, quella anarchica europea è stata, ed è, una tradizione falsa e violenta. Nulla a che vedere con l’anarchia vera, più antica e nobile, di tradizione americana, impersonata da persone come Benjamin Tucker, l’antischiavista Lysander Spooner, Josiah Warren e, in maniera più spuria, da Ralph Waldo Emerson e Henry David Thoreau. La tradizione anarchica americana avversa lo Stato, ma difende il diritto di proprietà sul frutto del proprio lavoro e sul proprio corpo, il che ne ha fatto un’ideologia non violenta. L’anarchia europea, invece, non riconosce il diritto di proprietà e ciò ha fatto di essa un’ideologia violenta e liberticida. E a poco valse la presa di distanza dal marxismo da parte di Michael Bakunin. L’anarchia europea è intrinsecamente violenta e conduce al socialismo, alla coercizione e al dominio dello Stato che è a essi consustanziale.

La trappola ideologica dell’anarchismo europeo ha creato un cortocircuito ideologico in Romagna. Una terra di anarchici veri e imprenditori nati che credono all’ideologia ad essi più antitetica – il socialismo – che vede nel burocrate il proprio eroe e rappresentante. Altro aspetto emblematico degli anarchici è il cospirazionismo. Tutti i cospirazionisti, se ci si pensa, sono in qualche modo dei totalitari, in quanto sentono la necessità di vedere il mondo allo stesso modo in cui lo vorrebbero governare, ossia eterodiretto da un’unica mente, da un demiurgo onnisciente e onnipotente. Questo spiega anche la loro tendenza alla creazione di un bersaglio unico a cui imputare tutte le cause dei guai del mondo, sia esso l’ebreo, gli Stati Uniti, Israele, Bush, la destra, Berlusconi, la P2, il capitalismo ecc. Il caso non esiste, l’errore neppure. E se non esistono questi due elementi, il rischio non viene contemplato e con esso neppure l’imprenditore, ossia la persona che più di tutte il rischio lo vive e sopporta anche per il resto della società che al rischio è refrattaria. E che perciò guadagna di più, come è giusto che sia. La Romagna, che è terra di imprenditori, dovrebbe riflettere su questo, perché i suoi abitanti non possono continuare a demonizzare quelle idee e quei valori che li hanno resi ricchi e prosperi.

 

(Ragioni dell’Occidente, novembre 2008)

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