Prezzi alti: non è colpa degli speculatori

Non più tardi di quattro giorni fa, il Ministro dell’Economia Giulio Tremonti si è scagliato contro la speculazione finanziaria definendola come la peste del XXI secolo. L’ex-ministro della difesa del governo Berlusconi Antonio Martino, su Libero del 24 giugno ha preso le difese della categoria, sostenendo che gli speculatori assolvono un ruolo fondamentale nel funzionamento del mercato.
Infatti, ricorda Martino, gli speculatori contribuiscono a stabilizzare il mercato comprando merci quando queste abbondano e il loro prezzo è basso (rendendolo così meno basso) e vendendole quando scarseggiano e il loro prezzo è alto, contribuendo così a renderlo più basso. Nel caso odierno, gli speculatori prevedono prezzi alti, perciò comprano oggi per vendere domani, così da anticipare ora una parte dell’aumento futuro. Questo incentiva un uso meno esteso del petrolio, l’adozione di tecniche volte a risparmiarlo e la ricerca di nuovi giacimenti e di nuove fonti di approvvigionamento. Tutte attività che renderanno l’energia meno scarsa e meno cara in futuro.

Non sono quindi gli speculatori la causa del rialzo dei prezzi. Essi, semplicemente, il rialzo lo prevedono. D’altronde, speculare deriva dal latino spécula, che è il luogo dal quale si osserva. Speculatore è quindi colui che osserva ciò che lo circonda e che esplora; insomma, è colui che scopre. Uno scopritore attento che, dopo aver meditato attentamente, fa progetti e calcoli cercando di realizzare profitti comprando a prezzi bassi e vendendo a prezzi alti grazie alle proprie previsioni (scoperte) relative agli scenari futuri. Egli non intende favorire l’interesse pubblico, eppure finisce per farlo in quanto “dirige” le proprie risorse scarse verso settori che si prevedono a forte sviluppo, ossia settori i cui prodotti si prevede saranno molto richiesti dai consumatori. Ed è proprio grazie a quest’opera di speculazione che questi settori potranno espandere la propria produzione, di modo che i consumatori non dovranno fronteggiare un’offerta insufficiente di beni e servizi richiesti, il che determinerebbe un livello dei prezzi maggiore rispetto a quello che si avrebbe senza l’effetto della speculazione. Naturalmente, questo avviene se gli speculatori azzeccano le loro previsioni, perché se sbagliano, come molti sperano, non ci perdono solo loro, ma tutta la società, gufi inclusi. Infatti, quando si investono le risorse in beni o servizi che il pubblico non comprerà, allora si avranno abbondanza di cose inutili e prezzi alti per ciò che serve, così avremo speculatori falliti e consumatori alle prese con prezzi alle stelle.  

Riguardo alla situazione attuale, se una colpa può essere attribuita agli speculatori è di cercare guadagni in un mercato drogato e distorto da governi e banche centrali. Il sistema bancario, attratto da tassi mantenuti artificialmente troppo bassi dalle autorità monetarie, ha ecceduto nell’investimento in attività con ritorni di cassa prolungati (mercato immobiliare), il che ha provocato crisi di liquidità che la Fed ha cercato di evitare attraverso la creazione di moneta dal nulla e un’espansione creditizia discrezionalmente dissennata. E questo ha causato inflazione. Con l’espansione del credito la Fed sperava che i nuovi fondi fluissero verso i mercati monetari, di modo che l’abbondanza di moneta permettesse di prestare denaro a tassi di interesse più ridotti, gioco che funziona soltanto quando non si contrattano prestiti in una moneta che si sta deprezzando come sta accadendo con il dollaro. Nell’attuale momento, invece, i titoli a tasso fisso hanno tassi di interesse reali negativi. Di conseguenza, la liquidità addizionale immessa dalle banche centrali nei mercati monetari non è affluita verso il mercato a reddito fisso, ma verso quello delle materie prime, con conseguente aumento dei prezzi generali di tutto il mondo. Aumento che non si è limitato soltanto a petrolio, grano e oro, ma ha coinvolto anche argento, platino, palladio, cotone e stagno, per dirne alcuni.

Insomma, incolpare gli speculatori per i prezzi alti è un po’ come dire che il sole sorge perché il gallo canta. La verità è che gli speculatori fanno il proprio dovere anticipando gli alti prezzi dovuti alla mala condotta della Fed, a cui il governo americano concede il monopolio dell’emissione monetaria. Per cui, a nulla servono misure coma la Robin Hood Tax e gli appelli lanciati dal governo Berlusconi alla BCE perché abbassi il costo del denaro. Questa crisi sta determinando problemi ai salariati di tutto il mondo dal lato della domanda, in quanto sta erodendo il loro potere d’acquisto. Sarebbe bene che a dieta iniziassero a starci gli Stati diminuendo le tasse sulle imprese e, soprattutto, sul lavoro dipendente e autonomo. Inoltre, per quanto riguarda l’Italia, i lavoratori, oltre che dal lato della domanda sono penalizzati anche dal lato dell’offerta per colpa di un sindacato miope che in nome del sacro totem della contrattazione centralizzata ha imposto un mercato del lavoro all’insegna del fare poco in cambio di poco, nel quale il merito e la voglia di fare sono ostacolati in tutti i modi. Bene sta facendo il neo Ministro del Welfare Sacconi a incentivare la contrattazione decentrata e a premere sulla detassazione delle parti variabili del salario, perché solo aumentando la produttività gli aumenti salariale non si traducono in ulteriore inflazione. Tutto questo prelude a un periodo difficile per i lavoratori e i ceti medi e medio-bassi, ma dar la colpa di questo al mercato e agli speculatori è come dar la colpa ai camerieri se al ristorante ti pelano servendoti piatti schifosi e poco abbondanti.

 

(La Voce di Romagna, 26/6/2008)

 

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