La compravendita è lecita, l’omicidio no. Allora?

La campagna elettorale sta volgendo al termine. E finalmente, perché in Italia i politici compaiono davanti alle telecamere ben oltre la modica quantità e sono soliti dire cretinate a ogni piè sospinto, e la competizione elettorale, si sa,  tende ad accentuare questi difetti. Inoltre, la campagna elettorale tende sempre a svilire ancor di più il livello della politica, con candidati che si abbassano al livello dei peggiori piazzisti senza scrupoli. No, in un contesto simile spazio per i temi etici proprio non c’è e chi, come Giuliano Ferrara, si è addirittura candidato scegliendo come unico punto del proprio programma il no all’aborto non sembra molto confortato dai sondaggi pre-elettorali.
Eppure, a ben vedere le questioni etiche sono importanti, anche sul piano pratico. Basti pensare all’impatto che avrà in futuro il basso tasso di natalità italiano sulle future prestazioni pensionistiche. La questione aborto, riproposta appunto da Ferrara, si presta a una serie di considerazioni legate alla bassa natalità. In particolare, sarebbe interessante mettere in relazione la legislazione in fatto di aborto e quella sulle adozioni. Riguardo a queste ultime, periodicamente saltano fuori situazioni legate alla compravendita di bambini appena nati, e al reato ad essa connesso, soprattutto nel sud dell’Italia. Ragazze povere danno alla luce un figlio e lo cedono dietro compenso monetario a una coppia che non può avere figli o la cui madre non ha tempo (o voglia) di affrontare la gravidanza. Oggi, con l’immigrazione dall’Europa dell’est, questo traffico clandestino si è esteso.

Quel che mi chiedo è perché venga sanzionata l’adozione diretta di un neonato dietro compenso. Davvero lo trovo fuori da ogni logica. Possibile che si possa sopprimere una vita dentro il ventre materno e non la si possa “cedere dietro compenso” una volta fuori? Eppure, la compravendita è di per sé un atto lecito, a differenza dell’omicidio. Certo, qualcuno obietterà che “vendere” qualcuno contro la sua volontà è giustamente considerato un reato, come nel caso della schiavitù. Ma nel caso di un neonato, ci troviamo in presenza di un soggetto privo della capacità di agire, e non solo dal punto di vista del diritto. E poi, i neonati, in caso di adozione legale, non passano dal genitore naturale a quello adottivo indipendentemente dalla loro volontà? La differenza tra adozione e “compravendita” sta nella diversa tipologia di intermediazione. Nel primo caso l’intermediazione è opera di strutture legalmente riconosciute come gli orfanotrofi che operano sotto l’egida dello Stato, nel secondo l’intermediazione è opera del denaro. E quando c’è di mezzo il denaro tutto diventa automaticamente complicato, perché, si sa, il denaro è lo sterco del demonio!

A ben vedere, però, questo pregiudizio, non solo è sbagliato, ma alimenta anche una serie notevole di comportamenti dannosi e parassitari. Dalla cresta che molti orfanotrofi fanno sul mantenimento dei bambini, alle lungaggini burocratiche spesso frustranti legate all’iter del processo di adozione. No, meglio passare direttamente “dalla puerpera all’adottante” evitando l’inefficiente intermediario statale e affidandosi al vil denaro, che è l’intermediario degli scambi per eccellenza e quanto a efficienza è insuperabile.

Naturalmente, quando auspico la possibilità di adottare un neonato dietro legale compenso da versare alla puerpera, non intendo dire che vedrei bene la pratica come viene consumata attualmente, in stato di clandestinità. L’adozione dovrebbe avvenire alla luce del sole, magari in forza di un pubblico contratto, con adempimenti legali relativi alla pubblicità dell’evento e alla salute del bambino e della madre naturale. Inoltre, sarebbe vietato adottare per poi rivendere. Chi adotta lo deve fare solo per appagare il proprio desiderio di crescere dei figli. Anche dal punto di vista sociale la cosa potrebbe avere positivi effetti a catena. Donne condannate dalla natura alla sterilità potrebbero adottare bambini più facilmente evitando l’inferno dell’attuale trafila burocratica, che spesso si risolve in un autentico e insuperabile percorso a ostacoli. Donne in carriera che vorrebbero soddisfare il loro desiderio di maternità, ma sono troppo impegnate per affrontare una gravidanza, oppure donne che non la possono affrontare per motivi psichici a causa dei quali sarebbero costrette ad abortire. E infine, donne in difficoltà economiche e senza lavoro potrebbero, dietro adeguato compenso, accordarsi per farsi carico della gravidanza. Tale pratica potrebbe favorire un aumento della natalità, anche se non sufficiente per arrivare alla fatidica soglia dei 2,1 figli a famiglia necessario ad assicurare la continuità demografica del nostro paese. In ogni modo, ritengo possa dare risultati migliori di politiche di sostegno alla famiglia a base di denaro pubblico, la cui scarsità non consente di farsi troppe illusioni. Con i conti pubblici disastrati che ha l’Italia, i pochi denari spesi in tal senso non sortirebbero effetti consistenti e finirebbero, allo stesso tempo, per rappresentare un inutile spreco di risorse.

In un mercato libero l’unico inconveniente dell’adozione dietro legale compenso potrebbe derivare da un suo possibile successo. Ma è un inconveniente assai improbabile, perché se la domanda per le adozioni aumentasse rispetto all’offerta di puerpere, allora il prezzo aumenterebbe e tornerebbe più conveniente affrontare la gravidanza. Certo, la mia è una visione un po’ cinica, ma una donna con esigenze di carriera può trovarsi a dover fare considerazioni di tal genere. Ciò che va evitato, piuttosto, è il pericolo rappresentato da un mercato nero e clandestino come quello attuale, specie se favorito da immigrate che si presterebbero a partorire a prezzi stracciati e condizioni igieniche precarie. In tal modo, tutto resterebbe clandestino come adesso e il prezzo troppo basso creerebbe un eccesso di adozioni. In ogni modo, tali rischi verrebbero pur sempre mitigati dal salutare istinto di maternità delle donne; istinto a tal punto radicato, da resistere persino a 40 di femminismo pro-death. A proposito di femministe, scommetto che una proposta come l’adozione dietro legale compenso le scandalizzerebbe non poco, dato il loro conservatorismo mentale. Nonostante si proclamino alfiere del progresso sociale, continuano a vedere il denaro come una cosa sporca alla stessa maniera in cui lo vedevano gli antichi, e si servono delle più moderne tecnologie che consentono di osservare cosa accade dentro l’utero per incoraggiare l’aborto nei casi in cui il feto presenta malformazioni; utilizzando la scienza più moderna al servizio della più terribile e arcaica ideologia spartana.

Come in economia, anche sul piano etico viene usata la retorica del progresso per rivalutare pratiche cavernicole. Progresso nei secoli avvenuto grazie a pratiche economiche e religiose che femministe e soci hanno sempre rifiutato e combattuto. 

 

(Ragioni dell’Occidente, aprile 2008)   

 

                                   

 

 

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  1. #1 di novello il maggio 6, 2008 - 6:18 pm

    molto bello e logico, complimenti

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