Alfredo Cazzola, quell’imprenditore di successo inviso all’establishment

Tanto tuonò che piovve. Le voci si rincorrevano da tempo e ieri l’altro Alfredo Cazzola, assieme a un commercialista di fiducia, è volato a Lione per concludere la vendita della Promotor International spa, società da lui fondata nel 1981, ai francesi di Gl Events.

A capo della Promotor Alfredo Cazzola ha rilanciato il Motor Show facendolo arrivare a una media di presenze di 1200000 persone all’anno, salvandolo dal triste destino a cui sembrava avviato. È diventato proprietario del Lingotto di Torino, detiene il 4,26% della Fiera di Bologna, il 4% di quella di Rimini (di cui è anche vice presidente) e organizza lo SMAU di Milano, sempre con brillantissimi risultati, così come è accaduto nel basket, con la Virtus, che sotto la sua presidenza ha vinto, in nove stagioni, quattro scudetti, due coppe Italia e la prima coppa campioni della storia bianconera. Infine, l’acquisto del Bologna calcio da Gazzoni Frascara, con il progetto Romilia, puntualmente avversato dalle autorità cittadine e provinciali.

Nato alla Bolognina, il quartiere dove Achille Occhetto fece la famosa svolta che pose le basi per la trasformazione del PCI in PDS, Cazzola è sempre stato un imprenditore geniale, vulcanico e, soprattutto, allergico alle influenze dei palazzi della politica. Sebbene sia di sinistra, Cazzola non ha mai chiesto nessun favore a chicchessia. È il classico imprenditore che viene descritto sui testi universitari, che rischia (quando è il caso) di suo senza pesare sulla collettività. Una specie molto rara in Italia, ma si sa, soprattutto in Emilia-Romagna, gli imprenditori che amano lavorare facendo di testa propria sono decisamente mal visti. Disturbano la quiete paludata degli interessi politici consolidati, e poi spaventano. Come in tutti i regimi, le persone libere e indipendenti inquietano i padroni del vapore. L’imprevedibilità creativa di persone come Cazzola turba il placido sonno burocratico delle autorità cittadine bolognesi, perché il signore sarà pure di sinistra, sarà pure nato alla Bolognina, ma non fa mai una visitina nei santuari del red power. Un po’ come quei credenti che non vanno mai in Chiesa. Non sta bene. Ma se la Chiesa cattolica cerca sempre di accogliere tutti, quella rossa punisce l’infedeltà con la cacciata. E Cazzola, a Bologna, non ha mai trovato nelle autorità cittadine o provinciali degli alleati, anzi. L’ultimo sgarro glielo ha fatto la provincia con Romilia, il progetto residenziale grazie al quale sperava di poter in qualche modo tener testa, una volta arrivato in serie A, ai grandi squadroni come Inter, Juve e Milan. Anche in questo caso è stato trattato come uno che ruba in Chiesa.

Il fatto, poi, che tra gli assets ceduti alla società francese non compaia il Lingotto di Torino la dice lunga sul desiderio di Alfredo Cazzola di farla finita con Bologna e la sua mediocrità. Perché signori, questa è Bologna. Una città palude che ha il primato mondiale di denatalità (e il culturame radical chic che la manda avanti ne va pure fiero), sempre meno amante dell’innovazione, e che ama crogiolarsi al sole dell’immobilismo rosso. Una città un tempo allegra e gioviale, che, pur conservando alcuni aspetti piacevoli del proprio carattere, avverte su di sé i segni di un declino fino a poco tempo fa lento e progressivo, ma che da qualche anno ha preso a marciare a ritmo sostenuto. Un fenomeno che non nasce con la disastrosa amministrazione di Sergio Cofferati, specie se si pensa che sono sette anni che la Fiera di Bologna, soprattutto nella sua componente privata, non riesce a prendere decisioni importanti, perché a idee stiamo a zero. Del resto, quando gli incentivi offerti dalla politica portano gli imprenditori a spendere il loro tempo e le loro capacità nel bazzicare i palazzi della politica piuttosto che a innovare e a fare impresa, allora non potremo che avere imprenditori timorosi, pavidi e privi di idee. Il presidente della Camera di Commercio Sangalli ha un bel da dire che le attività aumentano, ma se aprono dieci Speedy Pizza e chiude la Casaralta – gloriosa impresa meccanica che ha fatto la storia di Bologna – allora vuol dire che anche il mondo dell’impresa non si trova poi così male a navigare nel mare del declino e tra i flutti della mediocrità. D’altronde, di che stupirsi? Non è forse questo ciò che vogliono i comunisti che governano l’Emilia-Romagna da oltre 60 anni? Una serie di piccoli esercizi commerciali che facciano da contorno al monopolio delle cooperative. Il grande economista liberale Ludwig von Mises, nel 1921 disse che il sogno di ogni socialista è quello di trasformare l’intera società in un gigantesco e burocratico ufficio postale. La variante emiliana consiste nel trasformare l’intera regione in una gigantesca cooperativa.

