Il DDT e la cattiva coscienza degli ambientalisti

Nel suo articolo di sabato 22 Nicholas Farrell invocava, come soluzione finale al virus Chikungunya, l’uso del DDT. Sarà mica diventato matto, dirà qualcuno. No, matto, per non dir di peggio, è chi il DDT lo ha bandito con motivazioni che ricalcano la peggior follia ambientalista e di scientifico non hanno assolutamente nulla. La storia del DDT inizia verso il fine della seconda guerra mondiale, quando venne dato in dotazione all’esercito americano. Dopo averne testato l’efficacia nell’eliminare pidocchi e piattole, ne vennero inviati 2700 litri in Italia per combattere un’epidemia di tifo petecchiale in rapida diffusione. Nel 1945 il servizio sanitario pubblico americano si assunse la responsabilità di gestire un programma di sradicamento della malaria in 18 paesi con il sostegno del Dipartimento di Stato. E se nel 1955 il 10% della popolazione mondiale soffriva ancora di malaria, che veniva contratta da 300-400 milioni di persone ogni anno (800000 all’anno solo in India), nel 1967 la malattia venne sradicata da tutti i paesi sviluppati e da vaste aree tropicali dell’Asia e dell’America Latina, proprio grazie a un programma di lotta mondiale alla malaria a base di DDT messo in atto dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. Emblematico fu il caso dello Sri Lanka, i cui casi di malaria crollarono, nel giro di pochi anni, da 2 milioni e 800000 all’anno a 17!

I guai iniziarono nel 1962, con la pubblicazione del libro della zoologa statunitense Rachel Carson dal titolo Silent Spring (La primavera silenziosa), autentico manifesto fondativo del moderno movimento ambientalista. Grazie a questo libro prese piede il concetto di ecologia, secondo il quale se si avvelena una creatura, anche le altre che la circondano si avvelenano e se la si elimina ne viene sconvolto l’intero eco-sistema, come se la natura non avesse capacità di adattarsi ai mutamenti ambientali. Fatto sta che nel 1971 l’EPA (Environmental Protection Agency), l’agenzia americana per la protezione dell’ambiente, carrozzone pubblico a stelle e strisce molto in voga in quegli anni di contestazione, effettuò diverse verifiche per accertare se il DDT fosse cancerogeno. Nonostante fu accertato che il DDT non era un agente cancerogeno pericoloso per l’uomo, nel 1972 l’amministratore dell’EPA William Ruckelshaus vietò la sostanza, in quanto costituiva un “fattore di rischio del cancro”, citando esperimenti condotti sui topi le cui prove, però, erano vaghe, poiché le dosi di DDT usate erano migliaia di volte più alte di quelle che si potevano ritrovare nella dieta umana. Riguardo al rischio di avvelenamento, poi, secondo il Dr. Pihlip Butler, direttore di uno dei laboratori di ricerca del Fish and Wildlife Service, il 92% del DDT e dei suoi metaboliti scompare dall’ambiente dopo 38 giorni. Sempre Butler sostiene che “il DDT ha salvato almeno due miliardi di persone nel mondo senza costare una sola vita umana per avvelenamento”.

Purtroppo, è proprio grazie alle anime belle dell’ambientalismo terzomondista che a pagare di più per il bando del DDT sono i paesi più poveri, in particolare quelli africani. Nel 2000 l’Organizzazione Mondiale della Sanità e altri istituti indipendenti hanno rilevato che la malaria ha infettato più di 300 milioni di persone, uccidendone quasi 2 milioni, soprattutto nell’Africa subsahariana, e più della metà sono bambini. Dal 1972 sono morte più di 50 milioni di persone. Riguardo all’India, il Liberty Institute di New Dehli ha calcolato che la malattia incide sull’economia indiana per 737 milioni di dollari annui, mentre per quanto riguarda l’Africa, il suo prodotto interno lordo annuale ammonterebbe a 400 miliardi di dollari all’anno e non a 300 miliardi, se la malaria fosse stata spazzata via nel 1965, come è accaduto nei paesi sviluppati. L’adozione del DDT da parte dei paesi africani è ostacolata anche da ricatti commerciali, basti pensare che le leggi interne europee e statunitensi vietano l’importazione di prodotti contenenti residui di sostanze chimiche bandite dai rispettivi paesi, fra cui il DDT. I coltivatori di quei paesi sono perciò così costretti a fare uso di insetticidi più costosi (fino a sei volte!) e più tossici per i lavoratori, causando un maggior numero di casi di avvelenamento soprattutto nei paesi poveri dove di norma vengono irrorati a mano. Quei paesi come il Sudafrica e l’Uganda che “osano” impiegare il DDT rischiano di vedersi bandita l’importazione di pesce e prodotti agricoli da parte dei paesi ricchi ed ecologicamente corretti. Per gli ambientalisti il problema della malaria non esiste, perché grazie al DDT è stata bandita nei loro paesi. Cianciano di futuri sostituti del DDT, ma il problema relativo alla morte di decine di milioni di persone è tremendamente presente! Predicano l’uso di zanzariere e l’utilizzo di pesci che mangiano larve di zanzara, senza capire che questi rimedi sono validi soltanto in limitate circostanze.     

Oggi, anche il mondo ambientalista sta prendendo coscienza degli errori commessi, come dimostrano le prese di posizione del New York Times, da sempre in prima linea per le battaglie ecologiste, del radicale ambientalista Raplh Nader, anch’egli favorevole a un uso corretto del DDT al fine di debellare la malaria, e altrettante aperture vengono da organizzazioni quali WWF e Greenpeace, che per bocca di Rick Hind ha sostenuto che: “Se non esiste nient’altro che salvi le vite umane, siamo tutti a favore. Nessuno è dogmatico su questo punto”. Ma qual è stata la causa di questa follia? Il radicalismo ambientalista fonda le proprie basi su valori antitetici alla vita umana come dimostra ciò che disse lo scienziato scozzese del Club di Roma Alexander King: “Ebbi dei dubbi solo quando il DDT venne introdotto per uso civile. In Guyana ha eliminato quasi del tutto la malaria in due anni, ma nello stesso tempo il tasso di nascite è raddoppiato. Col senno di poi, la mia principale contrarietà al DDT è che aumenta notevolmente il problema della sovrappopolazione”.

 

(La Voce di Romagna, 27/9/2007)

  

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  1. #1 di Piero Iannelli il febbraio 15, 2011 - 10:26 pm

    Altrettante aperture vengono da organizzazioni quali WWF e Greenpeace?

    LEGGO:
    ..Nel 2000 ben 260 movimenti ecologisti si sono riuniti per chiedere di bandire definitivamente il DDT e tra questi includiamo i più noti come Greenpeace e WWF..

    http://www.spaziodi.it/magazine/n0406/vd.asp?id=985

    Mariagrazia Midulla Responsabile Campagne internazionali Wwf Italia E’ illuminante il fatto che nell’ intera lettera non si citi nemmeno una volta la malaria

    http://archiviostorico.corriere.it/2004/febbraio/09/Ddt_malaria_polemiche_ce_0_040209122.shtml

    Le attuali aperture.. che vedo nell’art. dopo milioni di morti, mi sembrano particolarmente macrabe.

    Non di meno ricordiamo per restare in tema, il Presidente onorario Fulco Pratesi che disquisiva di carne umana in scatolette per cani e gatti.

    Qui un art. ben più dettagliato su questo ambientalismo :http://www.pieroiannelli.com/?p=8

    Cordialmente.

    PIERO IANNELLI

  1. Commenti su Riscaldamento dalle radici di Piero Iannelli | Svoogle News

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