I parrucconi dell’Unione Europea all’attacco del Governo Berlusconi

Per l’ennesima volta, l’eurocrazia parruccona dell’Unione Europea attacca pesantemente il governo italiano di centrodestra. Già nel 1994 Elio Di Rupo, vicepremier belga socialista di origini italiane, rifiutò di stringere la mano a Giuseppe Tatarella, ministro del primo governo Berlusconi in visita al Parlamento europeo, perché “fascista”. E come non ricordare il becero show del social democratico tedesco martin Schultz, naturalmente incitato dagli europarlamentari della sinistra italiana, sempre tanto solerte a rimarcare lo scarso senso dello Stato della pattuglia dei Berluscones?
Ebbene, oggi le armate burocratiche europee tornano all’assalto del fortino berlusconiano capitanate dal Commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa, il social democratico svedese Thomas Hammerberg. Ormai lo sappiamo, la storia dei Rom è solo l’ennesimo pretesto per dare addosso ai governi presieduti da Silvio Berlusconi, da sempre malvisti dall’Unione Europea, nonostante siano sempre stati economicamente socialistoidi quanto basta e non si siano mai discostati troppo dal politically correct dominante nell’Europa di oggi. No, semplicemente Berlusconi non è uno di loro, non fa parte della loro casta. Fa le corna in pubblico, mette la bandana negli incontri con gli altri capi di governo e non proviene né dalla casta dei Grand commis d’Etàt, né da quella dei trombati del proprio paese, tipo il laburista inglese Neil Kinnock, per capirci. Riguardo alla vicenda Rom, Rodolfo Casadei, su Tempi del 24 maggio, ci ha ricordato come Hammerberg avesse dichiarato, prima ancora che il governo Berlusconi appena eletto potesse esaminare la questione, che istituire un commissario nazionale per l’emergenza rom «si fonda su pregiudizi e non fa che perpetuarli». Peccato che i commissari per l’emergenza rom finora istituiti o in via di istituzione siano di ambito cittadino, previsti come possibilità già nel decreto Amato e legati ai Patti per la sicurezza firmati in varie città d’intesa col ministero degli Interni al tempo del Governo Prodi.

E poi, possibile che i social democratici svedesi vadano ancora in giro a dar lezioni in fatto di razzismo? Forse nessuno sa che proprio nel 1909 fu fondata a Stoccolma la Società Svedese per l’Igiene Razziale e il fatto che tale associazione fosse il sottosistema dell’incubatrice associativa tedesca, contribuisce a spiegare i tratti comuni in materia eugenetica tra socialdemocrazia svedese e nazionalsocialismo tedesco. Perché se sono di dominio pubblico le politiche eugenetiche condotte dai nazisti e da Josef Mengele, in pochi sono al corrente di quanto è accaduto nella socialdemocratica Svezia, la cui legge per selezionare la razza è rimasta in vigore per 41 anni, dal 1935 al 1976, e dove le vittime della sterilizzazione forzata sono state più di 60000. Il grande vecchio della social democrazia svedese, Gunnar Myrdal, nei suoi propositi di “raggiungere un concetto di qualità umana assoluta e determinata oggettivamente”, attraverso l’”elevazione qualitativa del materiale umano”, arrivò a sostenere che «consentire a dei genitori idioti di riprodursi, ci sembra un argomento indifendibile, da qualsiasi punto di vista. Ogni caso è un caso di troppo». In altre parole, se si deviava dal comportamento stabilito dal pianificatore social-democratico si veniva sterilizzati, e senza tante storie.

Altri tempi, direte, ma l’esperienza ci dice che presso queste élites, certe convinzioni sono dure a morire. E il principio in base al quale oggi si muove l’UE non è tanto diverso. La presunzione di sapere cosa è meglio per tutti, riscontrabili nelle parole di Myrdal, è sempre quella, pur manifestandosi in forme diverse. I Rom rientrano nell’ambito dell’eurocraticamente corretto? Allora guai a chi li tocca, a prescindere da come si comportano. Perché gli eurocrati che pensano a noi “sanno” che in fondo qualche vittima dei furti o delle violenze dei Rom è un “prezzo giusto” da pagare al multiculturalismo forzato che ci vogliono imporre. Un Meltin’pop artificiale il cui unico scopo è quello di svuotare del tutto la coscienza degli europei da ogni retaggio cristiano, così da erigere in quel vuoto pneumatico un’enorme cattedrale burocratica e livellatrice, dispotica quel tanto che basta per preparare l’avvento di Eurabia. Sì, di quell’Eurabia i cui avamposti si possono già vedere soprattutto nell’Europa del nord, dalla Gran Bretagna del Londonistan, alla vile Olanda incapace di difendere Theo Van Gogh, passando per la Scandinavia di Hammerberg, il cui 40% del copioso Welfare State è preda del 5% degli immigrati di religione musulmana.

L’Italia è il paese in cui è più forte l’influenza del Vaticano, soprattutto con il centrodestra al governo. Per questo il Governo Berlusconi è così temuto. Purtroppo, nelle sinistre europee l’elemento ideologico continua a essere molto forte e la demonizzazione dell’avversario ne è la peggior dimostrazione. Nel caso di Berlusconi, poi, c’è l’aggravante dovuta al fatto che l’opposizione italiana post-comunista non si è mai fatta scrupolo di «ricorrere allo straniero» senza preoccuparsi del rischio di demolire l’intero sistema politico nazionale. La risposta del Ministro Maroni è stata senz’altro tempestiva, ma è ora che l’intero governo, a cominciare dallo stesso Berlusconi, cominci a rispondere assai più duramente a queste aggressioni nemmeno troppo velate dell’Eurocrazia di Bruxelles. Aggressioni il cui bersaglio non si limita al Governo Berlusconi, ma si estende ai principi religiosi e morali su cui poggia un’autentica società libera.

 

(La Voce di Romagna, 31/7/2008)    

 

          

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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  1. #1 di clemente il gennaio 15, 2009 - 6:43 pm

    il tuo articolo e’ un delirio come tutta la casa della liberta’ condizionata.
    dalla democratica Polonia
    Clemente
    P.S.
    sia l’amico Mario, che Elio (premier belga) hanno fatto quello che ogni Italiano democratico dovrebbe fare, ma in Italia si festeggiano collusi e si elevano ad eroi mafiosi.Vergognati e vergognatevi

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