Il culturame e l’egemonia che non c’è più

Che tristezza le immagini di Piazza Navona! Certo, chi non ha il cuore che batte a sinistra si sarà pure divertito, anche perché sul palco si sono alternati comici…mica da ridere. In ogni modo, ciò che ha divertito non sono state le battute, bensì la situazione in cui versa questo centro-sinistra, sempre più improbabile sotto l’aspetto culturale, ancor più che politico. Povero Gramsci, ormai la sua tomba sarà una centrifuga. Decenni di egemonia per vedere sfociare tutto in una fiera del turpiloquio indegna di una qualsivoglia curva sud.
Ma tant’è. Questo passa il convento. D’altro canto, cos pretendere da questa sinistra figlia del Seassantotto, dell’immaginazione al potere e del becerume all’opposizione? Ancor prima di quegli anni, Scelba bollò gli intellettuali filo-comunisti come “culturame”. Eppure all’epoca l’intellighenzia di sinistra era composta da persone del calibro di Italo Calvino, Renato Guttuso o da compagni di strada come Massimo Bontempelli, Carlo Levi e Salvatore Quasimodo. Ma oggi che direbbe Scelba? Quali parole trovare per gli eredi del PCI che rincorrono Antonio Di Pietro, la cui laurea deve far gridare allo scandalo più di qualsiasi inchiesta su tangentopoli? Da Ignazio Silone a Beppe Grillo, da Giorgio Strehler a Sabina Guzzanti. Che scadimento! Cosa si vuol ribattere a questi guitti? Nulla. D’altronde, non è questo che vogliono? Grillo, ad esempio, ha sempre rifiutato il confronto, mentre Travaglio, ad Anno Zero, ha sempre dato il meglio di sé in lunghi e monocordi monologhi senza contraddittorio. E lo stesso vale per Sabina Guzzanti, addirittura patetica nel ricorrere all’insulto e all’invettiva ogni qualvolta si confronta con qualcuno in quanto priva di argomenti a sostegno delle proprie tesi.

No, qua siamo al tifo da stadio. Se uno è antipatico, via con l’insulto becero a prescindere, pappagalli ripetitivi come gli studenti delle scuole coraniche. Del resto, il sociologo francese Jules Monnerot definì non a caso il comunismo come l’Islam del XX secolo, e il livello culturale di questi post-comunisti male in arnese lo testimonia. Basta dar loro un bersaglio (es. Berlusconi) e dir loro attacca e perché i loro istinti possano incanalarsi in un qualche pertugio più o meno tortuoso. Come i bambini, negano l’evidenza e fanno affermazioni gratuite ripetendole all’infinito, come se a forza di ripeterla una stupidaggine avesse il potere di trasformarsi in una verità. Che lo pensi un bambino non è bello, ma ci può stare, ma già dai 10 anni la cosa non è più accettabile, nemmeno da un intellettuale di sinistra.

La verità è che quel ceto intellettuale che Scelba definì culturame e che ha assicurato l’egemonia culturale alla sinistra fino ad oggi era in buona parte figlia di quel tanto vituperato sistema culturale fascista e gentiliano, basato, tra le altre cose, su disciplina e severità di giudizio. Caratteristiche andate perdute a partire dal Sessantotto proprio grazie alle battaglie di questi intellettuali comunisti e comunisteggianti contro la selezione e il merito, ritenuti ferri vecchi della società capitalistica iniqua e corrotta. Ebbene, gli intellettuali di oggi sono figli di quelle conquiste “democratiche”. Mediocri presenzialisti dal pensiero debole e dall’invettiva facile, sacerdoti di ideologie fallimentari che hanno insanguinato il Novecento, ma privi dello spessore intellettuale dei loro maestri, proprio perché figli dei loro errori. Il vero dramma della sinistra di oggi (politica e culturale) è di essere il prodotto di un periodo – il Sessantotto e gli anni Settanta – che ha selezionato il peggio in ogni campo della vita sociale. Arte, musica e letteratura prive di creatività, mentre dal punto di vista dei comportamenti sociali, rispetto e decoro hanno lasciato spazio a volgarità, arroganza e mancanza di controllo dei propri istinti, in poche parole, alla liberazione delle coscienze, come si era soliti dire in quegli anni, ossia al diritto di fare tutto ciò che pare e piace senza valutare minimamente le conseguenze delle proprie azioni su sé stessi e, soprattutto, sugli altri.

Questa è oggi la sinistra italiana. E Berlusconi e il centrodestra dovrebbero approfittare di questo vuoto per imporre la propria idea di paese, sempre che ne abbiano una (cosa di cui dubito), e senza farsi condizionare da pseudo-egemonie ormai poggianti sul nulla. Perché, ad esempio, il Ministro dei Beni Culturali Sandro Bondi deve dispiacersi se Umberto Eco non gli ha stretto la mano? Perché elemosinare la stretta di mano da uno che non fa altro che insultarti per ciò che sei e non per ciò che fai? Possibile che il centrodestra continui a cercare legittimazione presso un mondo rappresentato da personaggi come il mastro artigiano del copia-incolla Umberto Galimberti, che una volta beccato a scopiazzare perché evidentemente a corto di idee, non ha trovato miglior avvocato di un Gianni Vattimo che ha argomentato in modo arrogante che in fondo filosofare è come copiare? Perché il centrodestra deve cercare a tutti i costi il consenso di questi falliti?

 

(La Voce di Romagna, 12/7/2008)

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