Il panico di un regime allo sfascio

Nulla da fare. Non capiscono. Terminato il giro di consultazioni del Presidente Giorgio Napolitano è emerso che il centrodestra (UDC inclusa) è compatto per un ritorno immediato alle urne, e lo stesso vale per parte del centrosinistra. E visto che i numeri per un nuovo governo non ci sono, verrà incaricato qualcuno per provare a formarne uno. Come dire, appurato che fuori ci sono 40 gradi, tiriamo fuori dall’armadio maglioni di lana e piumino.
A dire il vero, la razionalità di un comportamento, ossia l’aderenza di esso ai fini che si perseguono, non sempre è facile da giudicare e azioni che spesso appaiono prive di logica, in realtà nascondono fini diversi da quelli dichiarati. Il sospetto che il comportamento di Napolitano sia tutt’altro che irrazionale e nasconda fini differenti da quelli istituzionali va rafforzandosi. La realizzazione della legge elettorale accampata come scusa per non sciogliere le camere non sta in piedi. Se i numeri sono insufficienti per una maggioranza politica in Senato, ancor più lo sono per fare una nuova legge elettorale, stante le divisioni esistenti sull’argomento all’interno del Partito Democratico. No, la verità è che a questi signori interessa menare il torrone il più possibile, sperando magari nell’aiuto di qualche procura o, se non di impaludare il centrodestra in qualche governicchio istituzionale, di fare con più calma ciò che per mancanza di tempo non è riuscito in Senato per la fiducia a Prodi, ossia un’azzeccata campagna acquisti, stante anche la voglia di tanti di arrivare alla pensione. Tra l’altro, occorre ricordare come Napolitano, dopo la crisi di governo dello scorso anno sull’Afghanistan, avesse auspicato che il governo Prodi proseguisse il suo cammino con il solo appoggio di una maggioranza politica e senza i voti dei senatori a vita. Davvero il Presidente della Repubblica vorrebbe affidarsi a una maggioranza in Senato più che mai dipendente dal voto dei senatori a vita? 

Certo, è più che lecito ironizzare su tutti quegli esponenti del PD che dicevano “Se cade Prodi ci sono solo le elezioni”, ma la realtà è assai meno divertente. L’ostracismo verso il centrodestra è totale, e non proviene soltanto dal versante politico opposto, ma anche dai cosiddetti poteri forti, come dimostrano le prese di posizione del presidente di Confindustria Luca Cordero di Montezemolo e i tentativi di alcuni grandi quotidiani (ma non del Corriere della Sera) di nascondere il fallimento del governo Prodi dietro la presunta irresponsabilità di un centrodestra indisponibile a un governo istituzionale. Ma dov’erano Montezemolo & Company nel 2006 quando Silvio Berlusconi propose un governo di larghe intese? Oggi è tardi, specie dopo un anno e mezzo nel quale l’opposizione e il ceto medio che l’ha in larga parte sostenuta sono stati costantemente presi a randellate in faccia dal governo Prodi, sia con tasse e provvedimenti legislativi vessatori, sia con una propaganda d’odio incessante mirante a fare passare i ceti produttivi italiani solo ed esclusivamente come farabutti ed evasori da combattere senza pietà. Eppure, nonostante tutto questo, Silvio Berlusconi ha fatto presente che, in caso di sostanziale pareggio al Senato, o di vittoria striminzita alle prossime elezioni, non avrebbe problemi a dar vita a un governo istituzionale per le riforme con il Partito Democratico.
In realtà, ha centrato il punto Gianni Baget Bozzo sul Giornale di martedì sottolineando l’eredità del podismo e presentando l’immagine del suo governo come un governo etico del buon costume, in cui Prodi “ha delegittimato Berlusconi come rappresentante omogeneo del Paese e al tempo stesso di delegittimare il Paese come omogeneo a Berlusconi” e come ciò spieghi “perché egli accetti che il suo governo sia fondato per principio sul dissenso degli elettori”. Oggi, il centrosinistra e i poteri forti (sic!) che lo sostengono si sentono come un fortino assediato trincerato a difesa dei propri privilegi. La paura verso un ritorno di un centrodestra che, colpevolmente, quei privilegi si è ben guardato dal toglierli è sintomatico di uno stato di panico tipico dei regimi in dissoluzione. Se è bastata l’opera di un procuratore prossimo alla pensione per far cadere un governo, allora vuol proprio dire che questi poteri forti tanto forti poi non sono e sarebbe ora che i signori del centrodestra la smettessero di frignare perché l’Italia che conta non li sostiene e la piantassero piuttosto di litigare tra loro come è accaduto nella scorsa legislatura.  
Purtroppo, non verrà lasciato nulla di intentato per far durare il più possibile la legislatura attuale, anche se un eventuale fallimento dell’”esplorazione” di Marini spianerebbe per forza di cose la strada alle elezioni. Senatori a vita, campagna acquisti, non si rifiuterà nulla. Fino a che punto si arriverà? Fino a che punto l’odio anti-berlusconiano continuerà a guidare l’azione del centrosinistra? Il fatto che rifiuto del governo di coalizione in odio a Berlusconi finirà per produrre, con molte probabilità, il ritorno al governo dello stesso Berlusconi avrà insegnato qualcosa? In molti dicono che Napolitano non è Scalfaro. Speriamo sia vero.  

(La Voce di Romagna, 31/1/2008)     

  

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