Tanti auguri Pontefice

Martedì prossimo Benedetto XVI sarà in Turchia, tra mille preoccupazioni per la sua incolumità e con una coda di polemiche che già sin d’ora si preannunciano roventi. I dibattiti sull’opportunità della visita si sprecano, soprattutto in seguito alla lezione tenuta da Joseph Ratzinger a Ratisbona il 12 settembre scorso.Martedì prossimo Benedetto XVI sarà in Turchia, tra mille preoccupazioni per la sua incolumità e con una coda di polemiche che già sin d’ora si preannunciano roventi. I dibattiti sull’opportunità della visita si sprecano, soprattutto in seguito alla lezione tenuta da Joseph Ratzinger a Ratisbona il 12 settembre scorso.
Come previsto, le frange più estreme del mondo islamico hanno colto l’occasione per manifestare la loro intolleranza verso il Pontefice, mentre la reazione delle élites occidentali ha oscillato tra l’indifferenza verso la cristianità e la solidarietà verso l’Islam. Il fatto, poi, che le rettifiche e le precisazioni di Benedetto XVI siano state scambiate per scuse dai media occidentali (ma non da quelli islamici) la dice lunga sull’aria che tira, sia in Europa, sia tra la sinistra americana, con l’immancabile New York Times, che non ha perso l’occasione per attaccare il Pontefice.
Se il mondo islamico, ancora dotato di una certa vitalità, mostra segnali di aggressività in alcune sue frange, le élites dirigenti europee mostrano un comportamento per nulla aggressivo, ma più subdolo e non meno cattivo. L’impressione è che, sotto sotto, una pallottola ben tirata non sarebbe accolta con troppo dispiacere né dall’élite laicista dominante in Europa, né dalle élites americane, liberal o neo-con che siano.
La verità è che Benedetto XIV avrebbe fatto volentieri a meno delle polemiche di questi ultimi mesi, perché non è l’Islam il nemico di questo Pontefice. Diversamente da Papa Wojtyla, Ratzinger si trova a gestire una situazione forse meno pericolosa, ma senz’altro più difficile. Mentre Giovanni Paolo II doveva affrontare un nemico come il comunismo, che era sì pericoloso, ma ben visibile nella sua materialità, Benedetto XVI ha come missione principale quella di combattere un nemico meno afferrabile e più subdolo come il declino morale e spirituale del mondo cristiano occidentale. Karol Wojtyla doveva affrontare un nemico esterno, la cui ideologia, benché di origine europea, aveva trovato manifestazione concreta grazie all’incontro con il dispotismo asiatico di cui era portatrice l’intellighenzia russa di fine Ottocento. Benedetto XVI, invece, il nemico ce l’ha in casa, forse fin dentro al Vaticano. Un nemico rappresentato dal mito laicista della gestione dei processi sociali e dall’ideologia scientista e relativista che nega ogni spazio all’etica, alla morale e alla religione nella vita pubblica, e che nega altresì la scienza come conoscenza, così da aumentare il degrado civile. Come ha ben sottolineato Giorgio Israel, una tale idea dell’umanità ha generato “l’odio di sé che ha corrotto la civiltà europea”. Un’idea che François Furet ha definito come “la capacità di generare uomini che odiano l’aria che respirano senza averne mai conosciuta un’altra”. Questo odio di sé si manifesta nelle ideologie post-comuniste, nell’estremismo pacifista e, fatto ancor più preoccupante, nei messaggi di troppi esponenti del mondo religioso cattolico.
Un noto proverbio recita: “quando il dito indica la luna, lo stolto guarda il dito”. Infatti, tutti ricordano la conferenza tenuta il 12 settembre a Ratisbona per via delle polemiche che ha suscitato, mentre ciò che il Papa disse il giorno prima – “L’Islam si spaventa di fronte ad un Occidente che esclude totalmente Dio dalla visione dell’uomo – è finito nel dimenticatoio. Il viaggio di Benedetto XVI in Turchia deve essere salutato come un gesto di coraggio e lungimiranza e questo se lo devono mettere in testa anche, e soprattutto, coloro che vorrebbero brandire come una clava il suo messaggio contro un Islam che, in tutta la sua aggressività, non prova nulla di così intenso come l’odio che gli europei hanno provato, e provano, verso se stessi.

 

(La Voce di Romagna, 25/11/2006)

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