Crisi dei mutui: la colpa è dello Stato, non del mercato

Alla notizia che il Tesoro americano stava approntando un piano per salvare dal dissesto i giganti dei mutui Fannie Mae e Freddie Mac, il nostro ineffabile Ministro dell’Economia se ne è uscito con la perla seguente: “Quello che è successo oggi in America, il fallimento e il salvataggio di un pezzo enorme del sistema finanziario e quindi economico degli Stati Uniti, è la prova che il mercato da solo tante volte non sa badare a se stesso. Il salvataggio fatto dal governo, la nazionalizzazione, è stata la cosa giusta”.
Piuttosto che soffermarmi sull’ennesima “pillola di saggezza” del ministro, sarebbe il caso di spiegare perché sia vero il contrario, prendendo ad esempio le tanto deprecate (e a torto!) cartolarizzazioni e illustrando il ruolo giocato da Fannie Mae e Freddie Mac. Questi due enti sono delle GSE (Government-sponsored housing enterprises), ossia agenzie immobiliari finanziate dal governo americano, la cui funzione è quella di compratore di ultima istanza dei mutui ipotecari rifiutati, mentre le cartolarizzazioni costituiscono un’innovazione finanziaria degli anni ‘80 il cui successo è stato decretato dal mercato. Invece di scaricare su di esse la colpa della crisi dei mutui subprime, molti commentatori avrebbero fatto meglio a soffermarsi sul ruolo giocato da Fannie Mae e Freddie Mac, oltre che sulla politica della Federal Reserve. In un contesto di libero scambio le cartolarizzazioni avrebbero avuto unicamente effetti positivi, perché assoggettare i prestiti bancari alla valutazione da parte dei mercati dei capitali incoraggia l’uso efficiente del capitale. E l’ampia distribuzione riduce il rischio creditizio con evidenti benefici per tutti. I mercati dei capitali valutano la bontà dei prestiti concessi, così che le banche più efficienti saranno maggiormente indotte a farsi assoggettare al giudizio del mercato. A patto però, che il mercato non sia drogato da attori quali la Fed e la GSE. Inoltre, le cartolarizzazioni hanno anche avuto il merito di abbassare i costi del prestito per i consumatori e per le compagnie. Naturalmente, non bisogna confondere l’abbassamento dei tassi operato dalla Fed con quello operato dal mercato. Il primo consiste in un’azione forzosa operata coercitivamente che si risolve in una distorsione del mercato, con conseguente aumento del numero di posizioni insolventi e di fallimenti, mentre il secondo è dovuto a un’azione spontanea del mercato e misura l’aumentata efficienza degli scambi. Infatti, il tasso di interesse incorpora tre tipi di informazione: variazione del potere d’acquisto (inflazione), preferenze temporali degli agenti economici (tra risparmio e consumo – aggregate) e rischio imprenditoriale. Se le prime due componenti tendono sostanzialmente a una certa stabilità, la terza è quella che gioca il ruolo decisivo. Infatti, qualsiasi innovazione che miri a diminuire il rischio di un’attività ne aumenta automaticamente l’efficienza, mentre un ribasso artificiale dei tassi non fa che ingannare gli investitori in merito alla rischiosità degli investimenti nel mercato.

Senza le GSE, questi titoli sarebbero forse stati venduti ugualmente, ma a un prezzo molto più basso. In pratica, è come se le GSE avessero messo un pavimento sotto il prezzo dei Mutui ipotecari. L’azione delle GSE ha operato una distorsione nel mercato facendo sì che il valore dei mutui subprime venisse sovrastimato. Naturalmente, un’agenzia che non vivesse di sussidi governativi (come fanno invece Fannie Mae e Freddie Mac) non avrebbe il potere di distorcere il mercato in questo modo, poiché avrebbe la certezza d andare incontro a fallimento sicuro, acquistando una massa così ingente di titoli rischiosi a un prezzo così alto. In ogni modo, i tassi di interesse a breve termine sono stati bassi a lungo perché la Fed li ha tenuti artificialmente bassi e ciò ha consentito alle banche che hanno dato vita ai mutui ipotecari di riciclare i debiti ipotecari attraverso le GSE, che li acquistavano, li cartolarizzavano e li rivendevano. Il processo di cartolarizzazione, però, trasferisce alle GSE il rischio di insolvenza, ma non quello del tasso di interesse, così le GSE chiedevano di coprire i rischi del tasso di interesse attraverso l’acquisto di derivati sui tassi di interesse, aggiungendo distorsione a distorsione.

Questo è una dei tanti casi che dimostra come occorra diffidare sempre di chi ci racconta la solita favola (almeno qua in Italia) dello Stato buono e saggio che interviene a difesa del cittadino costantemente minacciato dal mercato brutto e cattivo che non sa badare a sé stesso. Chi predica questo o è uno sprovveduto o è un disonesto, soprattutto in un paese chiuso e corporativo come l’Italia, che di mercato e concorrenza ha bisogno come il pane.

 

(La Voce di Romagna, 17/7/2008)    

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  1. #1 di prometeo il luglio 21, 2008 - 3:16 pm

    […]A patto però, che il mercato non sia drogato da attori quali la Fed e la GSE[…]

    Peccato che ci sia sempre “qualche piccolo agente” che inficia l’efficacia del libero mercato…

    Non sarà invece che il libero mercato non esiste?

    Se gli agenti distorsori sono soggetti come le FEDR che è il demiurgo della valuta mondiale e delle GSE della misura di Fanny e Freddy che “comprano” casa alla metà dei cittadini americani, più che di distorsione si tratta di “definizione” e che il “distorsore” sono le azione private.

  2. #2 di gallazzi il luglio 23, 2008 - 12:35 pm

    Letta la risposta, Carlo. Effettivamente c’è più distorsione che processo “spontaneo”. Però qualsiasi cosa avvenga sotto il sole è spontanea… Qui si va sul filosofico tosto.

  1. Crisi dei mutui: la colpa è dello Stato, non del mercato « Processi di Mercato

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