Quei 67 professorucoli hanno soltanto paura

Dopo aver toccato vette di stupidità e mala fede davvero inusitate, la polemica montata da 67 professorucoli del dipartimento di fisica della Sapienza di Roma ha raggiunto il suo scopo, ossia quello di impedire lo svolgimento della Lectio Magistralis che Papa Benedetto XVI avrebbe dovuto tenere per l’inaugurazione dell’anno accademico 2008. Se la povertà di argomentazioni espressa da quel coacervo di burocrati della cattedra è il pensiero delle nostre élites accademiche, allora il quadro è davvero sconcertante. 
In particolare, viene criticato il riferimento che Joseph Ratzinger fece al filosofo Paul Feyerabend, che nel suo Svolta per l’Europa dice: «La Chiesa dell’epoca di Galileo si attenne alla ragione più che lo stesso Galileo, e prese in considerazione anche le conseguenze etiche e sociali della dottrina galileiana. La sua sentenza contro Galileo fu razionale e giusta, e solo per motivi di opportunità politica se ne può legittimare la revisione». Ebbene, al contrario di quanto ci viene ripetuto dalla vulgata corrente, ciò è vero. Galileo avrebbe evitato ogni polemica se soltanto si fosse attenuto alla scienza senza avventurarsi in modo maldestro nella teologia. In realtà, Galileo e il cardinale Bellarmino concordavano sul fatto che non fosse necessario reinterpretare la Bibbia in assenza di una prova dimostrabile del moto terrestre e il disaccordo tra i due verteva sulle conclusioni di Copernico: Galileo riteneva che la teoria copernicana fosse vera, mentre i gesuiti insistevano che venisse trattata come una teoria ancora da dimostrare, come si evince da quanto scritto dal cardinale Bellarmino a un amico: «tu e Galileo fareste bene a parlare non in termini assoluti, ma ex suppositione, come sono convinto abbia fatto Copernico». Copernico, per inciso, era personaggio tutt’altro che inviso alla Chiesa, se si pensa all’interesse che per le sue idee manifestò Papa Leone X, a differenza di quei “profeti del progresso e della modernità” che a tutt’oggi sono considerati Calvino, che da Ginevra si oppose a Copernico, e Lutero, che di Copernico disse: “Questo pazzo vuole rovesciare l’intero schema dell’astronomia”. Anche nel caso della condanna dell’inquisizione in seguito a un passo del Dialogo sui massimi sistemi del 1632 (poi commutata in soggiorno nella villa di Firenze), l’impressione è che Galileo cercasse grane e la Chiesa non si sia potuta tirare indietro, in quanto pressata dall’avanzata di una Riforma Protestante ben più avversa alla scienza in virtù di una maggior rigidità nell’interpretazione letterale della Bibbia.    

Ma l’argomento del contendere è ormai privo di importanza. Piuttosto, il conflitto di oggi trova le sue radici nell’Ottocento. Come ci ricorda Tom Bethell, nel suo Le Balle di Newton, gli scienziati ottocenteschi, spinti dal loro odio verso la Chiesa, inventarono di sana pianta l’idea che nel Medioevo cristiano scienziati e teologi credessero che la terra fosse piatta, nonostante personaggi come Sant’Agostino, San Tommaso d’Aquino, Ruggero Bacone e Dante pensassero che la terra fosse sferica. Riguardo al ruolo del medioevo cristiano e alla sua presunta repressione della ragione, il filosofo della scienza Edward Grant ha sostenuto che «la rivoluzione razionale del pensiero si manifestò nell’Epoca della Ragione solo perché era stata preparata da una lunga tradizione medievale, che aveva considerato l’uso della ragione come una delle attività più importanti». Questo falso mito venne usato per far credere che la conoscenza acquisita nell’era pre-cristiana sia andata persa nell’”età buia”. Secondo questa lettura dei fatti, la cultura venne recuperata solo con l’illuminismo, quando la “superstizione” (la religione) cominciò a declinare. Il mito della terra piatta, quindi, non è che una delle tante clave che il mondo scientifico ha usato per colpire la Chiesa sulla testa.

E lo stesso accadde con Cristoforo Colombo. Washington Irving, nella sua Storia della vita e dei viaggi di Cristoforo Colombo, inventò un immaginario confronto avvenuto nel 1491 all’Università di Salamanca, in cui «un semplice marinaio resisteva in mezzo ad un imponente schiera di professori, frati e dignitari della Chiesa, difendendo la sua teoria [della sfericità della terra] con eloquenza naturale e patrocinando la causa del nuovo mondo». Colombo fu trasformato in un audace razionalista costretto a domare chierici bigotti, convinti che la sua nave sarebbe caduta giù dalla terra. E non da meno fu John William Draper, che nel 1874 sosteneva che «gli scritti degli astronomi e dei filosofi maomettani avevano fatto circolare la dottrina della terra sferica in tutta Europa, ma, come previsto, venne accolta con sfavore dai teologi». Ma fu veramente profetico quando esclamò che «Gli ecclesiastici devono imparare a rimanere entro il dominio che hanno scelto, e cessare di tiranneggiare i filosofi che, consci della loro forza e della purezza dei loro motivi, non sopporteranno a lungo questa interferenza». Sembra di sentire Emma Bonino.

È alquanto triste vedere scienziati che invece di profondere le loro energie verso una causa positiva come la ricerca della verità, sprecano il loro talento nella battaglia contro qualcuno o qualcosa – in questo caso la Chiesa – dimostrando con ciò soltanto la loro paura a confrontarsi con un interlocutore autorevole; la stessa paura che si respira alla Sapienza oggi. Certo, fin dall’Antica Grecia la civiltà occidentale ha sempre messo in dubbio l’esistente, religione inclusa, e questo ha favorito senso critico e capacità di apprendere dagli errori. Ma dall’illuminismo in poi tutto questo ha assunto connotazioni parossistiche. La critica costruttiva ha lasciato il posto a una deriva distruttiva e oscurantista, la quale ha trovato compimento in quelle ideologie che nel Novecento hanno portato l’uomo nell’inferno dei gulag e dei lager.

 (La Voce di Romagna, 17/1/2008)          

 

     

 

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