Campane a morto per il libero mercato

Sul Sole 24 Ore di sabato 18 ottobre, Salvatore Carrubba ha sottolineato come i provvedimenti statalisti e dirigisti messi in campo dai governi accomunino tutto l’Occidente, ma se negli Stati Uniti questi hanno carattere provvisorio, in Europa sembra che non si aspettasse altro per attuarli. Del resto, lo sfascio politico e morale dell’Europa è sotto gli occhi di tutti e il desiderio di maggior Stato che la pervade ne è la dimostrazione.

Naturalmente, il governo italiano e il suo ministro dell’economia gongolano. Tremonti star internazionale, come a rimarcare la nostra tradizione che vede le nostre imprese esportare il meglio e la nostra politica esportare il peggio del peggio. Certo, ora i governi, chi più chi meno cercano di parare il colpo che la crisi ha inferto alle rispettive economie, per cui sarebbe assurdo accusare il governo italiano di eccesso di interventismo in un momento in cui tutti i governi occidentali stanno prendendo provvedimenti da socialismo reale. Quello che preoccupa, però, è che Tremonti è un convinto assertore del più bieco dirigismo e anche quando la crisi avrà avuto termine sarà gioco facile per lui far leva sulla paura della gente (come fa ogni bravo statalista) dicendo: “visto senza lo Stato cosa succede?” quando invece è sempre lo Stato, con le sue propaggini, a distorcere il mercato, determinando questi sconquassi. Il fatto poi che, nell’ignoranza più totale, sia stato tra i pochi a prevedere la crisi poco importa; anche il sottoscritto ne aveva previsto arrivo e dimensione. Non occorre essere pro o contro il libero mercato per capire che con quei livelli di indebitamento le banche erano a forte rischio e che le loro difficoltà avrebbero inevitabilmente coinvolto il mondo delle imprese. La verità è che le cause di questa crisi sono molto profonde e coinvolgono l’assetto istituzionale delle banche, ossia le regole in base alle quali esse operano in tutto il mondo. Le grandi banche non fanno profitti con l’intermediazione o con i servizi (che comunque vengono fatti pagare), ma con l’espansione del credito con moneta creata dal nulla. Quel che va messo in discussione, quindi è il principio del ROE (Return on Equity), che porta un’impresa a fare tanti più profitti quanto più usa la leva finanziaria (ossia quanto più si indebita). Questo giochino, naturalmente, non lo si può fare all’infinito, perché i debiti prima o poi vanno coperti. Inoltre, l’espansione del credito per mezzo di moneta creata dal nulla crea inflazione e deprime il potere d’acquisto delle persone rendendole più povere. Ebbene, le banche hanno potuto contare sull’illusione di poter condurre il gioco all’infinito; illusione alimentata dalla presenza di un prestatore di ultima istanza al di fuori del mercato, la banca centrale, che il mercato lo ha distorto rendendo falsamente profittevoli investimenti che lo erano solo in virtù di tassi artificialmente bassi e che perciò non avrebbero dovuto essere intrapresi. Non è colpa del libero scambio se i tassi mantenuti artificialmente bassi dalle banche centrali hanno alimentato un boom in assenza del risparmio necessario.

D’altro canto, anche l’idea balzana di difendere le nostre imprese dalle scalate “ostili” annunciata dal Presidente del Consiglio Berlusconi va in quella direzione. Passi per l’Eni e per il settore energetico, il cui mantenimento del controllo val pure il prezzo di qualche inefficienza. Ma Telecom? Non mi sembra che il management italiano che si è via via succeduto al suo comando abbia dato gran prova di sé. Poi, se le nostre imprese vanno bene, la norma anti scalata è inutile, ma se sono in difficoltà, allora è meglio che sopravvivano in mani straniere, piuttosto che vederle morire in mani italiane. Del resto, un paese afflitto da mancanza cronica di capitale dovrebbe salutare come una manna dal cielo gli investitori esteri, nonostante le nostre istituzioni politiche ed economiche siano del tutto avverse all’impresa.

E se il governo non ride, l’opposizione piange, e pure a dirotto. Del comportamento becero e infantile del segretario del Pd non se ne può davvero più. Il tentativo di scatenare la piazza, mettendo in mezzo persino i bambini, contro i sacrosanti provvedimenti presi dal Ministro dell’Istruzione Maria Stella Gelmini è tra l’ignobile e il criminale. E lo stesso vale per la condanna verso la (finalmente!) coraggiosa presa di posizione del Ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo contro l’UE sui tagli alle emissioni di Co2. Posizione sacrosanta, perché è ora di urlare a squarciagola che il protocollo di Kyoto è una solenne scemenza visto che, nelle intenzioni, grava pesantemente sulle economie occidentali per produrre effetti minimi sul clima, mentre nei fatti è addirittura tutta da dimostrare la relazione tra emissioni di Co2 e riscaldamento del pianeta. Per non parlare poi del comportamento tenuto su Alitalia, dell’opportunità della manifestazione del 25 ottobre e dell’uso del sindacato in funzione anti-governativa. È triste doverlo dire oggi la sinistra nazionale è una metastasi nel corpo del paese e quella parte di essa che ben sta facendo a livello locale non sembra purtroppo in grado di scalzare chi oggi a Roma è a capo del Pd.

Riguardo a Pdl e Lega, si ricordino delle tante imprese di ogni dimensione che, soprattutto al nord, continuano a fare profitti e a tenere alto il nome dell’Italia con l’export anche in tempi di crisi. Si ricordino che lì si annida il loro elettorato e che, una volta passata la buriana ma anche un po’ adesso, da loro vuole meno tasse e meno vincoli, ossia di poter lavorare con un fisco meno esoso e senza uno Stato continuamente fra le scatole.  

 

(La Voce di Romagna, 20/10/2008)            

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