L’Europa rinuncia a sé stessa e sbraca di fronte a Cina e Islam

Ormai l’Europa si trova in piena dhimmitudine. Dhimmitudine è un termine arabo che deriva da dhimmi, che sono gli “infedeli” che vivono in terra d’Islam e che accettano di sottomettersi alle leggi islamiche. In cambio di questa sottomissione e attraverso il pagamento di un tributo (giziyya), il tributario non islamico si vede riconoscere il diritto di praticare il suo culto, ma non è considerato cittadino, non può portare armi, non può comandare un “vero credente” e deve accettare la superiorità e il proselitismo del musulmano senza avere per sé stesso il diritto di manifestare la sua fede non musulmana.

La censura di fitna, il cortometraggio del leader olandese del partito della libertà Geert Wilders, è indicativa dello stato comatoso della coscienza europea. I commenti delle élites politico-intellettuali europee sono stati tutti all’insegna della più vile presa di distanza. Ma la sensazione più forte della dhimmitudine in atto me l’ha data il commento islamicamente corretto di Sergio Romano, domenica scorsa su La 7. Wilders messo all’indice come un calunniatore che infrange il muro del politically correct presentando l’Islam come qualcosa di violento. Eppure, a 24 ore di distanza dall’uscita del cortometraggio abbiamo assistito alla convocazione dell’ambasciatore olandese in Pakistan per spiegazioni, alla minaccia iraniana di rappresaglia contro l’Europa, alla condanna del cortometraggio da parte del governo indonesiano, all’invito dei siti jihadisti a uccidere Wilders, mentre già da un mese i paesi dell’UE avevano inviato circolari alle rispettive ambasciate in paesi musulmani con le istruzioni su come reagire a eventuali violenze. Non proprio gandhiane queste reazioni. Insomma, i musulmani sono diventati come i fili elettrici, perché si sa, chi tocca i fili muore. Passando ai politici, anche Franco Frattini, che non più tardi di 3 settimane fa a Milano imprecava contro la politica anti-israeliana e troppo filo-araba dell’ormai ex-Ministro degli Esteri D’Alema, non ha esitato a crogiolarsi nell’islamicamente corretto, condannando il cortometraggio di Wilders.

E lo stesso accade nei rapporti con la Cina. Non più tardi di una decina di giorni fa ho scritto che solo intensificando i rapporti commerciali con la Cina, questa diventerà più aperta. Ma aprire alla Cina non significa accettarne frodi e prodotti adulterati. Le rappresaglie commerciali messe in atto da Pechino sono capziose e immotivate, ma sono il frutto della mancanza di unità dell’UE di fronte alla prepotenza subita da un proprio membro. Divisa al proprio interno e vulnerabile all’esterno. Questa è l’Europa di oggi di fronte alle sfide provenienti dall’oriente, medio ed estremo. All’incapacità di far fronte comune, caratteristica del resto analoga agli stati arabi (il mito dell’unità araba), l’Europa unisce anche quell’odio di sé che la rende debole nei confronti di competitori aggressivi e determinati a far valere le proprie ragioni.

Purtroppo, dall’illuminismo in poi le élites europee hanno fatto di tutto per cancellare qualsiasi barlume di identità attraverso il disconoscimento delle radici giudaico-cristiane della nostra civiltà. Persino i principi del libero scambio finiscono per diventare deboli in tale contesto, perché anch’essi sono radicati sul primato della persona e sulla sua capacità di scelta, caratteristici dell’insegnamento di Gesù Cristo, il quale, a differenza di Allah, ci lascia la possibilità di rifiutarlo e di scegliere liberamente di affrontare le conseguenze di questo rifiuto. Ed è proprio la possibilità di rifiutare Dio che ha fatto dell’Occidente cristiano quella civiltà nella quale è possibile scegliere tra ciò che è ritenuto giusto e ciò che è ritenuto sbagliato. Infatti, è la possibilità di sbagliare liberamente che rende una civiltà più progredita delle altre, perché è proprio l’errore la maggior fonte di conoscenza per le persone. D’altronde, non dice il proverbio che sbagliando si impara? La libertà di scambiare e di sbagliare che caratterizza la cultura giudaico-cristiana è stata in grado di creare tali e tante conoscenze, teoriche e pratiche, da far sì che progredissimo più di altri grazie a meccanismi complessi dei quali non abbiamo che una vaga percezione. Molto spesso, quindi, i principi che contestiamo sono proprio quelli che ci hanno regalato ricchezza e benessere.

Certo, anche con gli errori non è il caso di esagerare. Ma nessuno come noi occidentali è riuscito a trarre le conseguenze dovute dall’esperienza e dagli errori compiuti. E sarebbe bene continuare a farlo. Il fatto che l’Europa venga presa d’assalto da gente che fugge da tirannie povere e corrotte per trovare qualche anelito di libertà dovrebbe spingerci, se non altro, ad amare un po’ di più noi stessi e il mondo che i nostri padri ci hanno lasciato in eredità.

 (La Voce di Romagna, 4/4/2008)   

                   

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