Camorra, l’unica cosa che a Napoli funziona

Fra le tante emergenze che attanagliano l’Italia, Napoli sembra essere fra le più croniche. Pensi a come si possono modificare un po’ le cose, ma lo scoramento è il sentimento che ti assale. Vedi Napoli e poi muori recita il proverbio. Purtroppo, da luogo comune sta diventando realtà quotidiana, almeno in certi periodi dell’anno. 

Il degrado è evidente e le cause sono molteplici, ma ciò che salta agli occhi è l’impotenza dello stato nei confronti della criminalità organizzata e, fatto ancor più preoccupante, la sistematica protezione che i cittadini di certi quartieri concedono a ladri, spacciatori e delinquenti di ogni genere quando questi sono inseguiti dalle forze dell’ordine. Il tutto, apertamente e spesso davanti alle telecamere.

L’ordine pubblico, come l’ordine morale, non può sussistere che per atti e processi di autoregolamento, per cui, se non c’è quel minimo di collaborazione da parte della cittadinanza, far rispettare la legge è impresa chimerica. Ciò che manca allo Stato e alle forze dell’ordine che lo rappresentano sul territorio sembra essere la legittimità. Il principio di legittimità presuppone l’accettazione di esso da parte di coloro che obbediscono, ma a Napoli ognuno disubbidisce in modo plateale ai rappresentanti dello Stato, mentre assai più efficace risulta essere la capacità di legittimarsi della camorra. È duro da ammettere, ma la camorra non trova consenso soltanto perché incute timore o perché dà lavoro, ma perché è parte integrante della vita e della cultura di Napoli.

Come ha sottolineato Gilberto Oneto, in un articolo apparso su Libero domenica 5 novembre, nel corso della conquista di Napoli, l’allora Ministro degli Interni e della Polizia delle Due Sicilie, Liborio Romano, liberò dal carcere l’allora capo della camorra Salvatore De Crescenzo, in cambio del suo aiuto “patriottico” a Garibaldi. Il 7 settembre 1860 quest’ultimo entrò trionfalmente in città e ad accoglierlo, assieme alle autorità, c’era anche il De Crescenzo, il cui compito era quello di garantire l’incolumità di Garibaldi, che nei giorni seguenti ricambierà con un assegno di 75000 ducati (17 milioni di €). Non solo, quindi, la camorra è più antica e radicata rispetto allo stato italiano, ma è sin dalla formazione di quest’ultimo che è fondamentale per mantenere l’ordine pubblico. E che dire del sequestro dell’Assessore regionale ai lavori pubblici Ciro Cirillo (quello del post-terremoto dell’Irpinia) avvenuto nel 1981 ad opera delle BR e liberato grazie all’aiuto determinante della camorra?

Un tempo si diceva che se non sei in grado di sconfiggere il tuo nemico, devi fartelo alleato. Non è un mistero che anche in un paese ben più avanzato del nostro, quale è il Giappone, la yakuza (la mafia giapponese) svolge un ruolo insostituibile nel mantenimento dell’ordine pubblico. Certo, là tutto avviene in modo molto oscuro e non trasparente, ma ciò è possibile in quanto i rappresentanti del governo giapponese godono di quella legittimità necessaria, frutto di millenni di coesione nazionale; legittimità che nessun paese occidentale (e il nostro meno di altri) può avere. In Italia, questo famigerato patto tra Stato e camorra (o cosa nostra in Sicilia) dovrebbe avvenire alla luce del sole con consenso politico bipartisan, ma la cosa è di fatto improponibile. Troppi servitori dello stato sono caduti, troppi lutti hanno lastricato la lotta alla criminalità organizzata.

L’errore di fondo è connaturato nella natura stessa dello Stato moderno, che vede nel monopolio del potere coercitivo il suo irrinunciabile principio fondante. Solo lo Stato e gli enti pubblici possono (e devono) occuparsi di ordine pubblico, ma non c’è legge che tenga contro la mancanza di legittimità.

Il consenso all’azione dello Stato o si impone con il terrore o con la trattativa. E se la trattativa impone il patto col diavolo? Certo, come alternativa c’è sempre la secessione, i cui presupposti non mancano, data la profonda diversità e la sempre maggior incomunicabilità tra il nord e il sud del paese. Ma se nessuna delle alternative proposte può essere presa in considerazione, allora si smetta con la lagna dell’emergenza Napoli. L’ordine pubblico? Se si dà rifugio ai delinquenti e si aggrediscono le forze dell’ordine si tengano il crimine. Se a Napoli sono sommersi dai rifiuti e non vogliono costruirsi i depuratori e le discariche, non vedo perché i loro rifiuti debbano traslocare in altre regioni, prima fra tutti il soviet di Errani, sempre pronto a dare una mano al compagno di partito Bassolino. E poi, qualcuno mi sa spiegare perché mafia e camorra dovrebbero essere istituzionalmente pro-centrodestra quando in Campania, da quasi vent’anni, più le cose vanno male e più la sinistra aumenta i voti?

Tornando alla camorra, lo Stato italiano spende parecchio ogni anno per combattere l’unica cosa che a Napoli funziona. Come detto, però, venire a patti con mafia o camorra sarebbe assai impopolare, a meno che…le gran casse mediatiche del politically correct di sinistra conferiscano legittimità all’operazione. Non temete, la cosa non accadrà. La camorra non è il terrorismo.  Ricordate certi slogan degli anni di piombo tipo, che so, “Né con lo Stato né con le BR? Ebbene, almeno “Né con lo stato né con la camorra” ci verrà risparmiato, ma resta il fatto che oggi nessuno sembra prendersela troppo per la marea di terroristi in semi-libertà, mentre i loro libri vendono molto e sono sempre assai ben pubblicizzati. E, come non bastasse, si concede sempre loro una qualche ribalta televisiva o giornalistica all’insegna del “come eravamo” e del “come si sta male in questa società capitalistica che noi volevamo spazzare via”. Certo, l’alfiere del politically correct dice di detestare i terroristi, “però…”. Quella marea di però che trasforma i sì in no e viceversa per confondere e giustificare tutto, perché si sa, i terroristi (o compagni che sbagliano, se preferite) volevano sovvertire lo Stato al solo scopo di impossessarsene al fine di favorire il “progresso sociale”, mentre “l’onorata società” patrocina addirittura il valore della famiglia e questo non è politicamente corretto.

Sinceramente, un patto con mafia o camorra, a pelle ripugna anche me, e ribadisco che oggi non sarebbe proponibile, ma ipotizzare, anche per assurdo, un’alternativa tra secessione, presa di responsabilità del sud, e patto col diavolo, dovrebbe almeno servire a far riflettere chi di dovere sul fatto che si è arrivati a un punto di non ritorno. Troppe persone encomiabili sono morte nel servire uno Stato inetto ed incapace nella lotta alla criminalità organizzata. E proprio perché sono morte tante, troppe persone di valore, vedere le forze dell’ordine aggredite per dar protezione ai delinquenti fa male, perché quei tanti, troppi morti, quelle tante, troppe famiglie in lutto, sembrano proprio non essere serviti a niente.

(Le Ragioni dell’Occidente, novembre 2006)

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  1. #1 di anonimo il dicembre 20, 2007 - 6:24 pm

    In edicola la seconda uscita dell’enciclopedia della camorra su Luigi Giuliano, il boss di Forcella
    http://www.collanaicattivi.it

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