Le ricedute che avrà un’eventuale cessione della Promotor da parte di Cazzola non saranno certo positive. Se Montezemolo trova di che consolarsi perché il marchio del Motorshow rimane, come da contratto, di proprietà della Fiera di Bologna, buon per lui, ma il valore di un marchio sta nella capacità di un imprenditore di renderlo vincente. Senza Cazzola, quanto varrà quel marchio? Per quanto riguarda Alfredo Cazzola, c’è soltanto da augurargli le migliori fortune, magari lontano da Bologna e dall’Emilia-Romagna. Per quanto riguarda il sottoscritto, oltre alla gratitudine che viene dal profondo del mio cuore virtussino, non può mancare l’ammirazione di un credente nel libero scambio verso chi ha saputo fare impresa come pochissimi in Italia, ossia facendo profitti, innovando e girando al largo delle consorterie politiche. Tutto questo, con il ringraziamento che sappiamo.

(La Voce di Romagna, 26/4/2007)

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  1. #1 di Erjon il marzo 21, 2008 - 4:05 pm

    Bellissimo articolo. Animato dal profondo del cuore direi. L’unico problema è che è troppo di parte. Alfredo Cazzola non è Dio in terra e neanche il padrone assoluto nell’area dell’Emilia Romagna. Alfredo Cazzola è l’ennesimo imprenditore con l’armadio pieno di scheletri. Cazzola non è sicuramente l’esempio da seguire. Se proprio si vuole un esempio bisogna seguire il proprio, sè stessi e nessun altro, tanto meno Cazzola.

  2. #2 di Carlo il gennaio 15, 2009 - 10:03 am

    Disastrosa è stata la gestione di Guazzaloca, che ha bloccato la costruzione della metro facendo approvare un progetto folle che la faceva passare nel deserto anziché sotto la via Emilia, ovvero sotto la direttrice lungo la quale si sviluppa la città da duemila e 400 anni.

    Speriamo che i prossimi candidati non pensino solo a far quadare i bilianci o a far guadagnare gli amici!

  3. #3 di Carlo il gennaio 15, 2009 - 10:42 am

    P.S.
    Ma Casarallta non era un’azienda privata? E cosa direbbe Mises del fatto che un’azienda privata fallisca, che è colpa dei “Comunisti” o di chi l’ha amministrata?

    C

  4. #4 di Pasqualina il febbraio 28, 2009 - 8:53 pm

    Il disinformato Carlo attribuisce la mancanza del metrò a Guazzaloca, ma se proprio Cofferati ha cambiato il progetto spostando fermate e facendo una linea sotto-sopra e nella sua amministrazione che il pasticcio è stato creato tanto da perdere i milioni già approvati dal CIPE per inizio lavori ed ora è naufragato miseramente per insipienza di questa amministrazione pasticciona e litigiosa.
    Fa specie che vi siano persone che nonostante l’evidenza attribuiscono colpe che non ci sono a Guazzaloca.
    Chieda il “ferrato” Carlo a Cofferati dove ha messo l’assessorato Sicurezza, cosa ha fatto contro il degrado, il traffico, la pulizia della città ecc.
    Evidentemente anche l’evidenza dei fatti non basta a certi personaggi. E’ duro sconfiggere l’ignoranza.

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