Così i cinesi si fregano da soli

Può sembrare un paradosso, ma in questi giorni la fiaccola olimpica sta incontrando parecchie difficoltà a muoversi “liberamente” per le strade delle città del mondo libero. Libertà che il governo cinese assicurerebbe senza alcun problema nelle vie delle proprie città. Peccato, però, che quella fiaccola, come tutte le altre, prima o poi sia destinata a spegnersi. Giorni orsono ho scritto che sarebbe un errore da parte degli altri stati boicottare le olimpiadi di Pechino e chiudere la porta alla Cina, perché con essa sarebbe chiusa qualsiasi possibilità di far entrare in quel grande paese quegli spifferi di libertà del quale ha tanto bisogno. Ebbene, quanto sta accadendo per le strade delle capitali europee è una conferma di quanto dico. La ribalta olimpica sta dando finalmente la giusta visibilità a una protesta sacrosanta che mai ha visto no global e pattume rosso assortito sfilare per le strade in nome dei diritti di quel popolo che ha l’unico torto di non essere sotto il giogo di Stati Uniti o Israele, ma sotto quello, assai più terribile, della Cina comunista. Se gli stati non devono boicottare le olimpiadi, ciò non vale per atleti, associazioni private e media. L’appello lanciato dal presidente del Cio Jacques Rogge alle autorità cinesi affinché cerchino una soluzione pacifica della crisi in Tibet deve essere il primo di una lunga serie. Occorre far sì che governo e uomini d’affari cinesi acquisiscano la percezione, forte e chiara, che nel mondo la gente li detesta e che ciò potrebbe avere conseguenze assai spiacevoli. Del resto, anche lì la crisi si sta facendo sentire. Man mano che in certe aree della Cina gli stipendi aumentano, le imprese occidentali traslocano in Vietnam, Cambogia e altri paesi limitrofi (persino l’India), perché oltre al basso costo del lavoro la Cina non sembra offrire nient’altro.

Quindi, motivi per fare pressioni ce ne sono. A tal riguardo, ricordiamo quanto accaduto nel 1978, quando uscì nei cinema quell’autentico capolavoro che è Fuga di Mezzanotte, tratto dal libro scritto da William Hayes che, per aver cercato di portare con sé in America 200 grammi di hashish, soggiornò per 5 lunghi anni (dovendone fare altri 30!) in un carcere turco e dal quale riuscì miracolosamente a fuggire. Ebbene, 41 giorni dopo che il film venne proiettato a Cannes, facendo il giro del mondo, le autorità turche decisero di intavolare trattative per lo scambio di prigionieri con il governo americano. La vergogna che i turchi provarono di fronte al mondo fu enorme in quanto ebbero forte e chiara la percezione dello schifo che suscitavano in quell’Occidente, dei cui turisti e uomini d’affari avevano tanto bisogno. Da allora, se voleva farsi accettare dall’Occidente come partner politico e commerciale, la Turchia ha dovuto compiere parecchi passi avanti sulla strada dei diritti umani. Purtroppo, oggi è l’Occidente, indebitato fino al collo, ad avere della Cina un bisogno maggiore di quanto essa ha dell’Occidente. Però occorre proseguire sulla stessa strada.

Poiché oggi va molto di moda discettare di saggezza orientale, mi preme far notare come da oriente giungano molti esempi di questo tipo, se a Cina e Turchia aggiungiamo Vietnam, Birmania, Laos e Cambogia. Chi ama l’oriente deve ricordare che la filosofia orientale si è sviluppata in tal modo, perché in quei luoghi le persone sono sempre state schiacciate da istituzioni liberticide e tiranniche. Intendiamoci, chi si affida a cure e rimedi tratti dalla medicina orientale e desidera vivere seguendo una filosofia di vita orientale, perché insoddisfatto della western way of life, fa benissimo, perché ognuno ha il diritto di cercare la propria felicità come meglio crede. Ma a livello istituzionale sarebbe bene apprezzare le libertà di cui godiamo in Occidente. Perché se è vero che la struttura mentale creata dal sanscrito fa sì che gli indiani primeggino nel campo informatico e ingegneristico, è altrettanto vero che senza l’aiuto degli inglesi, questo talento sarebbe rimasto allo stato latente. A metà dell’Ottocento gli indiani erano soliti portare casse e sacchi pesanti sulle spalle ed erano a tal punto avversi alla tecnologia che non appena gli inglesi mostrarono loro le carriole, la prima cosa che veniva loro naturale era caricarsi la carriola in spalla con le casse sopra. Fu grazie al forte spirito di iniziativa degli occidentali che gli indiani hanno scoperto le loro capacità di apprendimento, ed è grazie ad istituzioni di tipo occidentale come il libero scambio che possono esprimere i loro talenti facendo concorrenza agli occidentali stessi, i quali però, sono ben contenti di acquistarne i servigi, perché nell’economia moderna la ricchezza principale è costituita dal capitale, la cui disponibilità complessiva, riproducibile a piacere, cresce di continuo (il capitale produce ulteriore capitale) e se qualcuno ne ha di più non è inevitabile che qualcun’altro ne abbia di meno.

Purtroppo, in Occidente le istituzioni (soprattutto quelle economiche) sono cambiate più rapidamente della mentalità che le giudica. In tal modo, troppe persone le hanno denigrate e combattute in nome del progresso, prese com’erano nella trappola del loro conservatorismo mentale, che, quello sì, hanno esportato in tutto il mondo. Cina inclusa.

 

(La Voce di Romagna, 9/4/2008)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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