Ma la produttività è allergica ai tavoli sindacali

Si vede che l’aria di montagna fa bene. Forse lassù la mortadella stagiona meglio. Com’è come non è, il Presidente del Consiglio Romano Prodi ha ritrovato lo spirito dei (suoi) giorni migliori, ossia quelli in cui mostra tutta la sua tracotanza nei confronti dell’Italia che non lo vota e, soprattutto, della verità.
Sul fabbisogno statale il nostro non manca di sottolineare che le cifre «sono migliori del previsto, era importante mettere fieno in cascina». Salvo omettere che quando si aumenta la pressione fiscale il primo anno le entrate aumentano, mentre dal secondo anno in poi si sconta l’effetto che questa ha sull’economia, con la conseguenza che il gettito fiscale finisce per risultare minore di quello atteso. Ma lo slogan più bello è «Più salari, meno tasse e misure a sostegno della crescita». Per carità, l’auspicio è condiviso da tutti, specie tenendo conto della misura in cui la pressione fiscale grava sui salari. Ma quando si passa dai propositi ai mezzi, allora capisci che è la solita fuffa . «Il nostro sarà un lavoro progressivo. Il primo passaggio, da effettuare in tempi rapidissimi, ruoterà attorno all’incontro con le parti sociali: imprenditori e sindacati», attraverso «un grande patto, una nuova concertazione per il rilancio». Sì, insomma, cose nuove in cucina!
Bando alle miserie mediatiche del premier, purtroppo i livelli salariali non si aumentano per decreto e neppure in seguito a concertazioni, vecchie o nuove che siano. Chiedere alle imprese di aumentare i salari serve a poco se non si creano le condizioni di mercato affinché ciò avvenga. L’Italia è il paese in cui il sindacato ha la maggiore influenza, eppure è quello in cui stipendi e salari hanno perso più potere d’acquisto negli ultimi 15 anni. Già nel 1993 la triplice si rese protagonista degli accordi sul (basso) costo del lavoro per contenere l’inflazione al fine di raggiungere i parametri di Maastricht. Il che denuncia sia la vocazione tutta politica (e poco “operaistica”) del nostro sindacato, oltre alla sua incompetenza, dato che l’inflazione non la si combatte tenendo bassi i salari, bensì attraverso politiche monetarie saggiamente oculate e, tutt’al più, una maggior concorrenza che spinga al ribasso i prezzi. Riguardo al primo aspetto, il sindacato italiano sembra aver perso del tutto il contatto con la realtà del mondo del lavoro, forse ancor più di come la classe politica lo ha perso con il paese reale. La triplice ha ormai il grosso dei suoi iscritti tra pensionati e lavoratori garantiti in odor di pensione, ossia tra la parte del paese che più sta ricevendo dalla mano pubblica, e persino le forme e l’abbigliamento tradiscono questo passaggio dalla difesa dei più disagiati a quella dei garantiti. Nel vedere gli Epifani e i Bonanni, con i loro completi impeccabili da manager, uno si chiede quali pruriti verrebbero a questi signori se fossero costretti a provare una tuta blu anche solo per un’ora. Come mai il lusso che si rimprovera alla Chiesa non lo si rimprovera mai a questi difensori del proletariato?
I livelli salariali sono la risultante di fattori legati alla produttività e la produttività non la si costruisce , attraverso “tavoli di confronto”. In particolare, così come l’occupazione non la si crea incentivando direttamente le imprese ad assumere, allo stesso modo l’aumento dei salari non lo si ottiene incentivando le imprese ad alzare i livelli retributivi fregandosene delle condizioni di mercato e della concorrenza internazionale.
La maggior produttività è frutto di maggiori investimenti, i quali sono favoriti, però, da un sistema legale che non crei incertezza nei contratti e nella definizione dei diritti di proprietà, da un fisco non ostile e da un sistema infrastrutturale adatto a facilitare il più possibile le comunicazioni, così da non costringere chi abita fuori mano a rifiutare opportunità di lavoro a causa di difficoltà negli spostamenti. Tutte condizioni che oggi mancano e sulle quali occorrerebbe lavorare, magari lontano da qualsiasi tavolo. Inoltre, occorre ingaggiare una battaglia forte in favore della contrattazione decentrata, ossia una sorta di federalismo contrattuale che favorirebbe quei lavoratori che più si vogliono impegnare e che, guarda caso, è avversata proprio dai sindacati, perché toglierebbe loro  quel potere di veto che essi esercitano per motivi politici dai loro comodi uffici lontani dai luoghi di lavoro. Occorre altresì battersi per cancellare una legislazione sul lavoro rigida in forza della quale i contratti di lavoro possono essere stipulati solo all’interno di 17 tipologie contrattuali previste dalla legge, come se i casi della vita, invece di essere infiniti, si riducessero a 17! Occorre, infine, modificare da capo a piedi il nostro sistema scolastico, possibilmente senza buttarci altro denaro dentro, bensì introducendo selezione e meritocrazia, pensando magari di più alla preparazione degli studenti e meno alla sistemazione degli insegnanti precari, anche perché sarebbe meglio avere meno insegnanti meglio pagati e più motivati, piuttosto che molti, non tutti capaci, mal pagati e demotivati.
Come ci hanno ricordato gli economisti austriaci Menger, Mises e Hayek, la nostra esistenza funziona grazie all’esistenza di istituzioni come il diritto, la moneta e il linguaggio, che nessuno ha mai progettato, e questo vale anche per i livelli salariali, che non crescono perché qualche burocrate ha avuto l’intenzione di alzarli, magari davanti a un tavolo di concertazione, magari rigorosamente imbandito.

  (La Voce di Romagna, 4/1/2008) 

Annunci
  1. Lascia un commento

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: