Turismo a go go tutto l’anno!

L’azienda dei trasporti di Forlì ha stipulato una convenzione con Mc Donald’s in base alla quale i bambini che fanno l’abbonamento per un anno all’autobus per andare a scuola disporranno di un buono da 100 euro da spendere da Mc Donald’s. E con questo, direte voi? Beh, da questa semplice operazione promozionale si possono trarre in realtà tanti spunti di riflessione.

Uno, se proprio la si vuol buttare sul politico, potrebbe essere che nella Romagna dal cuore verde e dal portafoglio gonfio Mc Donald’s sarà pure sinonimo di veleno, ma se tocca le corde giuste … il suo veleno non è che sia poi così letale. Secondo, nella terra della piadina i bambini vengono allettati all’uso del mezzo pubblico attraverso il Mc Donald’s. Ma ciò che va sottolineato con forza è che questa vicenda simboleggia in maniera eloquente il momento che sta attraversando l’economia romagnola, in particolare quella legata al turismo. Il fatto in sé, a dire il vero, non deve sorprendere, in quanto testimonia una volta di più la capacità degli americani di valorizzare e commercializzare ogni loro prodotto o invenzione, ma a questo occorre aggiungere che spesso, nel commercio, chi come Mc Donald’s – nel nostro caso – si trova a partire a situazioni di svantaggio è “costretto” a spremersi le meningi per far breccia in un mercato inizialmente “ostile”, e dalla forte vocazione tradizionale. Insomma, la necessità aguzza l’ingegno, come dimostrano molti imprenditori romagnoli che hanno inventato mila forme commerciali diverse per esportare la piadina in molte parti del mondo, mentre chi è rimasto qui, forte di una tradizione vincente e radicata ha avuto pochi stimoli a sviluppare la commercializzazione di un prodotto sempreverde come è appunto la piada.  

E ciò che vale per la piada vale anche per turismo in generale. Il modello ha funzionato a lungo, ma oggi mostra la corda e già da diversi anni. Come per la piada, il turismo made in riviera ha avuto un tale successo che cambiarlo è difficile. Nato nell’immediato dopoguerra, il business turistico necessitava soprattutto di energia e buona volontà, qualità che ai romagnoli non hanno mai fatto difetto. Energia e buona volontà, oltre allo spirito di iniziativa naturalmente, sono stati i fattori determinanti del successo della riviera in un momento nel quale il turismo diventava di massa e la vacanza era di per sé una conquista. Oggi, invece, il turista è più esigente e non vive più la vacanza come una conquista in sé e per sé, ma pretende qualità e servizio adeguati. Molto di ciò che offre la riviera lo si può trovare altrove e a prezzi più bassi. Come Mc Donald’s, i second comers (gli inseguitori) si sono adeguati e hanno adottato approcci più dinamici, così che se fino agli anni ’80 la Romagna, come altre zone d’Italia, era ogni anno meta di turisti, oggi quella meta è sempre meno ambita e, anzi, sono molti sempre più gli italiani che fuggono dal Bel Paese per recarsi all’estero. Energia e buona volontà non sono più sufficienti. Occorrono idee, nuove naturalmente. E quando dico nuove non intendo rivoluzionarie. Cucina romagnola, imprenditorialità e ospitalità, ad esempio, sono elementi che vanno conservati e da cui occorre ripartire. La cucina, sia quella tipica, sia quella a base di pesce non va cambiata, perché chi viene da fuori quello cerca. Semmai va migliorata, e di molto, la qualità del servizio, e sottolineo qualità, perché l’attitudine al servizio non manca davvero, in quanto è assicurata da energia e buona volontà. Quante volte mi è capitato, ad esempio, di vedere diatribe a suon di urla e offese tra il personale di esercizi commerciali. Inoltre, la qualità richiede le idee e quelle un po’ scarseggiano. Sì, ogni anno bagnini, albergatori e commercianti ristrutturano i loro immobili e rimodulano un po’ le loro offerte, ma alla fin fine, si lavora sempre cercando di riadattare l’esistente e i cambiamenti sono poco significativi.

Forse, il modello Romagna risente della stagionalità legata al turismo. Il fatto di dover conseguire il grosso dei ricavi nell’arco di pochi mesi (e non nell’intero anno) ha creato inevitabilmente una certa frenesia tra gli operatori, e la frenesia non è mai buona consigliera. I quattro mesi della stagione estiva vengono vissuti in maniera spasmodica, perché un imprevisto in quel periodo finisce per pregiudicare il resto dell’anno. In tal modo, la pressione è tanta, e anche la più piccola cosa viene fatta pagare. Magari sono quelle cose che altrove sono già comprese in pacchetti complessivi, ma il fatto di dover sempre tirar fuori il portafoglio genera nei clienti la sensazione di pagare anche l’aria che si respira. Il fatto che molte amministrazioni locali e molti imprenditori vogliano investire in settori meno legati alla stagione turistica estiva è positivo. Quelle fieristiche e congressuali, ad esempio, sono attività che si sta cercando di sviluppare. In poche parole, l’innovazione del modello turistico romagnolo non può non passare per una riorganizzazione dell’intera attività industriale e commerciale e per una sua redistribuzione temporale nell’arco dell’intero anno.

A ciò va aggiunto che la Romagna non è solo turismo costiero, ma è anche entroterra. Basti pensare all’agricoltura, la cui qualità supera in molte varietà di frutta e verdura quella di Bologna, ad esempio. Inoltre, mi sembra giusta l’idea di Nicholas Farrell di valorizzare la collina e le bellezze dell’entroterra, magari iniziando a migliorare il sistema viario. Certo, la Romagna non è la Toscana, ma ha comunque la potenzialità paesaggistiche e artistico/architettoniche per attrarre un certo numero di turisti di élites che mai si sognerebbero di trascorrere periodi di relax in riviera ad agosto. Detto questo, le soluzioni sulla carta sono sempre facili e a portata di mano, ma metterle in pratica è molto più complicato. Quel modello di turismo che sta perdendo appeal dà pur sempre da vivere a parecchi, di modo che lo stimolo a cambiare davvero finisce per essere alquanto debole. Sì, insomma, per ora cambiare non conviene, perché si sa ciò che si perde senza che si intravedano i vantaggi del cambiamento. Infine, la Romagna paga lo scotto di tutte le aree ricche del nostro paese. In molti hanno mandato i propri figli all’università, un’università, quella italiana, capace di creare per lo più disadattati spesso molto bravi a criticare tutto e quasi mai a proporre soluzioni e rimedi a quel “brutto mondo” in cui vivono.

Detto questo, però, voli low cost e concorrenza estera esistono e fungono da stimolo a imprenditori e politici. In Romagna si sta comunque cercando di trovate soluzioni ai problemi che via via si presentano. Cosa normale, direte voi. Fate un salto a Bologna e vi accorgereste che in certi posti i problemi si preferisce lasciarli marcire. Un consiglio: se proprio doveste seguire un esempio, evitate di copiare da Bologna. Semmai copiate da Mc Donald’s, che è molto più salutare. 

 

(Ragioni dell’Occidente, settembre 2008)               

 

Annunci
  1. Lascia un commento

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: