La fatwa laicista su Magdi Allam

Non l’avesse mai fatto! Com’era prevedibile, la conversione al cattolicesimo di Magdi Allam ha suscitato più di un mal di pancia tra gli alfieri del politically correct del Bel Paese. Firme del corrierone incluse. Già scrivere un libro dal titolo Viva Israele era un segnale preoccupante, ma la conversione, e per di più in diretta TV con Benedetto XVI a officiare… Quello proprio no. Come si è permesso?
Ora, il vice-direttore del corriere, che già vive blindato con una fatwa sul groppone, si accorgerà dell’altra fatwa, quella laicista, strisciante e meschina, che a poco a poco ti isola facendoti il vuoto attorno e che forse proprio per questo ti ha già preparato il più ipocrita dei coccodrilli. Purtroppo, può costare caro contravvenire ai precetti dei sacerdoti del politically correct; precetti fissi e immutabili,  come i loro nemici. Sì, perché per quanto l’Islam sia minaccioso, è la Chiesa cattolica, il nemico di sempre, il bersaglio principale dell’odio di un’élite politico-intellettuale vecchia, inacidita e con lo sguardo perennemente rivolto all’indietro, a sua volta prodotto di una mente irrimediabilmente incrostata di pregiudizi ottocenteschi. E se questa è stata la prevedibile reazione dell’intellighenzia politically correct, altrettanto prevedibile e acida è stata la reazione della pattumiera che dispensa odio su internet. All’indomani della conversione di Magdi Allam il web era già pieno di biografi, forse ancor più esperti ed aggiornati dello stesso Allam. Un po’ come dopo l’11 settembre, quando la cronica carenza di ingegneri del nostro paese venne colmata nel giro di una notte, con persone che fino al giorno prima manco sapevano distinguere una latta di metallo da tubo di gomma che si sono scoperte fisici nucleari in grado di dimostrare senza ombra di dubbio che il crollo delle torri, non solo era dovuto allo scoppio di ordigni, ma che questi erano stati messi dalla CIA e dal Mossad!
Eppure, dal sito Islam Watch si apprende che le conversioni dall’Islam al cristianesimo cominciano a preoccupare parecchio le alte sfere delle gerarchie islamiche. I numeri parlano di 2 milioni di musulmani etnici convertiti in Russia nello scorso anno, 10000 musulmani in Francia e in India, e 35000 in Turchia. Nel suo libro Epicenter, lo scrittore Joel Rosenberg segnala che negli ultimi anni hanno abbracciato il cristianesimo 80000 algerini, 25/40000 marocchini, mentre in Egitto sono aumentate a dismisura le vendite della Sacra Bibbia e in Sudan, da primi anni ’90, ben 5 milioni di persone si sono convertite al cristianesimo. Lo sceicco saudita Ahmad Al Qatanni ha dichiarato ad Al Jazeera che: “vi sono 16000 musulmani che ogni giorno si convertono al cristianesimo…ciò significa che ogni anno si convertono al cristianesimo 6 milioni di musulmani. È una tragedia”. Cifre senz’altro gonfiate, ma il fatto che uno sceicco le vada a snocciolare davanti al grande pubblico è un segnale di paura.
Purtroppo, l’unico habitat inadatto al cristianesimo sembra essere proprio l’Europa. Paura e odio di sé fanno del vecchio continente ciò che il Jihad qualifica come paese della tregua, ossia quel genere di paesi che, che, seppure infedeli, sono tenuti a non ostacolare la conversione all’Islam e a fornire truppe e risorse ai paesi islamici per la guerra, pagando tributi per evitare che il terrorismo jihadista insanguini i loro territori. Cosa che l’Europa fa da tempo finanziando le organizzazioni terroristiche palestinesi contro Israele, nonché la costruzione di madrasse e moschee dentro e fuori l’Europa, nonché la propaganda filo-islamica attraverso organismi interni all’Unione Europea, spesso al riparo dagli occhi dell’opinione pubblica europea. Come ha sottolineato l’autrice di Eurabia Bat Ye’Or, purtroppo l’Europa rischia di scivolare da territorio della tregua a territorio sottomesso, i cui cittadini diverrebbero “dhimmi” (da Dhimma, patto di protezione), ossia cittadini non musulmani di uno stato governato in base alla Sharia, e in quanto tali sottomessi.
Se quanto accaduto in Olanda con l’omicidio di Theo van Gogh, la fuga di Ayaan Hirsi Alì e la censura al cortometraggio Fitna – prodotto dal deputato del Partito della Libertà Geert Wilders – fotografa bene la paura dell’Europa nei riguardi dell’Islam, le reazioni alla conversione di Magdi Allam testimoniano invece come l’odio di sé propagandato dalle élites culturali europee rischi di contagiare irrimediabilmente il tessuto sociale del vecchio continente. Il sociologo francese Jules Monnerot definì il marxismo l’Islam  del XX secolo e non è un caso che le élites culturali europee, in gran parte formatesi all’insegna dell’odio marxista, non solo si sentano sintonia con una religione liberticida che schiaccia la persona come l’Islam, ma preferiscano morire sotto il suo tallone, pur di vendicarsi di quell’Occidente capitalista e cristiano che ha posto fine ai loro sogni perversi.

(La Voce di Romagna, 28/2/2008)

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