Una giustizia senza logica

Gianfranco Miglio sosteneva che il nostro sistema educativo soffre di eccesso di umanesimo letterario, mentre difetta dal punto di vista scientifico. Da ciò consegue che il nostro modo di pensare risulta assai carente sotto l’aspetto logico, mentre eccede sotto l’aspetto idealistico. In parole povere, tendiamo spesso a giudicare i fatti sulla base di costrutti mentali ideali e non sulle circostanze (spesso brutte) che di fatto si presentano nella realtà.
Questa mancanza di logica, purtroppo, è presente anche nel sistema giudiziario italiano, soprattutto in ambito penale, quando si deve giudicare valutando le circostanze fattuali di determinati avvenimenti, e due tragici fatti di cronaca lo testimoniano: il primo è l’omicidio compiuto da Stefano Lucidi, il pirata della strada che il 22 maggio scorso ha investito e ucciso i fidanzati Flaminia Giordani e Alessio Giuliani, a Roma. Il secondo, invece, ha visto coinvolto l’imprenditore di Fucecchio Simone Barontini, indagato per omicidio volontario per aver sparato il 25 maggio, alle 4,30 di notte, a un intruso penetrato nel suo appartamento. Nel primo caso l’omicidio volontario con dolo eventuale è già stato derubricato a omicidio colposo aggravato dalla previsione dell’evento, mentre nel secondo Barontini rischia seriamente il rinvio a giudizio per omicidio volontario.

Ogni persona agisce sempre sulla base della conoscenza e delle informazioni di cui dispone e il giudizio su di essa non deve mai prescindere da tale aspetto. Stefano Lucidi, al quale tra l’altro era stata ritirata la patente, sapeva benissimo che stava violando diverse regole ed era a conoscenza delle conseguenze che avrebbe potuto provocare la sua guida spericolata. Il fatto che non avesse intenzione di uccidere nessuno poco importa, specie perché una volta investiti i due giovani sullo scooter non si è fermato e ha cercato di far perdere le proprie tracce, segnale che era del tutto conscio del male che aveva causato. Lucidi si dice costernato, ma la sua è la reazione che si addice a un bambino che, dopo aver combinato un guaio, piange urlando: “Ma io non volevo!” e in ciò in parte giustificato dall’inesperienza di vita che di solito caratterizza i bambini. Invece, per la giustizia italiana, proprio il fatto che non avesse intenzione di uccidere è importante, mentre la capacità di valutare le conseguenze delle proprie azioni, che dovrebbe contraddistinguere le persone adulte, passa in secondo piano. Con questi incentivi, non sorprendiamoci se anche a 60 anni le persone si comportano come ragazzini irresponsabili!

Nel caso di Fucecchio, come in tanti altri simili del resto, l’eccesso di legittima difesa dimostra di essere un concetto del tutto privo di logica. Sempre considerando il fatto che le persone agiscono sulla base della conoscenza e delle informazioni di cui dispongono, come si può pretendere che una persona aggredita da uno sconosciuto, per di più in piena notte e al buio, sia in grado di valutare proporzionalità nella sua risposta all’aggressore? Perché la risposta di chi è aggredito sia proporzionale all’aggressione subita, occorrerebbe sapere in anticipo le intenzioni dell’aggressore, che nel caso in questione era uno sconosciuto! Da un estraneo che entra furtivamente in casa propria, ci si aspetta con un certo grado di ragionevolezza che sia disposto ad aggredire, il che suscita nel padrone di casa una certa comprensibile paura. Paura che aumenta, sempre legittimamente, per via del fatto che non si sa fino a che punto l’estraneo potenziale aggressore si possa spingere. Inoltre, la reazione a un’aggressione fisica richiede sempre risposte immediate, la cui attenta ponderazione è quasi sempre impossibile. Gli episodi legati alle rapine in villa, spesso compiuti da persone originarie dell’Europa dell’est (a Fucecchio era un albanese) hanno spesso portato a pestaggi violenti e persino a omicidi. Perciò, il Barontini aveva tutti i motivi per sentirsi in pericolo di vita. Un suo eventuale rinvio a giudizio sarebbe un ennesimo esempio di inettitudine della nostra magistratura.

In ogni modo, queste due vicende dimostrano come in Italia i fatti non siano giudicati secondo logica. Certo, è giusto giudicare la gravità di un comportamento dalle conseguenze che produce, ma i comportamenti vengono posti in essere da persone in particolari circostanze di tempo, luogo,  conoscenze e informazioni. Prescindere da quest’ultimo aspetto porta a giudicare e a legiferare in base all’emotività e non secondo logica. Se a questo, poi, aggiungiamo che nella nostra magistratura trova ancora posto una certa ideologia marxisteggiante, secondo la quale la proprietà è un furto e un ladro, in fin dei conti, è pur sempre in certo qual modo giustificato in quanto vittima della società capitalistica, allora il gioco è fatto. Ed è un gioco per nulla divertente.

 

(La Voce di Romagna, 28/5/2008)                

Annunci
  1. “Ma io non volevo!” | Occhio !

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: